Case sparse a Ravenna, Cameliani: «Nessuna famiglia pagherà oltre 10mila euro per l’allaccio all’acqua»
Novità sul fronte dell’estensione della rete idrica alle case sparse del territorio comunale di Ravenna. Durante il Consiglio comunale, rispondendo a due interrogazioni presentate dalla capogruppo della Lista civica La Pigna Veronica Verlicchi e dal consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Staloni, l’assessore Massimo Cameliani ha annunciato l’approvazione in Giunta di una delibera che definisce i criteri per il sostegno economico agli interventi di allacciamento, introducendo un tetto massimo di spesa di 10mila euro a carico di ciascuna famiglia, al netto dell’Iva e dei costi per il contatore.
Le interrogazioni prendevano spunto dalle modifiche al regolamento di Atersir, in vigore dal 2025, che hanno innalzato dal 50 al 70% la quota di contributo pubblico per gli interventi di estensione della rete idrica, a condizione che il Comune partecipi con almeno il 10% della spesa. Verlicchi ha chiesto perché Palazzo Merlato non abbia previsto finora uno stanziamento più consistente per ridurre ulteriormente i costi a carico dei residenti e se intenda avviare un piano pluriennale per garantire il servizio a tutte le abitazioni regolarmente autorizzate. Staloni ha invece domandato quale strategia e quali criteri il Comune intenda adottare nell’assegnazione dei contributi.
Nella risposta, Cameliani ha ricordato che il 2026 è il primo anno di piena applicazione del nuovo regolamento Atersir e che la graduatoria provinciale degli interventi vede ai primi posti tre richieste del territorio ravennate, tra cui quella di Gambellara. A metà luglio è previsto un incontro con i residenti interessati per presentare i progetti esecutivi predisposti da Hera.
L’assessore ha quindi illustrato la delibera approvata dalla Giunta, che individua i criteri di interesse pubblico – igienico-sanitari, ambientali, di equilibrio territoriale e coesione sociale – necessari per accedere ai contributi comunali. Oltre alla quota minima del 10% prevista dal regolamento Atersir, il Comune interverrà anche quando il costo residuo per ogni nucleo familiare supererà i 10mila euro. In questi casi Palazzo Merlato coprirà l’importo eccedente, mentre resteranno a carico dei privati l’Iva e i costi per la posa del contatore. Il plafond comunale destinato annualmente a questa misura sarà di 150mila euro.
«È arrivata l’ora della verità – ha affermato Cameliani –. Oggi possiamo dire che, se si vuole, si può arrivare ad avere l’acqua nelle case sparse». L’assessore ha ricordato che con il precedente sistema i costi per le famiglie potevano arrivare a 25-35mila euro, mentre il nuovo meccanismo punta a ridurre sensibilmente l’esborso richiesto ai cittadini.
Nella replica, Verlicchi ha riconosciuto come «una piccola nota positiva» la decisione del Comune di coprire le somme eccedenti i 10mila euro, ma ha ribadito che la cifra resta troppo elevata per molte famiglie. La consigliera ha quindi invitato l’amministrazione a coinvolgere anche Hera e Ravenna Holding per ridurre ulteriormente i costi, sostenendo che «si sta parlando di un diritto riconosciuto a livello mondiale, quello dell’accesso all’acqua».
Più favorevole il giudizio di Staloni, che ha definito la misura «molto migliorativa» rispetto al passato. Pur ricordando che l’obiettivo dovrà essere verificato con la concreta realizzazione degli allacciamenti, il consigliere ha sottolineato come il nuovo sistema riduca di circa un terzo i costi che in passato gravavano sulle famiglie, in particolare nei casi più complessi come quello di Gambellara. «La vittoria – ha concluso – arriverà quando quei cittadini apriranno il rubinetto e finalmente uscirà l’acqua».


