Medie imprese Ravenna e Ferrara: cresce il fatturato, ma il 90% non trova personale
Le medie imprese di Ravenna e Ferrara guardano al 2026 con aspettative di crescita in termini di fatturato, export e occupazione, ma devono fare i conti con uno scenario internazionale sempre più incerto e con la cronica difficoltà nel reperire personale qualificato. È il quadro che emerge dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica“, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
Per il territorio ravennate le 34 medie impresecensite sviluppano un fatturato complessivo di 2,6 miliardi di euro, mentre le 12 imprese ferraresi raggiungono i 651 milioni di euro. Le prospettive restano favorevoli, con attese di crescita dei ricavi, margini più elevati, nuovi posti di lavoro e un ulteriore rafforzamento della solidità patrimoniale. Allo stesso tempo, però, oltre sette imprese su dieci ritengono che l’aumento dell’incertezza globale possa tradursi in ricavi inferiori nei prossimi dodici mesi rispetto a uno scenario caratterizzato da maggiore stabilità. A questo si aggiunge il problema del reperimento del personale, segnalato da circa il 90% delle aziende.
«Le medie imprese – ha sottolineato Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna – sono una realtà produttiva dinamica sempre più strategica nella nostra economia: sono fonte di innovazione, generano una varietà di opportunità lavorative, sono solide e radicate nei territori e capaci di competere anche sui mercati internazionali. Spesso, infatti, sostengono la catena di fornitura di grandi aziende, creando un effetto a catena nelle economie locali. Ciò le rende anche più adattabili alle condizioni di mercato in evoluzione, consentendo loro di reagire più rapidamente alle fluttuazioni economiche o ai progressi tecnologici. Nell’indagine di quest’anno emerge un dato significativo: solo 2 imprese su 10 ritengono di avere strumenti adeguati per affrontare l’incertezza. È un tema centrale per l’imprenditore, perché la capacità di creare profitto nasce proprio dal saper prendere decisioni in contesti incerti».
L’indagine evidenzia inoltre come, nonostante il contesto complesso, le medie imprese italiane abbiano mantenuto negli ultimi due anni redditività e margini, consolidando il proprio brand e ampliando l’offerta. Tra il 2015 e il 2024 hanno generato mediamente 7,8 mila euro di valore per addetto, confermando una continuità di performance superiore rispetto ad altre classi dimensionali e dimostrando una maggiore resilienza alle oscillazioni economiche.
Le prospettive future, tuttavia, dipendono anche dall’evoluzione del contesto internazionale. Oltre l’80% delle imprese auspica un miglioramento del quadro economico globale, insieme a una riduzione dei costi, in particolare quelli energetici, e del carico fiscale sul lavoro. Nei prossimi sei mesi quasi tutte le aziende prevedono inoltre effetti concreti delle tensioni negli approvvigionamenti, con rincari dei prodotti finiti, ritardi nelle consegne e una compressione dei margini di profitto.
Secondo il report, la capacità delle medie imprese di sostenere crescita, occupazione e competitività continuerà a dipendere anche dalla possibilità di affrontare alcune sfide strutturali, tra cui lo sviluppo delle competenze, il rafforzamento della governance e un migliore accesso ai capitali.
«La capacità competitiva di un sistema produttivo – ha concluso Guberti – si fonda anche sulla diffusione dell’innovazione, sul suo utilizzo nei diversi modi che la creatività dell’imprenditore riesce a esprimere. Tante piccole e medie imprese ferraresi e ravennati hanno svolto appieno questa funzione, spesso divenendo esse stesse fonte di innovazione, soprattutto di processo e di natura incrementale. Anche per questo, e a seguito delle interlocuzioni con le associazioni di categoria, la Giunta camerale, il prossimo 22 luglio, destinerà mezzo milione di euro per favorire, attraverso gli Organismi di garanzia fidi, gli investimenti produttivi e la liquidità necessaria per affrontare le criticità della contingente fase economica. Nel 2025, ben 179 sono state le domande presentate, per un contributo medio assegnato di oltre 3.000 euro: oltre la metà delle imprese richiedenti lo ha destinato non solo a copertura di esigenze di liquidità, ma anche per affrontare nuovi investimenti finalizzati allo sviluppo d’impresa».


