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Europa Verde Ravenna, bilancio dei co-portavoce Lazzari e Croci: il no alla cementificazione e al rigassificatore, il rilancio dell’eolico

“Un anno di Europa Verde. Un anno verso ciò che è giusto”. Questa frase, del padre fondatore dei Verdi europei Alexander Langer, ha campeggiato sulla torta di compleanno di Europa Verde Ravenna, che ha celebrato nei giorni scorsi il suo primo anno di attività. Nella cornice dell’“Officina Ubuntu”, all’interno del giardino Rasponi, il gruppo ravennate si è riunito in occasione del Consiglio Federale Regionale, alla presenza di esponenti da tutta l’Emilia-Romagna, per tracciare il bilancio di un percorso intenso che ha riportato il partito ambientalista al centro della politica locale dopo vent’anni di assenza.

“In poco più di dodici mesi abbiamo ragionato sulla nostra idea di città sulla base delle competenze eterogenee di ciascuno di noi”, dichiara il coportavoce Antonio Lazzari. “Il nostro obiettivo è dare un contributo competente all’interno della coalizione di maggioranza di cui facciamo parte, supportando l’alleanza Verdi-Sinistra (AVS) in una collaborazione fattiva volta al bene comune”.

I temi al centro dell’azione politica del primo anno sono stati numerosi e complessi, a partire dall’urbanistica e dalla gestione del territorio. “Ravenna subisce la pressione di forti interessi; negli anni passati abbiamo assistito a una iper-cementificazione frutto di vecchi piani edilizi. Oggi, grazie al lavoro di Valerio Calistri sul nuovo PUG (Piano Urbanistico Generale) e all’analisi di oltre 500 osservazioni, siamo impegnati a difendere il principio del consumo di suolo zero entro il 2050”, spiega Lazzari.

I Verdi ravennati mantengono una posizione fortemente critica su opere come il rigassificatore e il futuro impianto CCS, ponendo l’accento sulla necessità di una transizione ecologica che tuteli anche l’economia locale: “Non può esistere benessere economico e sociale senza sostenibilità ambientale. Le nostre industrie sono in sofferenza per il costo dell’energia: solo la conversione verso le rinnovabili può emanciparle dalle fonti fossili. Anche il turismo costiero rischia il collasso senza la difesa delle dune, barriera naturale contro l’erosione. Quale futuro può avere una costa con un arenile ridotto e un rigassificatore all’orizzonte? Le alluvioni, sempre più intense a causa dell’impatto antropico, dimostrano che la tutela dell’ambiente non è un vezzo superfluo, ma il motore del futuro”.

Sulle soluzioni concrete interviene la coportavoce Valentina Croci: “Non c’è da inventarsi niente, basta guardare ai benefici occupazionali dei territori che hanno scelto coraggiosamente le rinnovabili. A Ravenna rischiamo di perdere opportunità straordinarie osteggiando progetti come l’eolico off-shore di Agnes, ancora fermo al palo, o frenando sulle comunità energetiche e solidali, che potrebbero contrastare efficacemente la povertà energetica delle famiglie”.

Un focus necessario riguarda anche il mondo del lavoro, come sottolinea Marco Maiolini (Ambiente e Territorio): “Nel porto si percepisce il timore che la transizione ecologica possa penalizzare l’occupazione legata all’industria tradizionale. Ma questa realtà si sta già sgretolando. L’industria sopravvive se si trasforma e si emancipa dal giogo delle fossili e dalle incertezze dei mercati internazionali”.

In conclusione, Lazzari ribadisce la responsabilità del movimento verso le nuove generazioni: “I nostri figli meritano un mondo migliore. È indispensabile abbandonare gli scontri ideologici e rimboccarsi le maniche. Se questa nave va a fondo, andiamo a fondo tutti. Noi siamo qui per remare nella stessa direzione e la nostra rotta verso una Ravenna sostenibile è già tracciata”.