Ravenna, controfestival durante DePortibus: “DisArmibus” contro traffici di armi e guerra
Mentre Ravenna si prepara ad ospitare, dal 21 al 23 maggio, DePortibus, il festival internazionale dedicato ai porti e alle loro trasformazioni economiche, sociali e culturali, emerge già una voce critica sul territorio. Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna ha infatti annunciato l’organizzazione di un controfestival denominato “DisArmibus”, con iniziative pubbliche dedicate al tema della militarizzazione del porto, dei traffici verso Israele e del ruolo strategico dello scalo ravennate.
L’iniziativa si svolgerà proprio nei giorni del festival e nasce, spiegano gli organizzatori, come forma di protesta rispetto alla manifestazione ufficiale. “Nei giorni del festival internazionale DePortibus abbiamo organizzato il controfestival DisArmibus – scrive il Coordinamento – per dire ancora una volta che Ravenna non deve più essere snodo militare e commerciale verso Israele”.
Nel comunicato diffuso oggi, il Coordinamento collega la mobilitazione alla situazione internazionale in Medio Oriente, denunciando “sistematiche e gravissime violazioni del diritto internazionale e umanitario” e richiamando anche il recente attacco alla flottiglia diretta a Gaza in acque internazionali.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire «dal basso» un “embargo popolare” verso Israele e contestare, più in generale, il coinvolgimento italiano nei conflitti.
Nel mirino degli organizzatori finisce anche il festival DePortibus, descritto come “una passerella” che rischierebbe, secondo il Coordinamento, di oscurare questioni considerate centrali per il territorio ravennate: dall’impatto del rigassificatore ai traffici militari nel porto, fino alle condizioni di lavoro e alla gestione del dissenso.
Tra i temi sollevati anche la presunta violazione della legge 185 del 1990, che disciplina l’export di armamenti, e la richiesta di maggiore trasparenza sulle merci movimentate nello scalo. “Chiediamo chiarezza e trasparenza su tutto quello che passa dal porto”, scrive il Coordinamento, ricordando di avere recentemente segnalato un carico di materiale “dual use” destinato, secondo quanto sostenuto dal gruppo, a un’acciaieria militare israeliana.
Il programma del controfestival
Il programma di DisArmibus si articolerà in più momenti tra venerdì e sabato.
Venerdì 22 maggio alle ore 9, in via dell’Almagià 2, è previsto un presidio con conferenza stampa per presentare il Manifesto dell’Osservatorio popolare sui traffici di armi, iniziativa che punta – spiegano i promotori – a costruire «un controllo popolare reale» sui traffici di armamenti nel porto e sulle ricadute sociali e ambientali delle attività portuali.
Secondo il Coordinamento, una maggiore conoscenza delle merci movimentate sarebbe necessaria anche affinché i lavoratori possano esercitare «una responsabile obiezione di coscienza».
Sempre venerdì, alle 20.30 alla Sala Ragazzini, si terrà la presentazione del dossier “Made in Italy, l’industria del genocidio”, promosso dai Giovani Palestinesi e dall’Osservatorio sui traffici di armi nel porto di Ravenna.
La serata prevede testimonianze di lavoratori portuali di Ravenna, Livorno e Ancona, oltre agli interventi di Raffaele Spiga della campagna BDS Embargo e dell’avvocato Andrea Maestri.
Sabato 23 maggio dalle ore 16, all’Arci Casa Volante, sarà invece inaugurata la mostra “Gaza Remains the Story”, promossa dal Palestina Museum Global Sumud Flotilla, con la partecipazione di Carlo Biasioli, skipper della Global Sumud Flotilla, e dei Sanitari per Gaza, tra cui Ivan Modestino.
La giornata proseguirà con una cena solidale e una jam session finale.
Il controfestival è promosso dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna insieme a diverse realtà, tra cui Global Sumud Italia, Giovani Palestinesi d’Italia, Sanitari per Gaza, Campagna Basta Complicità e il gruppo BDS Embargo, ma non è escluso che possano aderire altre realtà.


