Transizione 5.0, allarme CNA Ravenna: “Le PMI rischiano di perdere parte del credito d’imposta”
Le imprese che hanno investito in innovazione, efficienza energetica e nuove tecnologie attraverso il Piano Transizione 5.0 rischiano di non riuscire a utilizzare completamente il credito d’imposta maturato. È l’allarme lanciato da CNA Ravenna, che chiede un intervento urgente per modificare la norma relativa agli ormai definiti “esodati 5.0”.
Al centro della contestazione c’è l’articolo 8, comma 3, del decreto-legge 38/2026, convertito in legge il 20 maggio scorso. Secondo CNA, l’attuale interpretazione della disposizione impone alle imprese di compensare l’intero credito tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026, con il rischio che la quota non utilizzata entro quella scadenza venga persa.
Il problema, evidenzia l’associazione, riguarda in particolare le aziende che tra il 7 e il 27 novembre 2025 avevano presentato comunicazioni preventive al GSE per progetti tecnicamente ammissibili, facendo affidamento su una disciplina che consentiva la fruizione del credito su più anni.
“Si tratta di una penalizzazione grave – commenta il direttore della CNA di Ravenna Massimo Mazzavillani –. Le piccole e medie imprese hanno investito in macchinari, impianti più efficienti e tecnologie per ridurre i consumi, costruendo piani economico-finanziari pluriennali”.
Secondo Mazzavillani, però, la nuova impostazione rischia di non tenere conto della capacità finanziaria delle imprese coinvolte. “La loro capienza fiscale non consente spesso di compensare in pochi mesi crediti maturati su investimenti importanti. Imporre l’utilizzo dell’intero credito entro fine anno significa ignorare la realtà delle PMI. Se il Governo non interviene, una parte rilevante del beneficio andrà perduta, vanificando sacrifici e investimenti già realizzati”.
CNA sottolinea che le aziende interessate hanno seguito le procedure previste, rispettato i tempi e programmato gli investimenti sulla base del quadro normativo allora vigente.
“Cambiare le condizioni in corsa – prosegue Mazzavillani – rischia di compromettere la credibilità degli strumenti pubblici di incentivazione”.
L’associazione chiede quindi un correttivo legislativo che consenta di utilizzare negli esercizi successivi, fino al 2030, la quota di credito eventualmente non compensata entro il 2026, riallineando la disciplina all’impianto originario del Piano Transizione 5.0.
Per CNA, garantire certezza e stabilità normativa “non è un favore alle imprese”, ma una condizione necessaria per tutelare gli investimenti, il Made in Italy artigianale e la fiducia degli imprenditori negli strumenti pubblici di sostegno.


