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Festival “Acqua”, Alternativa Bassa Romagna: “Fuori luogo in un territorio segnato dalle alluvioni. Chiarezza sui costi per i Comuni”

Alternativa Bassa Romagna contesta la seconda edizione del Festival “Acqua” e chiede alla Giunta dell’Unione di fare chiarezza sui costi indiretti sostenuti dai Comuni per la rassegna promossa da ATER Fondazione. Il capogruppo Matteo Parrucci ha presentato un’interrogazione a risposta scritta per quantificare l’impiego di strutture e personale pubblico, affiancando alla richiesta di trasparenza una critica sull’opportunità dell’iniziativa in un territorio ancora segnato dalle recenti emergenze alluvionali.

A finire nel mirino del gruppo è innanzitutto la comunicazione scelta per la seconda edizione. «Leggere sui canali social degli organizzatori lo slogan “Il secondo anno di ACQUA!” fa male ed è profondamente fuori luogo per un territorio ancora duramente provato dalle recenti emergenze alluvionali – afferma Parrucci –. Questo tipo di iniziative rischia di apparire come un anestetico per far abbassare la guardia su quello che conta davvero: la sicurezza dei nostri fiumi. Non servono salotti, conferenze o reading per spiegare ai residenti cosa significa l’emergenza climatica. Servono argini solidi, cantieri completati e risposte operative certe. Se non ci sarà il necessario cambio di passo sulla messa in sicurezza idraulica del territorio, di “anni di acqua” ne vedremo purtroppo altri, e non avranno nulla di teatrale».

Alla contestazione politica si affianca quella relativa all’impiego di risorse pubbliche. Nell’interrogazione Parrucci chiede infatti di quantificare l’impegno economico e organizzativo degli enti locali per questa seconda edizione.

Alternativa Bassa Romagna richiama quanto emerso, secondo il gruppo, dai dati ufficiali relativi all’edizione 2025: pur in assenza di contributi diretti, i Comuni avrebbero sostenuto oneri indiretti attraverso la concessione gratuita di piazze, teatri e sale pubbliche e l’impiego di personale comunale, tra tecnici, operai e addetti agli uffici comunicazione, per le attività di supporto alla rassegna.

«Visto che la rassegna è stata riproposta come appuntamento fisso per il secondo anno consecutivo, pretendiamo un quadro riepilogativo trasparente – conclude Parrucci –. Le ore di lavoro dei dipendenti comunali e l’utilizzo gratuito dei teatri pubblici sono risorse della collettività. Abbiamo chiesto alla Giunta di chiarire a quanto ammontano le mancate entrate e il tempo-lavoro sottratto alle attività ordinarie per questo ciclo di appuntamenti. In questo momento storico, le priorità dell’Unione e dei singoli Comuni devono essere la sicurezza idraulica e la tutela dei cittadini, non la fornitura di supporto logistico gratuito a rassegne che rischiano di fare mera retorica sulle emergenze».