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A tre anni dalle drammatiche alluvioni del maggio 2023 in Romagna, CNA Ravenna ha voluto realizzare un importante momento di confronto con Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna e Autorità di Bacino del Po per affrontare in particolare il tema della prevenzione per la messa in sicurezza del territorio e della Variante PAI Po, cioè il piano che è stato presentato per mettere a punto le opere infrastrutturali necessarie nei prossimi anni per la sicurezza idrogeologica della Romagna e dell’intera regione.

Per la CNA erano presenti il presidente Matteo Leoni che ha introdotto l’incontro e il direttore Massimo Mazzavillani che l’ha moderato. Per la Regione Emilia-Romagna c’era il presidente Michele de Pascale, a cui CNA Ravenna ha consegnato anche un riconoscimento per il suo impegno nel 2023 come sindaco di Ravenna e presidente della Provincia. Per la Provincia di Ravenna oggi c’era la sindaca di Russi e presidente Valentina Palli, mentre per l’Autorità del Po era presente il segretario generale Alessandro Delpiano (nella foto).

Alessandro Delpiano
Matteo Leoni

A tre anni dalle drammatiche alluvioni che nel mese di maggio 2023 colpirono l’Emilia-Romagna in due ondate consecutive – la prima il 2 e il 3, la seconda il 16 e 17 –, ricordiamo i numeri forniti proprio in questi giorni dalla Regione: sono oltre seimila gli interventi per la ricostruzione pubblica in regione, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro: le opere di somma urgenza risultano quasi interamente concluse, i cantieri più complessi sono in parte terminati, in parte in corso e in parte in fase di progettazione. Per quanto riguarda questi ultimi, circa un terzo dovrebbe iniziare, secondo quanto indicato dai soggetti attuatori, entro il 2026.

Parallelamente, continua anche il lavoro sulla ricostruzione privata, con procedure semplificate per i contributi destinati a famiglie e imprese, e le prime delocalizzazioni già avviate: una ventina quelle attualmente in corso.

“Le alluvioni del maggio 2023 hanno lasciato un segno profondo nelle comunità e nei territori colpiti dell’Emilia-Romagna, dove resta sempre vivo il dolore di tutte e tutti noi per le 17 vittime di quei giorni terribili – ha affermato il presidente della Regione, Michele de Pascale -. La consapevolezza di quanto il cambiamento climatico e il moltiplicarsi di eventi meteo estremi, sempre più frequenti e diffusi anche su aree molto estese, in Italia e all’estero, ci impongano investimenti sempre più strutturali sulla sicurezza, sulla prevenzione e sulla manutenzione dei territori, al di fuori e oltre una logica emergenziale. Fin dall’insediamento della nuova Giunta abbiamo voluto imprimere un cambio di passo, partendo proprio dai territori colpiti, attraverso il confronto costante con i sindaci e le sindache e l’ascolto attento delle comunità. Parallelamente, abbiamo raddoppiato le risorse regionali destinate alla manutenzione del territorio. Da quanto accaduto in Emilia-Romagna emergono oggi due priorità molto chiare: continuare a investire sulla prevenzione e rafforzare il supporto agli enti locali, perché emergenze di questa portata non possono continuare a gravare in misura così forte sui singoli Comuni, soprattutto quelli più piccoli. È questa la strada che dobbiamo e vogliamo continuare a seguire, e che può diventare un riferimento per tutto il Paese”.

In buona sostanza molto è stato fatto, ma ci sono state luci e ombre, come è emerso anche nell’incontro di oggi in CNA. Intanto, le procedure per i rimborsi a privati e aziende sono risultate all’inizio troppo complicate e solo in un secondo tempo sono state snellite, per cui ci sono i soldi stanziati ma ancora pochi ne hanno fatto richiesta. Michele de Pascale ha teso a sottolineare che ora le procedure sono più snelle e che è ancora possibile fare richiesta di rimborso per i danni subiti nel 2023 e nel 2024: tutti devono saperlo.

A questo proposito Matteo Leoni presidente di CNA ha ricordato che secondo un sondaggio dell’associazione fra 300 imprenditori che hanno presentato domanda di rimborso per complessivi 6,2 milioni di euro, “solo fra il 40 e il 50% delle imprese finora è stato liquidato e, malgrado questo, gli imprenditori colpiti sono comunque ripartiti.”

L’altro elemento di difficoltà – una vera e propria strozzatura – si è verificata, hanno detto Palli e de Pascale, nel campo della ricostruzione pubblica, perché la mole degli interventi necessari era tale che non si è stati in grado di intervenire con tempestività ovunque c’era bisogno, soprattutto per via della carenza delle strutture tecniche dei piccoli comuni, spesso quelli più colpiti.

Ma la parte principale del confronto in CNA Ravenna è stata dedicata al tema della prevenzione e delle cose da fare per mettere in sicurezza il territorio andando oltre i livelli del 2023, perché – come si è constatato – quelli del passato anche recente non bastano più di fronte ai cambiamenti climatici. Da questo punto di vista, dunque, entra in gioco, il piano dell’Autorità di Bacino del Po o Variante PAI Po, già presentata e oggi al vaglio di tutti i soggetti interessati: Regione, Province, Comuni, Consorzi, associazioni e categorie economiche e tutti gli altri stakeholder.

