Chiusa la Taverna Bukowski a Marina di Ravenna, Moroni (Pro Loco): “Un’altra attività chiusa non fa bene al paese”
La notizia della chiusura della Taverna Bukowski non è soltanto una notizia di cronaca amministrativa. A Marina di Ravenna, per molti, ha il sapore di qualcosa di più: l’ennesima serranda abbassata, o in questo caso un cancello chiuso, in un luogo che per anni ha rappresentato un pezzo di identità della località.
Lo storico locale di viale delle Nazioni, destinazione di serate estive, concerti e ritrovi generazionali, resterà chiuso dopo la revoca della concessione dell’area in seguito alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato. Una vicenda tecnica, legata a una contestata sub-concessione vietata dal contratto dell’area demaniale, che però lascia sul territorio conseguenze molto concrete: un’attività ferma, sedici lavoratori senza occupazione e uno spazio simbolico spento nel cuore della stagione.
Negli ultimi anni il locale aveva continuato ad alternare fasi di apertura e chiusura, dentro la lunga vicenda amministrativa iniziata già nel 2018.Oltre alla vicenda giudiziaria, a Marina il tema è soprattutto un altro: cosa significa perdere un luogo storico in una località che da anni cerca un equilibrio tra rilancio e difficoltà?
“Le cose chiuse non sono mai belle”, dice senza troppi giri di parole il presidente della Pro Loco di Marina di Ravenna, Marino Moroni.
Moroni racconta di aver seguito con attenzione gli sviluppi della vicenda, sperando che non si arrivasse alla chiusura. La preoccupazione, però, va oltre il Bukowski. Perché la struttura si trova in una zona che già oggi mostra alcune fragilità urbane e commerciali. “Una struttura così chiusa diventa un problema serio per Marina — osserva Moroni —. Quella parte del paese soffre già un po’, e il rischio è avere una brutta vetrina per la località”.
Il timore non riguarda solo l’immediato, ma anche ciò che potrebbe succedere nei prossimi mesi. In aree come questa, spiega chi conosce il territorio, quando un’attività si ferma il rischio è quello dell’abbandono o del degrado.
Eppure, nel quadro generale, non mancano segnali incoraggianti. “Negli ultimi mesi hanno riaperto alcune attività e ci sono persone che continuano a credere in Marina”, racconta Moroni. In particolare, si tratta di due nuove attività legate alla ristorazione e di una sala giochi di nuova generazione con esperienze in realtà aumentata.
Un segnale importante in una località che da anni vive una fase complicata, ma che continua a essere profondamente amata dai ravennati.
Marina di Ravenna resta infatti una delle mete del cuore per chi vive in città: il mare vicino, la pineta, il porto, i ricordi delle estati passate. Ma proprio questo legame emotivo rende ancora più evidente il contrasto con una realtà che, secondo molti operatori, fatica a trovare una direzione stabile.
Negli ultimi tempi non sono mancati eventi e iniziative capaci di richiamare pubblico — dall’apertura del faro a concerti e appuntamenti estivi — ma, secondo Moroni, si è spesso trattato di episodi isolati. “Il giorno dopo era come il giorno prima”, sintetizza.
Il nodo, per la Pro Loco, è strutturale: Marina soffre la difficoltà di trattenere persone sul territorio oltre la giornata al mare. “Non potendo più dormire in paese, devi riuscire a fare tornare la gente ogni volta”, osserva Moroni, sottolineando la necessità di progetti capaci di creare permanenza e continuità.
Tra i temi che continuano a far discutere c’è anche il senso unico su viale delle Nazioni, misura che la Pro Loco ha sempre contestato. “Non ci è mai stata dimostrata davvero l’utilità di questo provvedimento”, sostiene Moroni. Secondo la sua lettura, nei recenti fine settimana molto affollati — quasi da piena estate — non si sarebbero verificati quei problemi di traffico che in passato avevano motivato la scelta. “Secondo noi, l’unica a beneficiare è l’Amministrazione, con le multe”.
La posizione della Pro Loco resta critica: “Noi continuiamo a dire quello in cui crediamo. Se ci dimostrano che sbagliamo siamo pronti ad ammetterlo”.
Intanto il Bukowski è chiuso. E per Marina di Ravenna, più che la perdita di un locale, sembra il simbolo di una domanda che ritorna ogni estate: come immaginare il futuro di una località che continua a essere amata, ma che da tempo cerca una nuova direzione?


