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Confindustria Romagna, il presidente Riciputi rilancia “Città Romagna”: “Per crescere dobbiamo fare sistema”
Assemblea 2026

“Le imprese romagnole continuano a investire, innovare e competere anche in una fase complessa. Ma per crescere davvero serve una visione più ampia, quella proposta dal progetto Città Romagna: una piattaforma di collaborazione tra territori, imprese e istituzioni per affrontare insieme le sfide del capitale umano, dell’innovazione, delle infrastrutture e dell’attrattività”.

È uno dei passaggi centrali della relazione con cui il presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi ha tracciato ieri, 2 ottobre, al Pala de André di Ravenna, la direzione dell’associazione in occasione dell’Assemblea pubblica 2026, intitolata “Crescere per vivere”. Circa 300 tra imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e autorità hanno partecipato all’appuntamento, che quest’anno coincide anche con il decimo anniversario della nascita di Confindustria Romagna.

La fotografia che emerge dalla relazione è quella di un sistema produttivo che continua a investire e a competere, pur in un quadro internazionale complesso, segnato da guerre, tensioni geopolitiche, rincari energetici e delle materie prime e da una crescente incertezza che rende più difficile programmare gli investimenti.

“Un sistema che cresce, si consolida, evolve, anche se condizionato da fattori limitativi che non consentono di esprimere potenzialità molto più elevate”, ha osservato Riciputi, indicando nelle imprese medie e medio-grandi uno dei principali punti di forza del territorio: aziende caratterizzate da capacità di innovazione e internazionalizzazione, propensione all’investimento e risultati di miglioramento e crescita.

È da qui che prende forma la proposta di “Città Romagna”, con l’idea di considerare il territorio romagnolo come un unico ecosistema competitivo, una città diffusa e policentrica di circa un milione di abitanti, capace di mettere a sistema competenze, infrastrutture, università, imprese, turismo e patrimonio culturale. “La competizione oggi non avviene più tra singoli ambiti comunali, ma tra ecosistemi territoriali”, ha spiegato il presidente. La prospettiva indicata da Confindustria Romagna punta quindi su una maggiore integrazione e coordinamento, valorizzando le differenze dei territori.

Il progetto dovrebbe diventare una piattaforma di collaborazione tra territori, imprese e istituzioni sui grandi temi dello sviluppo: capitale umano, infrastrutture, innovazione, investimenti e attrattività, con attenzione anche ai sistemi portuali e aeroportuali, alla logistica, alla formazione superiore e universitaria e alla residenzialità.

Da qui anche la richiesta alla Regione di confrontarsi sul progetto di riordino amministrativo tenendo conto, nelle parole del presidente, della specificità romagnola e della necessità di creare condizioni normative e amministrative per un governo maggiormente coordinato del territorio.

Export, la forza della Romagna corre sulle medie imprese

numeri presentati all’assemblea confermano il ruolo delle medie e medio-grandi imprese nell’internazionalizzazione romagnola. L’analisi condotta da Confindustria Romagna riguarda circa 680 aziende associate, pari all’80% della base associativa.

Nel 2025 il campione analizzato ha registrato una crescita del fatturato del 4,5%, arrivato a circa 25 miliardi di euro, un incremento del margine operativo lordo del 5,5% e un aumento dell’export del 2,2%.

Le imprese tra 50 e 1.999 addetti generano l’88% del fatturato export delle associate, mentre quelle sotto i 50 addetti contribuiscono per il restante 12%. L’export rappresenta circa il 21% del fatturato complessivo ed è realizzato dal 40% delle imprese associate, con punte di eccellenza nei comparti della meccanica e meccatronica, agroalimentare, chimica, energia, plastica e cantieristica.

“L’analisi dimostra che la capacità di innovare, la velocità decisionale e la qualità organizzativa consentono anche alle imprese di media dimensione di conquistare posizioni di leadership sui mercati mondiali”, ha sottolineato Riciputi.

La soglia dei 50 addetti, ha spiegato il presidente, rappresenta spesso il passaggio decisivo per acquisire una struttura manageriale e commerciale adeguata a sostenere percorsi di crescita internazionale. Per Confindustria Romagna la priorità è quindi duplice: rafforzare la fascia delle medie imprese, considerata il cuore dell’export territoriale, e accompagnare le piccole aziende verso dimensioni e competenze che consentano di affrontare i mercati esteri.

AI ed energia, le altre sfide per le imprese

Accanto all’export, l’altra grande trasformazione è quella tecnologica. Per Riciputi l’intelligenza artificiale rappresenta una cesura destinata a cambiare profondamente l’organizzazione e i processi produttivi. La partita, però, non si gioca soltanto sui modelli disponibili, ma anche sulla capacità delle imprese di valorizzare i propri dati e le proprie conoscenze.

“Il differenziale competitivo sarà generato sicuramente dai modelli linguistici utilizzati, ma molto di più dalla unicità e distintività dei dati e delle conoscenze sviluppate nell’impresa e nella filiera”. Da qui la proposta di “federare” il patrimonio informativo delle imprese romagnole e di accelerare l’integrazione tra digitale, automazione, robotica e manifattura.

Resta poi il nodo dell’energia, indicato come uno dei principali fattori che oggi frenano la competitività. “L’energia è sì un fattore di economicità, ma anche di garanzia di continuità. Senza energia non c’è industria. Senza industria non c’è né sviluppo né benessere”.

Per il presidente servono interventi capaci di ridurre il divario di costo rispetto agli altri Paesi europei, aumentando al tempo stesso la produzione da fonti rinnovabili, le infrastrutture e la capacità di generazione.

Il confronto con Orsini e le conclusioni di de Pascale

Sul palco del Pala de André il confronto si è quindi spostato sulle prospettive del sistema industriale italiano. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è stato intervistato dal giornalista Alberto Orioli, mentre Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla SDA Bocconi, ha affrontato il tema dell’innovazione tecnologica, evidenziando come autonomia e indipendenza rappresentino oggi fattori decisivi per la competitività dei territori europei.

Orsini ha richiamato in particolare la necessità di una politica industriale europea più incisiva, con interventi sul mercato unico dell’energia, sul mercato dei capitali, sulla burocrazia e sulla competitività rispetto alla Cina.

A chiudere l’assemblea è stato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, che ha sottolineato la forza industriale e la vocazione internazionale della regione, ma anche le difficoltà legate al costo dell’energia, delle materie prime e dei carburanti.

De Pascale ha ricordato che sono ormai 30 i mesi consecutivi di calo della produzione industriale e ha indicato nelle infrastrutture uno dei nodi da affrontare, richiamando in particolare il deficit infrastrutturale della Romagna e la necessità di rafforzare i collegamenti a servizio del porto di Ravenna, della manifattura e del turismo. “Serve una risposta forte e condivisa, a tutti i livelli”, ha detto il presidente della Regione, sottolineando la necessità di una politica industriale nazionale e ricordando il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale sottoscritto con le forze economiche e sociali.

L’assemblea pubblica 2026 è stata anche l’occasione per celebrare i dieci anni di attività di Confindustria Romagna, nata nel 2016 proprio sulla spinta della visione di un sistema unico in un unico territorio.