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A, B, C DELLA DEMOCRAZIA, C COME COSTITUZIONE / La carovana Per la Costituzione, per non tirare i remi in barca

L’esperienza avviata nella nostra provincia sul referendum è stata notata a livello nazionale. E ci è stata richiesta una testimonianza aggiornata. Ci sembra buona cosa proporla anche alla rubrica ABC, soprattutto dopo avere osservato quanto il 2 agosto, a Bologna, abbia mostrato una città viva, consapevole, antifascista, e solidale con il sindaco Lepore, sottoposto ad una ignobile aggressione, dopo la tragedia che ha colpito Fakir nel rione Pilastro.

Invece, abbiamo ricevuto una notizia bella, pochi giorni fa, che riguarda sempre Bologna, e il rione Pilastro, dove ex medici primari in pensione aprono un ambulatorio gratuito per curare i più fragili. Solidarietà attiva, come indica la nostra Costituzione. Luci e ombre, del tempo presente. Anche per darci forza, e per reagire a chi la forza vuole trasformare in clava, riprendiamo la storia della nostra esperienza della carovana Per la Costituzione e le tappe fino ad oggi compiute.

Indimenticabile, la sera del 23 marzo scorso all’esito del referendum. Felicità? Se non fosse che per questa parola, pur splendida, ho un certo sospetto, direi che in quelle ore mi sono ritrovata in una parte di popolo felice, ed io ero parte di questo popolo felice, che cantava, brindava, si abbracciava. Ci siamo ritrovati, con un tam tam improvvisato e veloce, in una piccola piazza, dal nome grande, piazza Unità d’Italia, custodita da due bassorilievi non grandi, ma ben visibili. Due formelle distinte, ma vicine. Cavour e Mazzini. Ne sarebbero contenti? Forse no, di essere vicini. Ma dell’Unità, certamente. Sta di fatto che in ogni caso avrebbero apprezzato l’esito del nostro grande, grandissimo lavoro. Cavour, di scuola inglese e liberale, Mazzini di scuola radicale e democratica. Ostili agli assolutismi, e favorevoli a Costituzioni e Parlamenti. Detto questo, a loro la nostra Costituzione deve molto.

Una Costituzione che, il 23 marzo, abbiamo ancora una volta messa al sicuro, salvando l’autonomia della Magistratura. E, subito dopo, con l’analisi del voto – chi e come si era votato – cosa abbiamo visto? Che il NO è dovuto in larga misura al voto delle donne e al voto dei giovani. Altro momento di felicità. Con una convinzione che in quelle ore, nel nostro mondo, si dava per scontato. È stata una mobilitazione nata dal basso, inaspettata, in forme inedite e con una forza mai vista prima, neppure in situazioni analoghe degli anni precedenti, dove, in un modo o nell’altro, e più o meno, alcuni partiti o grandi organizzazioni, con maggiore o minore convinzione, si erano posizionate.

Mi riferisco al referendum del 2006, da noi vinto. Al referendum 2016, da noi vinto, pur fra grandi difficoltà.  Per il referendum di marzo, invece, è stato il popolo sovrano, chiamato a raccolta dai 12 da noi definiti “meravigliosi”, che ha tolto dalle mani del governo, con una valanga di firme, il referendum, non più plebiscito chiesto da un governo arrogante, ma voluto per forza propria da chi non intende barattare la Costituzione con derive e avventure. La nostra inedita esperienza ha avuto subito, per fortuna, anche se non dall’inizio, il sostegno di ANPI, CGIL, ARCI e di altre importanti associazioni nazionali, senza dimenticare l’impegno diretto di alcuni partiti di opposizione. Abbiamo invece avuto, fin dall’inizio, una formidabile alleanza e collaborazione con il Comitato per il NO di ANM e con l’Avvocatura per il NO. Abbiamo lavorato fianco a fianco, in modo capillare, con grande attenzione al dialogo, al linguaggio rigoroso e rispettoso, mai vociante né aggressivo. Ci sentivamo forti, pur non sapendo come andava a finire.

La nostra forza? La convinzione di essere dalla parte giusta. In questo caso, dalla parte della Costituzione. Quante volte ho pensato, nei momenti di maggiore preoccupazione, quello che Oscar Luigi Scalfaro, che ci guidò, con Sandra Bonsanti, nel referendum del 2006, più di una volta ci ripeteva. Meglio perdere in piedi che vincere in ginocchio Se non ci fossimo mossi, se, scoraggiati e silenziosi, avessimo lasciato passare il plebiscito che, fino a dicembre, si dava per scontato a favore del governo, cosa sarebbe accaduto? Non solo avremmo perduto. Ma avremmo perduto in ginocchio. Senza più la possibilità, forse, di rialzarci.

Il No ha festeggiato la vittoria al referendum in Piazzetta dell'Unità d'Italia a Ravenna

Quindi, dopo tanto lavoro, anche con i Magistrati e gli Avvocati per il NO, in molte occasioni con partiti, chi si è ritrovato, in piazza Unità d’Italia, il 23 marzo, pomeriggio? Il Comitato della società civile per il NO, operoso in quasi tutte le località, grandi e piccole, della nostra provincia, i Magistrati, gli Avvocati, le associazioni, un popolo plurale, composto da femministe, ambientalisti, partiti, senza dimenticare il nostro sindaco, Alessandro Barattoni, uno dei primi, a livello nazionale, a dichiarare il suo NO.

