La testimonianza
|Truffa del residence vacanze a Cesenatico, la storia di Federico: “Ho perso 650 euro di caparra. Dovevo arrivare con mia mamma in carrozzina”
C’è chi ha scoperto la truffa solo quando è arrivato davanti al portone del presunto residence e chi, invece, si è salvato per un dettaglio inatteso, una frase detta al telefono che ha cambiato il corso della storia. È il caso di Federico (nome di fantasia, ndr), turista di un paesino tra Bologna e Modena, da sempre affezionato a Cesenatico, che aveva prenotato un appartamento per le vacanze di agosto e che si è ritrovato vittima del raggiro legato al residence fantasma finito al centro delle segnalazioni degli ultimi giorni.
Una storia che aggiunge un nuovo tassello al caso esploso in via Pascoli, dove diverse famiglie arrivate in città convinte di avere un alloggio regolarmente prenotato si sono invece ritrovate senza una sistemazione.
Federico racconta di essersi mosso come farebbe qualsiasi turista alla ricerca di una soluzione all’ultimo momento. “Quest’anno avevo le ferie solo ad agosto e quindi ho dovuto cercare una sistemazione all’ultimo. Non c’è nulla di strano, è una cosa che capita a tante persone. Ho trovato questo residence facendo una ricerca su Booking. Prima di prenotare ho anche chiesto informazioni a un conoscente che ha un negozio vicino, proprio per verificare che la struttura esistesse”.
Una volta individuato l’alloggio, però, Federico ha scelto di contattare direttamente la struttura, una pratica molto diffusa tra chi cerca una casa vacanza. “Ho chiamato il numero indicato e mi ha risposto una ragazza. Mi ha spiegato che l’appartamento era disponibile, mi ha indicato il prezzo e mi ha chiesto una caparra, circa la metà dell’importo. Ho effettuato un bonifico da 650 euro”.
Un dettaglio, però, avrebbe potuto far scattare un campanello d’allarme: il pagamento non era diretto a un conto bancario tradizionale, ma a una carta Postepay. “Me ne sono accorto dopo. Però devo dire che purtroppo è una modalità che capita spesso anche negli affitti turistici. Molte persone fanno ricariche o pagamenti simili e non sempre questo significa automaticamente che ci sia una truffa”.
Federico, comunque, aveva cercato di fare tutte le verifiche possibili. “Ho controllato anche il Cin della struttura, che risultava registrato. Ho guardato le fotografie dell’appartamento e lì, forse, un dubbio mi era venuto: mi sembravano immagini un po’ scollegate tra loro, come se fossero state messe insieme senza un vero collegamento. Però nel complesso sembrava tutto credibile”.
Poi arriva il momento della telefonata che gli ha fatto capire che qualcosa non tornava. “Qualche giorno prima della partenza ho chiamato per avere alcune informazioni. Ho spiegato che sarei arrivato con mia mamma, che ha 87 anni, e che avrei dovuto organizzarmi anche per la carrozzina e per l’ossigeno. Appena ho detto questo, la persona al telefono mi ha risposto: ‘Non venga’”.
Federico pensava di aver capito male. “Gli ho chiesto cosa volesse dire. E lui mi ha detto: ‘Non venga, perché questa è una truffa’. Non me lo aspettavo. In quel momento credo che abbia avuto un attimo di lucidità, forse perché aveva capito che sarei arrivato con una persona fragile”.
Una sorta di ripensamento, però, durato poco. Secondo il racconto di Federico, dopo quella confessione la conversazione è degenerata e il presunto truffatore avrebbe comunque promesso la restituzione della caparra. “Mi aveva detto che mi avrebbe restituito i soldi entro le sei, ma ovviamente non è mai arrivato nulla. Ho fatto subito denuncia”.
Nel frattempo Federico ha cercato di ricostruire anche il meccanismo utilizzato per ingannare i clienti. “Ho notato che il giorno dopo il nome del residence era cambiato: da Residence Andrea era diventato Residence Angelini, con un altro numero di telefono. A quanto pare utilizzano la deviazione di chiamata: prendono un numero, lo collegano temporaneamente al loro, raccolgono le prenotazioni e poi rimettono tutto com’era”.
Un meccanismo che avrebbe creato problemi anche a strutture completamente estranee alla vicenda. “Il numero associato alla foto WhatsApp risultava collegato a un hotel di Cattolica, che si è trovato sommerso di telefonate di persone convinte di parlare con il residence. Anche loro sono vittime di questa situazione”.
Federico ha inviato la denuncia anche agli uffici turistici e alle autorità competenti, nella speranza che il caso possa essere chiarito. “Non so se rivedrò quei soldi, ma il problema più grande è che ci sono persone che sono arrivate a Cesenatico e si sono trovate per strada. Io almeno ho avuto la possibilità di organizzarmi diversamente”.
E proprio questo è l’aspetto che più lo preoccupa. “Penso alle famiglie con bambini, alle persone anziane, a chi arriva dopo un viaggio pensando di avere una sistemazione e invece non ha nulla. Cesenatico vive di turismo e questa situazione rischia di danneggiare l’immagine della città”.
“Ho perso dei soldi e ho vissuto giorni di grande amarezza – conclude -. Però la cosa più importante è che questa storia serva ad avvertire altre persone: più se ne parla, più possibilità ci sono che qualcuno non cada nella stessa trappola”.



