«Il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà». Alla Caritas Ravenna accolte oltre 4mila persone nel 2025, il 54% degli assistiti è italiano
La povertà cambia volto e diventa sempre più difficile da intercettare. Non riguarda soltanto chi è senza lavoro o vive ai margini, ma coinvolge sempre più spesso persone che un’occupazione ce l’hanno, ma che con il proprio stipendio non riescono più a sostenere il costo della vita. È questa la fotografia che emerge dal Dossier Caritas 2025, presentato questa mattina all’Emporio “Don Angelo Lolli” dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, e dalla direttrice della Caritas diocesana, Daniela Biondi, alla presenza del prefetto Raffaele Ricciardi.
Nel corso del 2025 la rete della Caritas diocesana – composta dal Centro d’ascolto di piazza Duomo e da tredici Caritas parrocchiali – ha accolto 4.030 persone, appartenenti a 1.861 nuclei familiari. Le nuove famiglie che per la prima volta hanno chiesto aiuto sono state 119, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.
Ma il dato che più racconta il cambiamento è un altro: il 54% delle famiglie accolte è italiano, una quota in costante crescita. Nel 2015 rappresentavano appena il 32% degli utenti Caritas.
“Il quadro che emerge dai dati descrive una comunità in sofferenza – spiega la direttrice Daniela Biondi – nella quale il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà e la fragilità economica spesso si trasforma in disagio psicologico”
Non è più soltanto la disoccupazione a spingere le persone verso i servizi Caritas. Sempre più spesso chi chiede aiuto un impiego lo ha, ma percepisce redditi insufficienti. Sono infatti 1.521 i nuclei familiari che vivono con meno di mille euro al mese, mentre 163 famiglie non hanno alcuna entrata. Complessivamente, oltre l’80% delle persone seguite dispone di un reddito inferiore ai mille euro mensili.
“La nuova emergenza – sottolinea Biondi – è il lavoro povero. Quello che dovrebbe essere il principale strumento di emancipazione sociale oggi non sempre riesce a garantire una vita dignitosa”
Casa e salute mentale: le nuove fragilità
Accanto alla povertà economica cresce anche quella abitativa. Nel 2025 sono state 135 le persone che si sono rivolte alla Caritas per problemi legati alla casa: 57 hanno un’abitazione a rischio o all’asta, 51 vivono in sistemazioni provvisorie e 19 sono senza fissa dimora. “Il mercato degli affitti è ormai praticamente inaccessibile per molte persone – osserva Biondi –. Sempre più alloggi vengono destinati agli affitti turistici o agli studenti, mentre le famiglie fragili fanno fatica a trovare una sistemazione”.
In aumento anche le situazioni legate alla salute mentale. Le persone seguite con problematiche psicologiche sono salite a 88, con un incremento del 30,6% rispetto al 2024.
Tra i cittadini stranieri il fenomeno riguarda soprattutto i giovani adulti, spesso privi di una rete familiare e con lavori precari; tra gli italiani, invece, il picco si registra nella fascia tra i 60 e i 64 anni, dove al disagio economico si sommano solitudine e perdita del potere d’acquisto.
“La fragilità economica – evidenzia ancora la direttrice – molto spesso si trasforma anche in fragilità psicologica” . Biondi ha spiegato che proprio per cercare di star al fianco delle persone che vivono problematiche psicologiche sono stati attivati due tirocini all’Emporio.
Un aiuto che va oltre il pacco alimentare
Dietro ai numeri c’è una rete di servizi che ogni giorno sostiene migliaia di persone. L’Emporio solidale “Don Angelo Lolli” ha consentito a 1.609 persone, pari a circa 600 famiglie, di fare gratuitamente la spesa attraverso una tessera a punti, scegliendo autonomamente alimenti e prodotti per l’igiene personale.
Nel corso del 2025 sono state distribuite circa 200 tonnellate di generi alimentari.
Alla Mensa della Carità di Santa Teresa sono stati invece serviti 29.796 pasti, confermando il servizio come uno dei principali punti di riferimento per chi vive condizioni di estrema fragilità.
La Caritas ha inoltre sostenuto economicamente numerose famiglie nel pagamento di affitti, bollette, farmaci e materiale scolastico, cercando di prevenire situazioni di sfratto e ulteriore impoverimento.
Ghizzoni: «Non basta l’assistenza, bisogna restituire dignità e autonomia»
Per l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, la Caritas rappresenta molto più di un’organizzazione che distribuisce aiuti alimentari o sostiene economicamente le famiglie in difficoltà. È un osservatorio privilegiato sulle fragilità del territorio.” La Caritas è un luogo dove emergono tante situazioni di sofferenza che spesso rimangono nascoste, perché chi vive la povertà tende a vergognarsi e a non chiedere aiuto”
Accanto al Centro d’ascolto diocesano e alle tredici Caritas parrocchiali, l’arcivescovo ha ricordato la rete di servizi costruita negli anni insieme all’Opera Santa Teresa e alla parrocchia di San Rocco: dalla mensa agli ambulatori solidali, dalle docce per chi vive in strada fino ai percorsi di accompagnamento sociale e burocratico.
“Come Chiesa locale – ha sottolineato – non possiamo più fare a meno dell’azione caritativa. Ma non vogliamo limitarci all’assistenza immediata. Cerchiamo di incontrare le persone, ascoltarle, costruire con loro una prospettiva diversa, aiutarle a trovare una casa, un lavoro, a ricostruire relazioni familiari spesso compromesse e a recuperare gli strumenti per provvedere autonomamente alla propria vita”
Secondo Ghizzoni, l’obiettivo non è creare dipendenza dagli aiuti, ma restituire dignità. “Non ci fermiamo all’elemosina. Vogliamo aiutare le persone a recuperare libertà, autonomia e fiducia nelle proprie capacità. È questo il senso più profondo del nostro servizio”. Ed ha sottolineato: “Il Vangelo ci insegna ad andare incontro ai poveri, agli affamati, agli stranieri, ai malati. La carità non è soltanto filantropia: nasce dalla responsabilità che ciascuno di noi ha verso il prossimo”.
Trecento volontari al fianco delle persone
A rendere possibile questa rete di solidarietà sono 302 volontari, affiancati da dipendenti, operatori del Servizio civile e studenti coinvolti nei progetti educativi.
Nel 2025 quattro giovani del Servizio civile hanno prestato servizio all’Emporio, mentre 28 studenti delle scuole superiori, sospesi dalle lezioni, hanno svolto attività di volontariato attraverso il progetto “Ripariamo”, per un totale di 250 giornate.
“La solidarietà si impara anche a scuola -, osserva Biondi -. Per questo continuiamo a investire molto nell’educazione dei giovani, perché la lotta alla povertà non riguarda soltanto chi aiuta, ma tutta la comunità”.
Il prefetto: «Numeri che preoccupano, ma raccontano anche una comunità che sa prendersi cura»
Nel suo intervento il prefetto Raffaele Ricciardi ha definito i dati del Dossier «belli e brutti allo stesso tempo». «Sono belli perché raccontano un impegno concreto e straordinario a favore delle persone. Ma sono anche preoccupanti, perché significano che oltre quattromila persone nel nostro territorio hanno avuto bisogno di aiuto, circa il 2,5% della popolazione.
Ricciardi ha sottolineato in particolare l’aumento delle famiglie italiane che si rivolgono alla Caritas, “un dato che smentisce molti pregiudizi”, e ha ringraziato i 302 volontari che rendono possibile l’attività quotidiana della rete diocesana.
“La Caritas rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il benessere dell’intero territorio”, ha concluso.






