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Paradosso Digital Divide a Ravenna: fibra a 20 metri ma negata dalla burocrazia
Con la presente desidero portare all’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza l’incredibile e frustrante odissea burocratica che sto vivendo per esercitare quello che oggi dovrebbe essere un diritto fondamentale: l’accesso a una connessione internet dignitosa.
Nel corso del 2025 ho investito sul territorio avviando la costruzione della mia abitazione in un’area ex agricola a Ravenna (Via Fiume Montone Abbandonato, civico 462). Già a metà del 2025 mi ero attivato per verificare la copertura di rete insieme al mio vicino del civico 460. Quest’ultimo, dopo un’attesa infinita, si è visto attivare solo pochi mesi fa una anacronistica connessione in rame, confermando le enormi difficoltà di lottizzazione digitale della zona.
A gennaio 2026, constatando il totale immobilismo della situazione, ho scoperto che a soli 20 metri da casa mia, presso il civico 464 (sede della Cooperativa Sociale La Pieve), la fibra ottica di OpenFiber è regolarmente presente e attiva. Per sbloccare l’impasse, ho persino ottenuto l’autorizzazione scritta e formale da parte del Presidente della Cooperativa stessa per consentire il passaggio dell’infrastruttura o l’installazione di un ponte radio privato a mie spese, alimentato in totale autonomia tramite un impianto fotovoltaico stand-alone, pur di non gravare su nessuno.
Nonostante la mia totale disponibilità economica a farmi carico dei costi di allaccio ragionevoli, e dopo aver aperto pratiche sia con l’operatore locale Spadhausen sia direttamente con FiberCop (quest’ultima bloccata da maggio con la dicitura “in attesa di sopralluogo”), mi trovo davanti a un muro di gomma invisibile.
Il paradosso ha raggiunto il culmine quando mi è stato comunicato che, anche sfruttando l’appoggio del civico della Cooperativa (464) con il loro esplicito consenso, i tecnici incaricati dell’infrastruttura rifiuterebbero l’attivazione sul posto per la semplice discrepanza formale del numero civico sui sistemi, preferendo chiudere la pratica anziché applicare un minimo di buon senso tecnico.
Trovo inaccettabile che nel 2026, in piena era di transizione digitale e di bandi PNRR per l’azzeramento del digital divide, un cittadino che ha investito nel proprio comune debba essere tagliato fuori dai servizi essenziali e costretto a ripiegare su connessioni provvisorie e limitate (come un’antenna FWA con soli 15 Megabit in upload, insufficienti per le moderne esigenze lavorative e di videoconferenza), avendo la fibra ottica letteralmente sotto gli occhi. Non sto chiedendo un servizio gratuito, sto chiedendo di pagare per un allaccio che la burocrazia rende impossibile a causa dell’impossibilità di dialogare con referenti in grado di valutare la realtà dei fatti anziché un terminale.
Chiedo pertanto un intervento o una presa di posizione da parte del Comune e del Sindaco affinché si facciano portavoce presso i concessionari delle reti (OpenFiber e FiberCop) per sbloccare un censimento o un sopralluogo reale, e invito gli organi di stampa a dare visibilità a questa vicenda, specchio di una burocrazia che frena lo sviluppo del nostro territorio.
Resto a disposizione per mostrare la documentazione e i progetti finora presentati.
Piero Piutti