In quelle ore, un pensiero, convinto. Questa inedita esperienza segnerà una discontinuità positiva anche nello spazio pubblico e politico. Sicuramente la strada intrapresa, unità costituzionale ad ampio raggio, sarà mantenuta e coltivata. Messaggi arrivavano dai vari territori, di attiviste e attivisti che dicevano. E adesso, avanti così! Continuiamo su questa strada. Pensai subito, e lo vado ripetendo. Questa partecipazione così ampia e plurale, sostenuta da idealità forti, quelle che nei passaggi cruciali della nostra storia hanno visto donne e uomini dare tanto di sé – era dare un senso al proprio vivere –  è stato un ben di dio per la politica. Come pensa chi, in preda alla fame, si trova di fronte a una tavola imbandita.  Questa fu la nostra felicità, queste le nostre attese.

Ma, a stretto giro, le attese si sono viste disattese. Quali attese? Le attese, di tanta società civile, di mantenere viva l’unità, l’impegno comune, il lavoro in rete di persone spesso “rinate” alla politica, anche con le grandi associazioni e i partiti. Invece, il giorno seguente – 24 marzo! – come se nulla fosse, i partiti di opposizione si sono sentiti vincitori del NO, in esclusiva. Come è possibile? Non sanno, i partiti, che questo referendum, da soli, presi come erano da una inerzia incomprensibile, non lo avrebbero vinto? Miopia? Digiuno totale di psicologia sociale e di lettura del contesto? Noi, ancora accesi dalla forte idealità che ci ha sostenuto in circa tre mesi di lavoro di intensità rara, ci siamo ritrovati a oscillare fra stupore, incredulità, rabbia. L’urgenza delle primarie.  Ma, scherzate o dite sul serio? Intanto, dai territori, continuava ad arrivare la stessa domanda. E ora? Che facciamo?

Sono passate alcune settimane. La Pasqua, la festa del 25 aprile, il primo maggio, ci hanno aiutato a riprendere fiato. Ma, a partire dall’inizio di maggio, persone della società civile che sono state colonne portanti dei Comitati del NO in varie località della nostra provincia, d’accordo con un ex Magistrato, Roberto Riverso, e un Avvocato del NO, Andrea Valentinotti, con noi in un numero incredibile di iniziative referendarie, si sono messe in movimento. Movimento, una specialità da noi coltivata ormai da più di venti anni. Un paio di incontri per pensare insieme e per scrivere un nostro Manifesto. DOPO LA VITTORIA DEL NO. Non tiriamo i remi in barca.  

No referendum

In barca, però, via terra non si va. Allora, ci siamo fatti carovana. Con una precisa intenzione. Resistere alla tentazione della autoreferenzialità, vista l’inerzia dei partiti e non solo. Critichiamo l’autoreferenzialità dei partiti. Non dobbiamo cadere noi nello stesso vizio. Quindi, abbiamo rivolto l’invito alla massima collaborazione a tutte le realtà associative e politiche della provincia di Ravenna, impegnate con noi nella campagna referendaria. Per prima cosa, abbiamo inviato il nostro Manifesto a ARCI, ANPI, CGIL, non dimentichi della concreta reciproca collaborazione. Abbiamo avuto il loro apprezzamento.

A seguire, abbiamo invitato anche i partiti di opposizione impegnati per il NO alla nostra prima iniziativa pubblica, la prima tappa della carovana, a Ravenna, il 26 giugno. Il primo oggetto di studio e discussione, la legge elettorale truffa. Perché lo è, TRUFFA, e come possiamo opporci, noi, cittadine e cittadini. Con il prezioso contributo del già Magistrato Carlo Sorgi e dell’Avvocato Andrea Valentinotti –  con i quali, fra l’altro, stiamo dando vita al Circolo di Libertà e Giustizia della Romagna -, sempre efficaci nel dare spiegazioni e chiarimenti, con linguaggio giuridico rigoroso e alla portata. Tutti i partiti invitati, il 26 giugno, erano presenti, ma silenziosi.

La carovana, per spiegare la TRUFFA, si è fermata a Massa Lombarda, il 30 giugno. A Russi, il 9 luglio. A Bagnacavallo, il 13 luglio. A Fusignano, il 22 luglio. Ad ogni incontro, nonostante, in alcuni casi, un caldo assassino, una significativa presenza di cittadine e cittadini, partecipi, attenti, dialoganti. Con interventi che hanno alternato rabbia, sfiducia, ma richiesta, in molti casi, di politica nella quale potere avere, di nuovo, e finalmente, fiducia. E ci ringraziano, e ci chiedono di continuare. Lo faremo, e ripartiremo, in settembre. La collaborazione con ANPI c’è, fin dall’inizio. E con ARCI. La CGIL ci assicura, a partire da settembre, attenzione e collaborazione. I partiti, in questi ultimi giorni, sono usciti dal silenzio e ci scrivono. Sono d’accordo con il nostro Manifesto e ci chiedono incontri, per valutare modi e tempi di collaborazione. Con sincera attenzione, vedremo se per vera convinzione o per proforma.

Questa è la storia della nostra carovana ravennate, fino ad oggi. Per affrontare un tempo tempestoso e tragico, di guerre insensate che tormentano il mondo, e, in Italia, illegittime difese teorizzate come giustizia, con il governo, Vannacci, e Musk, che apprezzano, e vite che valgono niente, come quella di Fakir. Nell’ultima tappa anche di questo abbiamo parlato. Di Fakir e di Bologna, e delle tante associazioni che non rinunciano al diritto di manifestare, in piedi e in pace.

Senza dimenticare Ceuta. Di chi è la regia? A chi giova questo orrendo spettacolo? Certamente non a Sanchez. Ma a chi, a partire dal governo italiano, risulta insopportabile un governo, come quello spagnolo, a guida socialista. Vedremo se l’Europa avrà occhi e testa per vedere.

Ceuta