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Riforma comuni montani, il paradosso Brisighella: il Comune ricorre al Tar contro il Governo della sua vicesindaca

Sulla riforma dei Comuni montani c’è un paradosso politico che riguarda Brisighella: da una parte il Sindaco Pederzoli che annuncia un ricorso al Tar contro il decreto del Governo, dall’altra la vicesindaca del paese, la senatrice Marta Farolfi, che di quella maggioranza di Governo fa parte.

La vicenda riguarda l’esclusione di Brisighella dall’elenco dei Comuni montani previsto dal Dpcm attuativo della riforma nazionale sulla montagna. Una scelta che, come evidenziato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pederzoli, penalizzerà il territorio e che ha portato il Comune ad aderire al ricorso amministrativo.

Una decisione che il Pd di Brisighella sostiene apertamente, rivendicando però anche di aver denunciato per tempo le possibili conseguenze della riforma. In una nota, i dem brisighellesi sottolineano come le argomentazioni utilizzate oggi dal sindaco per contestare il provvedimento coincidano con quelle avanzate nei mesi scorsi dal partito, anche attraverso il lavoro parlamentare della deputata Ouidad Bakkali.

Ma è soprattutto il ruolo della senatrice Farolfi a diventare il fulcro dell’attacco politico dei dem. Il Pd evidenzia infatti una contraddizione: Farolfi siede contemporaneamente in Giunta comunale come vicesindaca e nella maggioranza parlamentare che ha sostenuto la riforma Calderoli sulla montagna, approvata nel 2025 e da lei stessa pubblicamente rivendicata come un intervento capace di “restituire centralità alle zone montane”.

Secondo il Pd, proprio questo rende la situazione politicamente delicata. I dem ricordano inoltre come, nei mesi scorsi, la senatrice avesse respinto le critiche dell’opposizione parlando di “allarmismo” e sostenendo che per Brisighella non vi sarebbero state conseguenze negative.

“Oggi – è il ragionamento del Pd di Brisighella – è lo stesso Comune di cui Farolfi è vicesindaca a impugnare davanti al Tar il decreto attuativo di quella legge, riconoscendo di fatto l’esistenza di un danno per il territorio”.

Nel comunicato il Pd pone quindi una questione politica prima ancora che amministrativa, chiedendo una presa di posizione pubblica della senatrice sulla vicenda. Due, secondo i dem, le possibili letture: una sottovalutazione degli effetti della norma sul territorio oppure una scelta politica subordinata alle logiche della maggioranza nazionale. Una valutazione severa, che il Pd accompagna comunque al sostegno pieno al ricorso del Comune.

“Le frazioni montane di Brisighella meritano gli stessi diritti dei Comuni confinanti”, ribadisce il partito, che rivendica coerenza nell’aver sollevato il tema ben prima dell’attuale contenzioso.

La partita ora si sposta sul piano amministrativo, con il ricorso al Tar. Ma sullo sfondo resta aperto il nodo politico evidenziato dal Pd: quello di una riforma sostenuta a Roma da una rappresentante istituzionale che oggi il suo stesso Comune si prepara a contestare in tribunale.