L’articolo “Un nuovo costituzionalismo sull’intelligenza artificiale“, lucidamente scritto dal presidente dell’ABI, Antonio Patuelli e pubblicato oggi su Milano Finanza, affronta un tema di straordinaria attualità che riguarda da vicino la stessa tenuta democratica delle nostre istituzioni. Ed è in questo senso che riattualizzare il principio della separazione dei poteri di Montesquieu per far fronte allo strapotere dei colossi tecnologici e dei monopoli digitali, non è soltanto una condivisibile analisi teorica ma anche e soprattutto, un’urgenza politica non più rinviabile.
Infatti, quando quasi tre secoli fa Montesquieu teorizzò la tripartizione dei poteri, Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, lo fece per proteggere il cittadino da ogni forma di arbitrio e dispotismo attraverso un sistema di pesi e contrappesi. Oggi la concentrazione dei dati, il controllo capillare degli algoritmi e l’immensa potenza finanziaria delle Big Tech rappresentano un vero e proprio “quarto potere” sovranazionale. E così, se uno dei poteri dello Stato o le istituzioni politiche si alleano o si assoggettano a questi monopoli, la democrazia rischia di svuotarsi dall’interno, trasformando la libertà di scelta e d’espressione in un’illusione condizionata.
Il pericolo più grave di questo scenario si proietta direttamente nella sfera pubblica quotidiana. Assistiamo a un degrado sconcertante del dibattito, scivolato nella superficialità e nell’arroganza della “piazza digitale”. L’ignoranza strutturale viene trasformata in valore e sapientemente manovrata da algoritmi orientati al profitto di pochi e così, questa dinamica perversa soffoca la complessità, premia gli slogan radicali e alimenta narrazioni demagogiche capaci di promuovere formazioni politiche pericolose per la stessa tenuta istituzionale. Al contempo, la gogna dei social lavora per stroncare e delegittimare chiunque tenti di studiare, comprendere e governare i problemi con rigore, competenza e senso di responsabilità.
Come repubblicani e laici, abbiamo ben chiara questa priorità. Non a caso, nel manifesto programmatico per la riunificazione tra PRI e MRE, ho voluto dedicare un passaggio centrale e rigoroso allo Stato di Diritto e alla Laicità di fronte alle sfide della modernità. Nel documento sottolineo con forza la necessità di dotarsi di strumenti culturali e legislativi capaci di contrastare l’impatto delle “tecnologie algoritmiche invasive” e delle nuove “forme di condizionamento orwelliane” che minacciano la sovranità delle istituzioni e le libertà individuali.
Non si tratta di essere ciecamente contrari all’innovazione scientifica né di ostacolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che rappresenta indubbiamente un’opportunità straordinaria. Si tratta, al contrario, di applicare la fermezza della cultura laica e la forza del diritto, civile, penale e costituzionale, al mondo immateriale della rete. Nessun monopolio economico o tecnologico può considerarsi una “zona franca” al di sopra della legge, della trasparenza o dell’etica pubblica.
Ecco perché la difesa della sovranità democratica, la tutela dei più giovani dal condizionamento e la salvaguardia dei cittadini dai nuovi feudalesimi digitali rappresentano la vera sfida costituzionale del nostro tempo. Una sfida che, dal Risorgimento ad oggi, vede la tradizione repubblicana in prima linea a difesa dell’autonomia dello Stato, del valore della conoscenza e della dignità della persona.
Eugenio Fusignani, Segretario Regionale PRI Emilia-Romagna


