Violenta aggressione al Pronto Soccorso di Ravenna: infermiere preso a pugni. Lanzillotti (Uil Fp): “Servono azioni concrete”
Dopo le due aggressioni avvenute nel giro di pochi giorni al Pronto Soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena, questa mattina un’altra aggressione si è verificata al Pronto Soccorso di Ravenna.
A darne notizia è il Segretario Generale UIL FP Ravenna Luca Lanzillotti: “Venti giorni di prognosi. È questo il bilancio, fisicamente misurabile ma moralmente inaccettabile, dell’ennesima aggressione subita da un infermiere in servizio al Pronto Soccorso di Ravenna. I fatti risalgono alla mattinata di mercoledì 5 agosto. L’aggressore, un italiano, era entrato in struttura durante la notte in uno stato di forte agitazione psicomotoria. Dopo essere stato preso in carico e seguito dagli operatori lungo un percorso assistenziale svoltosi senza particolari intoppi, si è arrivati al momento delle dimissioni. È stato proprio allora che la situazione è precipitata senza alcun preavviso: l’uomo è andato improvvisamente in escandescenza, scagliandosi contro il malcapitato infermiere e sferrandogli due violentissimi pugni in pieno volto”.
“L’arrivo tempestivo delle forze dell’ordine – prosegue Lanzillotti – ha permesso di fermare e arrestare immediatamente l’aggressore, ma l’episodio lascia dietro di sé una scia di rabbia e amaro sconcerto. Ciò che colpisce e indigna, infatti, non è solo la brutalità dell’atto in sé, ma la costatazione che ci troviamo di fronte all’ennesimo capitolo di una drammatica routine. Chi ogni giorno indossa una divisa per garantire il diritto alla salute e offrire un servizio pubblico essenziale alla comunità, si ritrova troppo spesso a fare da bersaglio per la frustrazione e la violenza altrui”.
Per il Segretario Generale UIL FP Ravenna “Non possiamo più permetterci di archiviare questi episodi come semplici fatti di cronaca isolati o di cavarcela con formali attestati di solidarietà a fatto avvenuto. Per fermare questo fenomeno serve un cambio di passo radicale. Da un lato occorrono politiche attive e azioni di deterrenza concrete: significa ripristinare o rafforzare la presenza fissa delle forze dell’ordine nei presidi ospedalieri più esposti, applicare con la massima severità le sanzioni previste per chi aggredisce il personale sanitario e dotare le strutture di spazi e tecnologie capaci di tutelare chi ci lavora”.
“Dall’altro lato, però, la sola repressione non basta. È indispensabile promuovere una profonda campagna di informazionee sensibilizzazione culturale, finalizzata a ricostruire quel patto di fiducia e rispetto reciproco tra cittadini e sanità pubblica che negli anni si è andato incrinando. Bisogna far comprendere chiaramente che le attese, i ritardi o le difficoltà organizzative che si vivono nelle sale d’aspetto non sono responsabilità degli operatori in prima linea, ma il riflesso di criticità strutturali del sistema. Aggredire chi si sta prendendo cura di noi non è mai la risposta, proteggere la sicurezza dei lavoratori della sanità significa significa salvaguardare la qualità della cura di tutti” chiude Lanzillotti.


