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Fusignani (PRI): “Stipendi, oltre 5.600 euro di divario tra le province emiliano-romagnole. Servono politiche energetiche strutturali”

Il recente Geography Index Report stilato dall’Osservatorio JobPricing scatta una fotografia impietosa dell’Emilia-Romagna che merita una riflessione profonda e priva di demagogie. Se da un lato il recupero degli stipendi rispetto all’inflazione registrato nell’ultimo biennio rappresenta un segnale di vitalità per il nostro territorio, dall’altro il bilancio dell’ultimo decennio resta ampiamente negativo a livello regionale.

In Emilia-Romagna, pur a fronte di retribuzioni tra le più alte d’Italia, a fronte di una crescita salariale dell’11,7% nell’arco di dieci anni si è registrato un aumento dell’inflazione del 22,5%, con un saldo reale che segna un pesante -10,7%, penalizzando le famiglie e riducendo la competitività del nostro tessuto sociale.

Analizzando la graduatoria provinciale delle retribuzioni globali annue, emerge inoltre con chiarezza un’economia regionale che viaggia a due velocità diverse tra l’area emiliana e la dimensione romagnola e ferrarese. Da una parte troviamo il blocco emiliano guidato da Bologna al quinto posto nazionale (35.956 euro), seguita da Parma (7°), Modena (10°), Piacenza (12°) e Reggio Emilia (13°). Dall’altra parte si attesta il blocco composto dalla Romagna e da Ferrara, all’interno del quale Ravenna si colloca come capofila dal 36° posto (32.846 euro), precedendo Ferrara (40°), Rimini (60°) e Forlì-Cesena al 68° posto (30.262 euro).

Un divario interno che supera i 5.600 euro annui tra la prima e l’ultima provincia e che, sommato alla perdita di potere d’acquisto registrata persino a Bologna (-10,6% nel decennio), dimostra come l’intero territorio necessiti di politiche economiche e industriali mirate.

In questo scenario, la tenuta dei redditi e la ripartenza della competitività passano in modo ineludibile dal costo dell’energia, elemento che incide direttamente sui bilanci delle famiglie, delle imprese e sulle grandi infrastrutture strategiche, a partire dal Porto di Ravenna, hub fondamentale per l’economia dell’intera regione.

Valutiamo positivamente i recenti passi avanti e l’accordo tra Governo ed ENI volti al contenimento dei costi energetici, trattandosi di un intervento opportuno che dà una prima risposta alle sofferenze del sistema economico. Tuttavia, occorre essere chiari: tali misure rischiano di rivelarsi insufficienti e di fiato corto se non inserite all’interno di un vero e proprio piano energetico nazionale di lungo respiro.

L’Italia e l’Emilia-Romagna non possono continuare a rincorrere le emergenze con interventi congiunturali. Per difendere il reddito reale dei cittadini e garantire prospettive di sviluppo occorre che le politiche di calmieramento e di sovranità energetica divengano strutturali e trovino piena cittadinanza in una strategia condivisa a livello europeo. Senza una regia dell’Unione Europea capace di stabilizzare i costi nel tempo, le conquiste salariali continueranno a essere erose dall’impatto dei prezzi.

Eugenio Fusignani, Segretario regionale Pri Emilia-Romagna