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L’estate 2026 mette a dura prova agricoltura e pesca: dal caldo alle grandinate, un conto sempre più pesante

Ortofrutta, vino, cereali e acquacoltura fanno i conti con temperature anomale, siccità ed eventi estremi. Non è soltanto una stagione difficile. Per l’agroalimentare della Romagna-Estense, l’estate 2026 ha riproposto con forza una questione che ormai riguarda la programmazione stessa delle imprese: come continuare a produrre in un clima che cambia rapidamente, con temperature sempre più elevate, periodi di siccità alternati a fenomeni estremi e costi di produzione in aumento.

Caldo anomalo, grandinate, forti temporali e costi energetici cresciuti anche dell’80% hanno interessato, con intensità diverse, praticamente tutti i comparti. Ortofrutta, viticoltura, cereali, zootecnia, pesca e acquacoltura hanno dovuto modificare tempi, modalità di lavoro e strategie produttive, mentre in diversi casi le condizioni climatiche hanno inciso direttamente sulla qualità e sulle quantità.

È il quadro tracciato da Confcooperative Romagna-Estense, che attraverso le proprie cooperative ha raccolto le principali criticità emerse durante la stagione. Per Roberto Savini, presidente dell’organizzazione, la questione non può però essere affrontata soltanto in termini di emergenza.

“Il nostro territorio vanta grandi cooperative agroalimentari, tra le più importanti del Paese – sottolinea Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense -. Imprese che hanno investito molto in termini di organizzazione e produzione, innovando e aggregandosi, ma che oggi si trovano davanti a una grande sfida dettata da un cambiamento climatico diventato strutturale. A volte è necessario cambiare le cose quando ancora funzionano e il clima impone innovazioni importanti in tema di tecniche di coltivazione e di allevamento, varietà, organizzazione del lavoro. La strada migliore rimane l’aggregazione, le nostre cooperative hanno dimostrato di essere forti e capaci di affrontare crisi e mercati difficili creando filiere robuste, ma non vanno lasciate da sole”.

Ortofrutta, tra maturazioni anticipate e danni da caldo e grandine

Nel comparto ortofrutticolo le temperature elevate hanno anticipato le maturazioni e reso più difficile raggiungere pezzature soddisfacenti. A questo si sono aggiunte le scottature provocate dal caldo, con conseguenze che non riguardano soltanto la campagna in corso ma possono incidere anche sulla produttività futura delle piante.
Grandinate e temporali intensi hanno ulteriormente complicato la situazione, provocando danni alle produzioni e rendendo più difficili anche le attività nei campi e negli impianti di stoccaggio.
“La tenuta delle aziende agricole viene messa a serio rischio -continua Savini – soprattutto di quelle più piccole. Qui l’aggregazione e la grande cooperazione possa fare la differenza e tutelare i produttori”.

Viticoltura, vendemmia anticipata e differenze tra pianura e collina

Anche per la viticoltura il caldo ha imposto un cambio di passo. Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione delle uve, rendendo necessari interventi straordinari lungo la filiera.
Le cooperative vitivinicole registrano però situazioni differenti a seconda delle aree. In pianura le rese sono rimaste in linea con quelle dello scorso anno, grazie alla maggiore disponibilità di sistemi di irrigazione. In collina, dove l’acqua è più difficile da garantire, le perdite vengono invece stimate tra il 15 e il 20%.
La qualità delle uve raccolte finora viene giudicata buona, anche se saranno necessari interventi specifici in cantina per favorire le corrette fermentazioni. Nei vigneti sono state adottate diverse strategie per contenere gli effetti del caldo, dal caolino sulle foglie alla riduzione della sfogliatura, mentre sul piano organizzativo si è fatto ricorso alla raccolta anticipata e alla vendemmia nelle ore notturne.
“Per il futuro di questo comparto, che fa i conti anche con un notevole calo dei consumi – evidenzia Savini – diventa prioritario intercettare i bisogni e le esigenze di questo nuovo mercato mondiale”.

Cereali, quantità buone ma qualità sotto pressione

Per cereali e colture estensive il bilancio è altrettanto articolato. Grano e orzo hanno registrato quantità superiori alla media del territorio, ma le alte temperature e la siccità hanno inciso sui valori proteici, con particolare riferimento al grano duro.
Più pesante la situazione per mais e sorgo, dove la proliferazione delle aflatossine ha compromesso parte delle produzioni, rendendole non idonee al consumo umano o animale. I temporali di fine estate hanno poi aggiunto ulteriori danni.
“Anche qui la tenuta delle aziende agricole è a rischio – aggiunge Savini – perché non ricevono dal mercato la remunerazione adeguata alle azioni necessarie da mettere in campo per salvaguardare il prodotto, Un mercato caratterizzato oggi da prezzi molto bassi e da ingenti importazioni, che rendono sempre meno conveniente la coltivazione del mais”.

Pesca e acquacoltura

È però nel settore della pesca e dell’acquacoltura che gli effetti delle temperature elevate hanno assunto una dimensione particolarmente critica. Nelle zone lagunari la temperatura dell’acqua ha superato i 33 gradi, creando condizioni difficili per gli allevamenti.
La situazione più delicata riguarda la Sacca di Goro, uno dei principali distretti europei della molluschicoltura. Il riscaldamento delle acque ha favorito fenomeni di anossia, mettendo sotto pressione gli allevamenti di molluschi. Particolarmente colpita la produzione di cozze, per la quale viene stimata una perdita fino al 90%.
“Già a giugno era scattato l’allarme per il clima anomalo, ma la situazione a fine agosto è diventata davvero problematica – conclude Savini –. Nella Sacca di Goro, primo produttore europeo nel settore molluschicoltura, il riscaldamento delle acque con il conseguente fenomeno di anossia, sta mettendo a rischio la molluschicoltura e l’acquacoltura. La gran parte degli allevamenti di veraci sono in sofferenza da mesi, si stima che il 90 per cento della produzione delle cozze sia andato perduto. A peggiorare il quadro è la proliferazione di alghe, favorita dal caldo eccezionale, che vanno rimosse per salvaguardare gli allevamenti. Accogliamo con favore le misure prese dalla Regione per salvaguardare il reddito delle imprese, ora c’è bisogno di pensare al futuro di questo comparto”.

Il quadro che emerge è quindi quello di comparti diversi, ma alle prese con una stessa necessità: adattarsi a condizioni che non sembrano più rappresentare semplici anomalie stagionali. Dalle tecniche agronomiche all’organizzazione delle vendemmie, dalla gestione dell’acqua alla ricerca di nuove varietà, fino alla capacità delle cooperative di sostenere gli investimenti, la sfida per il settore agroalimentare romagnolo sembra ormai spostarsi dall’emergenza alla capacità di programmare il futuro.