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“Inaugurazione”, il poeta romagnolo Roberto Zaccaria presenta il suo nuovo libro: “Un taglio del nastro nella mia vita”
Il poeta romagnolo Roberto Zaccaria.

Roberto Zaccaria, poeta romagnolo classe 1987 ed originario di Russi attualmente risiede a Riolo Terme.
Nel corso degli anni Zaccaria ha realizzato un percorso letterario personale attraversato da riflessioni, inquietudini e memoria sulla condizione dell’uomo contemporaneo. Dalla prima raccolta “Il poeta beato” uscita per Capit nel 2011 fino a “Correre senza esserci” (Giuliano Ladolfi Editore; 2020), passando per “Cielo di metallo” (L’Arcolaio di Forlì; 2015), la poesia di Zaccaria si confronta con le contraddizioni del presente e con quelle zone d’ombra che spesso rimangono ai margini della vita quotidiana. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo percorso, della poesia e del rapporto tra scrittura e realtà in occasione dell’uscita di “Inaugurazione”, ultima fatica letteraria di Roberto.

L’INTERVISTA

Partiamo dal titolo, “Inaugurazione”. Sembra essere un momento importante per il suo percorso…

“Ho scelto “Inaugurazione” come titolo perché le poesie di questo libro ruotano tutte attorno al concetto di una nuova vita per me: il trasferimento, il matrimonio e infine l’arrivo di una figlia. E’ come se questo libro sancisse un inizio, un’apertura, il taglio di nastro della Mia vita”.

“Inaugurazione” è la nuova opera che fa seguito a “Correre senza esserci”. Sono passati diversi anni tra loro.
Si sente molto cambiato come persona?

“La mia persona è rimasta essenzialmente la stessa. Certo, l’esperienza della paternità ti fa mettere a fuoco elementi mai visti e affrontati prima, come si capirà leggendo il libro. Sempre a livello di poesia, la Natura è l’altro grande tema che differenzia “Inaugurazione” dalle altre mie pubblicazioni; non avevo mai visto l’alba, il tramonto, la campagna dalla finestra di casa”.

Nevio Spadoni ha curato la nota introduttiva del libro. Questo aspetto la inorgoglisce?

“Nevio Spadoni è uno dei più grandi poeti dialettali presenti in Italia, la sua opera è conosciuta addirittura a livello mondiale. Conoscerlo, averlo come amico, avere la sua firma sul mio libro è per me un onore”.

Zaccaria e Spadoni

Può parlarci della casa editrice che ha pubblicato “Inaugurazione”?

“Il libro è stato pubblicato da “Il Vicolo”, di Cesena, casa editrice molto attenta ai propri libri. Sono davvero contento che mi abbia scelto. Con la responsabile Marisa Zattini c’è stata intesa fin da subito cosa che ci ha permesso di portare a termine il lavoro in accordo e molto serenamente”.

Che cosa simboleggia la trilogia dell’amicizia?

“La trilogia dell’amicizia narra di tre vacanze differenti con amici, la prima in Lunigiana, la seconda ad Ancona mentre la terza è stata scritta sui Colli Euganei. La seconda fa anche cenno ad una mia precedente visita alla città di L’Aquila. E’ di fatto un inno all’amicizia”.

Diverse poesie riflettono la sua passione per la natura e le cose semplici, lo stupirsi per dettagli naturali o della vita che al giorno d’oggi non vengono presi in considerazione dalla così detta “massa”…

“Purtroppo al giorno d’oggi siamo molto distratti da cose di poco conto che invece riteniamo importanti, pensiamo per esempio ai social network che addirittura, in casi estremi ma non rari, ci portano a uscire da noi stessi e a non riconoscerci più. La corsa agli acquisti è forse l’altra grande malattia di oggi; io non sono certo esente da tutto ciò ma cerco di conservare quei pochi spiragli di spontaneità che la poesia è in grado di offrirmi”.

Pensa che l’essere umano fatichi a stare bene nei propri panni?

“Le cose che contano, il “lato umano” in noi, tanto per citare un verso di una mia precedente pubblicazione, esistono ancora, e ci sono persone che ne sono la testimonianza, mi piace pensare anche tra i più giovani. L’orizzonte non è dei più rosei, certo, l’egoismo è ancora legge, ma in fondo quale epoca è stata perfetta?”

Inaugurazione

In “Gli stessi tuoni” la parola tuoni è ripetuta più volte. C’è un motivo particolare?

“I tuoni sono semplicemente i protagonisti di questa poesia scritta in un pomeriggio grigio, poco prima della pioggia. Un momento che ha stimolato la riflessione sul Tempo. Le mie poesie non sono “di cervello” bensì “di pancia”, scritte di getto poi riviste chirurgicamente ma dando sempre peso al significato piuttosto che alla sintassi e al metro poetici”.

“Nostra ingiustizia della morte”. “Sono vero se mi riconosco nella bellezza del lutto”. Quali sono le sue interpretazioni di questi versi?

“Nostra ingiustizia della morte” è una riflessione sul metro che l’essere umano utilizza per definire la morte e la gravità di essa: perché finiamo in prigione se uccidiamo un uomo o probabilmente un cane mentre potrebbe finire con una risata l’uccisione di un moscerino o di una farfalla? “Sono vero se mi riconosco nella bellezza del lutto” è la presa di coscienza della morte: data la sua ineluttabilità, perché rifiutarla? Nella sua accettazione possono nascere verità e bellezza”.

“Fare è unico contrario di morire” è un verso molto categorico…

“Con questa espressione intendo dire che l’unico strumento in possesso dell’uomo per non “passare” inutilmente sia semplicemente il creare. Può essere una poesia così come una casa, l’importante è esserci, sfruttare questa possibilità, realizzarsi”.

“E pietre lanciate in un fiume” è un’altra immagine diretta…

“Le pietre lanciate in un fiume sono quelle che lancio nel fiume Senio, dietro casa mia, quasi tutte le sere: materia che probabilmente esiste da sempre la quale improvvisamente scompare senza riaffiorare mai più, la fine che rischiamo di fare anche noi”.

“Nuova Era” allude all’esperienza della paternità, la commozione del sapere madre la propria moglie. Molto intimo. E’ da ricollegarsi al titolo dell’opera questa poesia?

“Nuova era” è un titolo che rimanda direttamente alla famiglia e alla nuova concezione che ho di essa. Sì, il titolo del libro, come accennavo prima, nasce proprio dalle idee di famiglia, casa e natura”.

“Festa del Papà” è un altro episodio molto toccante dove affronta una questione delicata e intima. Come vede a distanza di tempo quella poesia mentre sua figlia Giorgia cresce?

“Mia figlia Giorgia ha colmato una parte di quel vuoto ma in certi casi un nuovo sorriso, un nuovo amore non bastano a riempirti e continuerai sempre a sentire quella parte che manca, inspiegabile, indefinibile, invariabile. Si cerca di guardare avanti e con la mia nuova famiglia penso di avere una bella occasione”.