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Studente aggredito a Lugo, il CNDDU: “La prevenzione comincia prima che il conflitto diventi violenza fuori e dentro le scuole”

L’aggressione di un quindicenne avvenuta nei giorni scorsi al Parco del Tondo di Lugo riapre una questione che va oltre la ricostruzione dell’episodio e le responsabilità che dovranno essere accertate dagli organi competenti: come riconoscere e affrontare per tempo i conflitti tra adolescenti, prima che possano trasformarsi in episodi di violenza.

A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che esprime preoccupazione per quanto accaduto e invita a concentrare l’attenzione anche sul ruolo educativo della scuola e sulla capacità degli adulti di intercettare eventuali situazioni di disagio o conflittualità.

La vicenda, ricordano dal Coordinamento, è ancora oggetto di indagine da parte dei Carabinieri. Saranno quindi gli organi competenti a ricostruire con precisione la dinamica, chiarire le ragioni dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità. Trattandosi inoltre di minorenni, il CNDDU richiama alla necessità di particolare cautela nella rappresentazione pubblica dei fatti, evitando interpretazioni anticipate e giudizi che spettano alle sedi competenti.

Il punto su cui il Coordinamento concentra la propria riflessione è però il rapporto tra quanto accade dentro e fuori dalla scuola. Un’aggressione avvenuta subito dopo la fine delle lezioni e in un luogo frequentato dagli studenti, osserva il CNDDU, non può essere considerata semplicemente come un fatto estraneo alla vita scolastica. Le relazioni tra ragazzi, infatti, proseguono anche oltre il cancello dell’istituto e con esse possono continuare incomprensioni, tensioni e conflitti.

Per questo, secondo il Coordinamento, la prevenzione passa anche dalla capacità della scuola di conoscere le dinamiche che si sviluppano all’interno dei gruppi. Non significa attribuire agli istituti una responsabilità per ogni comportamento che avviene fuori dai loro spazi, ma riconoscere alla scuola una funzione educativa che comprende anche la possibilità di cogliere segnali come isolamento, ostilità persistente, disagio o conflittualità.

Nel ragionamento del CNDDU trova spazio anche un altro elemento: la presenza di altri giovani nel luogo dell’aggressione. Secondo le informazioni disponibili, alcuni dei presenti avrebbero dato l’allarme.

Per il Coordinamento è un aspetto che merita attenzione anche sul piano educativo. Di fronte a una situazione di pericolo, sottolinea, non è necessario che un adolescente intervenga fisicamente, esponendosi a ulteriori rischi. È invece importante sapere come chiedere tempestivamente aiuto, rivolgersi a un adulto o alle autorità competenti e, quando necessario, riferire correttamente ciò che si è visto.

La prevenzione, prosegue il CNDDU, non dovrebbe però tradursi in iniziative occasionali organizzate soltanto dopo un episodio di cronaca. La gestione dei conflitti, la responsabilità personale e la consapevolezza delle conseguenze delle proprie condotte dovrebbero entrare stabilmente nella programmazione educativa, con modalità adeguate all’età degli studenti e alle caratteristiche dei diversi contesti scolastici.

Un’attenzione particolare, secondo il Coordinamento, dovrebbe riguardare anche gli spazi che circondano gli istituti e i momenti di ingresso e uscita da scuola: parchi, fermate dei mezzi pubblici, piazze e percorsi abitualmente frequentati dagli studenti. Sono luoghi nei quali la vita relazionale dei ragazzi continua e nei quali possono emergere situazioni che richiedono collaborazione tra scuola, famiglie, servizi territoriali, enti locali e forze dell’ordine.

Una collaborazione che, precisa il CNDDU, non dovrebbe diventare una forma di sorveglianza indiscriminata degli adolescenti, ma una presenza adulta consapevole e capace di intervenire quando emergano elementi concreti di criticità.

Nel documento viene richiamato anche il quadro normativo. Il CNDDU cita la legge 17 maggio 2024, n. 70, che ha modificato la legge 29 maggio 2017, n. 71, rafforzando le disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo e ampliando l’attenzione alle condotte aggressive.

Per il Coordinamento, gli strumenti previsti dalla normativa richiedono di essere inseriti in un’azione educativa continuativa, che coinvolga la comunità scolastica e le famiglie e consenta di affrontare tempestivamente le situazioni problematiche.

Da qui la considerazione che sarebbe riduttivo aspettare un episodio grave per interrogarsi sulla qualità delle relazioni tra gli studenti. La prevenzione, sostiene il CNDDU, si costruisce soprattutto nella quotidianità, attraverso osservazione, ascolto e capacità di intervenire sui segnali di disagio prima che possano evolvere.

Il Coordinamento invita inoltre a evitare letture generalizzanti sul mondo adolescenziale. Un singolo episodio, per quanto grave, non può essere utilizzato per descrivere un’intera generazione come violenta o incapace di riconoscere limiti e responsabilità. Una simile semplificazione, osserva il CNDDU, rischierebbe di allontanare l’attenzione dalla comprensione delle singole situazioni e dalla prevenzione.

Al ragazzo coinvolto e alla sua famiglia il Coordinamento esprime infine vicinanza, auspicando il pieno ristabilimento del giovane e che gli accertamenti in corso consentano di chiarire quanto accaduto. Per quanto riguarda eventuali responsabilità, il CNDDU sottolinea la necessità che gli accertamenti procedano nelle sedi previste dalla legge e nel rispetto delle garanzie proprie dell’ordinamento minorile.

Il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, conclude richiamando quella che definisce una responsabilità dell’intera comunità educante: intervenire prima che il conflitto diventi aggressione, riconoscere i segnali prima che vengano sottovalutati e aiutare gli adolescenti a comprendere che la violenza non può essere uno strumento per risolvere un contrasto, affermare il proprio ruolo nel gruppo o reagire a un’offesa.

È su questa capacità di prevenzione, più che sulle dichiarazioni successive ai fatti, che secondo il Coordinamento scuola, famiglie e istituzioni sono chiamate a misurare l’efficacia della propria azione educativa.