La fase attuale è quella della raccolta delle osservazioni al piano, di cui poi l’Autorità di Bacino si farà carico per le proprie contro deduzioni. Infine, il piano dovrà essere approvato dalla Regione Emilia-Romagna prima di finire sul tavolo del Governo nazionale per la firma che potrà dare il via finalmente alla fase operativa. Se tutto va bene, entro il 2026 potremmo avere un piano di prevenzione operativo. Con un primo finanziamento straordinario del Governo Meloni di un miliardo di euro spalmato in 10 anni. Che è qualcosa, ma non tantissimo, se si considera che la parte più cospicua delle opere per ora contenute nel piano vale dai 5 ai 7 miliardi di euro ai valori attuali. Quindi per fare tutto – ha detto de Pascale – con un miliardo in 10 anni serviranno almeno 60 anni. Ma 60 anni per chi è sotto scacco della crisi climatica e del rischio alluvione è un tempo infinito.

Come ha detto il segretario generale dell’Autorità Delpiano, la variante PAI PO prevede tre fasce di intervento: una fascia A con gli interventi più precisi e puntuali per l’alveo dei fiumi (con la realizzazione di circa 100 casse di espansione nei bacini di 23 fiumi, con l’allargamento e il rafforzamento degli argini in alcuni casi, con l’abbassamento degli alvei in altri, con lo spostamento di ponti e così via): una fascia B che riguarda ipotesi di tracimazione controllata che è da precisare meglio; una fascia C che riguarda i rischi che corre un’area molta vasta di 3.700 kmq, praticamente tutta la Romagna percorsa da fiumi che anziché allargarsi andando verso il mare si restringono, in quanto sono fiumi artificiali creati dall’uomo (anche qui andrà chiarito cosa si può fare).

Se su gli interventi da fare in fascia A (sull’alveo dei fiumi) sono quasi tutti d’accordo, anche CNA Ravenna, sugli interventi in fascia B in particolare sorgono molti dubbi, perché non è chiaro che cosa siano le tracimazioni controllate, dove siano necessarie, quali terreni siano effettivamente interessati, quale sia il sistema degli indennizzi da attivare.

Per CNA Ravenna – ma il discorso vale anche per altre associazioni economiche – ci sono preoccupazioni perché si teme che un piano troppo rigido possa colpire in particolare le imprese e il sistema economico. Per Matteo Leoni serve “un sistema di norme equilibrato che tenga conto della sicurezza dei territori ma dia anche continuità all’attività delle imprese che creano ricchezza” e in ogni caso “qualora si intervenga ci vuole chiarezza e certezza sugli indennizzi per chi è colpito”. In altri termini CNA Ravenna è pronta al confronto e al dialogo con spirito costruttivo e unitario, ma intende fare un confronto serio e serrato, senza sconti.

Alessandro Delpiano dell’Autorità di Bacino ha illustrato a grandi linee il piano e messo le mani avanti sul fatto che i piani di prevenzione si fanno ma poi devono essere realizzati e in questo settore fra il dire e il fare spesso ce ne corre. Anche perché una volta stabilite le cosa da fare entrano in campo i vari interessi contrapposti che spesso bloccano tutto. Per non parlare delle risorse che spesso non ci sono. In ogni caso, ha detto, almeno oggi un piano c’è e lo si può discutere e ancora migliorare. Non è una cosa da poco.

Valentina palli sindaca russi

Valentina Palli presidente della Provincia ha voluto ricordare che gli amministratori pubblici “sono chiamati non solo a governare le acque ma a governare tutta la comunità con le sue varie esigenze” e che sulle tracimazioni controllate c’è ancora molto da chiarire, perché “i cittadini hanno il diritto di sapere cosa succederà con le tracimazioni, dove saranno fatte, se e come avranno degli indennizzi e di quale natura ed entità”.

Infine anche Michele de Pascale presidente della Regione ha espresso molte perplessità sulle opere da fare in fascia B e ha voluto precisare un concetto: se le grandi opere costeranno dai 5 ai 7 miliardi e abbiamo a disposizione un miliardo messo dal governo in 10 anni, non possiamo fare un piano che ci obbliga a tutta una serie di realizzazioni che senza soldi non si possono fare. È meglio concentrarci su un piano meno vincolante stabilendo delle priorità. Così quando diventa operativo, ha detto de Pascale, almeno “posso andare dal ministro e dirgli già che con quel miliardo possiamo fare una serie precisa e fondamentale di opere”. Quando poi salteranno fuori altri finanziamenti faremo altre cose.

Non è un tutti contro l’Autorità di Bacino, perché il clima del confronto è stato molto positivo e costruttivo, ma è certo che al momento c’è molta sintonia fra associazioni di categoria, enti locali e Regione ER e sono evidenti le critiche che questi insieme muovo ad alcune rigidità della prima impostazione del piano.

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