POLITICA
Ravenna in Comune: “il sindaco tradisce le sue promesse sul transito di armi dal porto di Ravenna”
Come abbiamo anticipato sui nostri canali social, ieri, 27 agosto, in Piazza del Popolo, un presidio ha accompagnato l’udienza del Consiglio di Stato in cui si discuteva la richiesta delle Dogane di ottenere il blocco della diffusione dei dati sui traffici di armi del porto di Ravenna. Il Consiglio di Stato non ha accontentato le Dogane ed ha invece deciso di rispondere direttamente all’inizio di ottobre sul contenuto del ricorso presentato da Linda Maggiori. Intanto la pressione sul Sindaco ha prodotto un primo effetto: smetterà di nascondersi e dirà se il Comune di Ravenna si unirà al ricorso di Linda. La lotta paga, continuiamo a lottare.
A questa prima notazione si deve comunque aggiungere, per completezza, che il quadro informativo fornito dalle stesse Dogane nei documenti presentati al Consiglio di Stato, fa accapponare la pelle. Citando letteralmente quando spiegato dalla giornalista faentina presente al presidio: «L’Italia è coinvolta nella guerra in corso, mondiale, a pezzi ed ibrida”. Inoltre il porto di Ravenna, da civile e commerciale, ora una “rilevanza militare” e una “strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”».
Questo conferma quanto Ravenna in Comune ha scritto pochi giorni fa: «Il porto di Ravenna, inserito dalla UE tra i core ports del corridoio Baltico-Adriatico, rientra a pieno titolo nella mobilità militare europea. Possiede vasti spazi per la movimentazione di mezzi bellici dopo aver costruito un chilometro di nuove banchine in penisola Trattaroli con la scusa di realizzarvi un nuovo terminal container di cui non esiste nemmeno un vago progetto. In compenso già ora vi opera provvisoriamente un mega hub logistico per l’automotive già pronto per la conversione militare. L’Autorità portuale prevede di portarvi i binari per il collegamento ferroviario in modo che la logistica della guerra possa partire in qualsiasi momento. Ricordiamo che il nuovo regolamento che la UE prevede di adottare entro l’anno prevede, tra le altre cose, di creare un nuovo sistema europeo di risposta rafforzata per la mobilità militare (EMERS) per agevolare il trasporto militare su larga scala e accelerato ove necessario in circostanze eccezionali, aggiornando al dual use le infrastrutture di trasporto tra cui i porti. Una volta approvato il regolamento il Consiglio Europeo sarà in grado di attivare l’EMERS, anche indipendentemente dalla Commissione, senza manco consultare il Parlamento Europeo (figurarsi quelli nazionali) entro 72 ore su richiesta di anche uno solo degli Stati membri. In pratica l’Europa sarà pronta ad andare in guerra in qualsiasi momento. Quanto pesi già ora a Ravenna il traffico di armamenti nei transiti portuali è un dato accuratamente nascosto. E il legittimo dubbio è che la trasformazione dello scalo in infrastruttura dual use civile/militare sia già ad uno stadio molto avanzato».
Tutto questo dovrebbe preoccupare un Sindaco interessato alla salvaguardia della salute e del benessere della collettività che è chiamato a rappresentare. Invece il suo interesse sembra esclusivamente quello di schivare le patate bollenti che potrebbero potenzialmente comprometterne la carriera politica. Si è rifiutato di ricevere la rappresentanza dei sindacati di base, di Ravenna in Comune, e di chi si era già concordato partecipasse alla delegazione. Ha respinto la proposta di un osservatorio istituzionale sulle armi in transito dal porto di Ravenna sul modello genovese. Ha rilanciato con un fumoso osservatorio nazionale che la maggioranza di destra renderebbe impossibile da approvare al contrario dell’osservatorio locale. Non ha garantito l’aiuto del Comune avanti il Consiglio di Stato limitandosi a promettere una risposta pubblica. Stiamo ancora aspettando una presa di posizione sulle vigliacche denunce al presidio del 28 novembre 2025.
Ravenna in Comune denuncia la trasformazione del porto di Ravenna a fini militari, con i suoi ampi spazi, le sue tecnologie per la movimentazione e l’invadente polo energetico. Denuncia inoltre il disinteresse del Sindaco per le implicazioni in termini di sicurezza che ciò implica. Denuncia, infine, il sostanziale tradimento delle promesse dello stesso Sindaco di ormai un anno fa: evitare che armi, destinate a paesi in conflitto armato o che siano scenario di violazioni di diritti internazionali, transitino dal porto di Ravenna.
Il prossimo 8 ottobre verrà discusso nel merito il diritto che rivendichiamo a conoscere cosa transiti dal nostro porto. Solo la lotta paga. La lotta continua. Con il Sindaco o senza.
Ravenna in Comune


