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Casa delle donne, Udi e Donne in nero Ravenna: “Le istituzioni chiamino la città a manifestare al Ponte dei Martiri, dopo l’atto vandalico”
IMMAGINE DI REPERTORIO

Già da ieri sera, 9 settembre, erano arrivate alcune segnalazioni dal monumento del Ponte dei martiri, e questa mattina purtroppo ne abbiamo avuto la conferma: qualcuno ha tentato di danneggiare, colpendole con violenza, le fotografie che ritraggono le vittime dell’eccidio. Non è la prima volta che il monumento viene vandalizzato e aggredito:  nel febbraio 2020, il marmo e le fotografie si ritrovarono imbrattate da una vernice nera che tracciava molto espliciti simboli inneggianti il fascismo e il nazismo. Anche allora quell’attacco ci colpì nell’animo.

Ora invece sono stati sfregiati direttamente i ritratti di coloro che furono uccisi nella rappresaglia fascista del 25 agosto 1944. Lina Vacchi, la “nostra” Lina Vacchi, unica vittima donna dell’eccidio, impiccata sul ponte insieme al partigiano Umberto Ricci, ha una guancia scheggiata. Valsano Sirilli ha il viso in frantumi, irriconoscibile. L’immagine di Pietro Zotti è sbrecciata come se qualcuno avesse tentato di strapparla via.

Il Ponte dei martiri è una ferita per la nostra città, il simbolo più doloroso della violenza del regime. Su quel ponte si è consumata la brutalità del potere, la vendetta cieca, esercitata dalle autorità direttamente sui propri cittadini. Per questo è diventato anche simbolo della volontà di pace e giustizia per la nostra città. Ogni anno, anche lo scorso 25 agosto, siamo presenti a ci facciamo testimoni.

Non è stato solo colpito un simbolo così sentito, sono stati colpiti dei volti: volti che ci guardano, che ci chiedono di ricordare, di raccontare la loro storia. Ogni giorno sono lì a chiederci qualcosa, ci osservano, ci impongono con la loro presenza di continuare a portare testimonianza nel presente. In questi giorni travolti da venti di guerra e di violenza, vedere quelle immagini sfregiate è stato un colpo al cuore. Come se avessero colpito di nuovo le vittime, insieme alla memoria che come cittadine custodiamo con cura da sempre.

Non sappiamo se chi ha colpito con violenza quei volti conosca la loro storia, se sa perchè si  trovano lì. Non sappiamo se l’aggressore sa esattamente che cosa ha colpito.

Noi però lo sappiamo benissimo. E mentre speriamo che tornino presto a guardarci e chiedere giustizia con la loro presenza, continuiamo a difendere quella storia, a prendercene cura, a raccontarla ogni volta.

Confidiamo che le istituzioni non sottovalutino la gravità di questo ignobile attacco e chiamino la cittadinanza a manifestare al Ponte dei martiri la propria indignazione con un momento di affetto e riconoscenza verso i caduti per la libertà.

Casa delle donne Ravenna, Udi Ravenna e Donne in nero Ravenna