Disastro Valle della Canna come e perchè: se ne discute il 14 novembre in Commissione Ambiente a Ravenna

La Commissione è stata convocata su richiesta di Lista per Ravenna, Lega e Forza Italia. Relatore sarà Alvaro Ancisi che avanzerà anche proposte di soluzione

Che cosa è effettivamente avvenuto e perchè nella Valle della Canna o Valle Mandriole fra settembre e ottobre 2019? Si poteva evitare il disastro ambientale? Di chi sono le responsabilità per la scomparsa di migliaia di anatidi? E che cosa si può e si deve fare in futuro per evitare che si verifichi un’altra grave moria? A queste domande proverà a fare chiarezza la Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Benessere animale del Consiglio comunale di Ravenna convocata per giovedì 14 novembre su iniziativa di Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia. Relatore in Commissione sarà Alvaro Ancisi (LpRa) che oggi 12 novembre ha tenuto una conferenza stampa (accanto a lui Massimiliano Alberghini della Lega, Alberto Ancarani di Forza Italia e Giancarlo Mariani esperto di Lista per Ravenna) per illustrare le basi della sua relazione e della eventuale discussione in Commissione a cui sono invitati a partecipare diversi enti e associazioni: ASOER; Associazioni dei cacciatori; Casa Matha; Centro per il recupero degli animali selvatici; ENPA, ISPRA; Italia Nostra, sezione di Ravenna; Legambiente; Servizio Aree Protette Regione Emilia-Romagna; WWF Ravenna. Ci saranno – precisa Ancisi – anche Andrea Liverani e gruppo assembleare di Lega Nord in Regione Emilia-Romagna; Daniele Camprini, naturalista; Giulia Gubertini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle; Giancarlo Mariani, di cui abbiamo detto; Giuliano Garavini, presidente commissione Ambiente Consiglio territoriale Sant’Alberto.

Valle della Canna

DISASTRO AMBIENTALE NELLA VALLE DELLA CANNA – ANALISI DELLE CAUSE

Ancisi in premessa precisa di “volersi soffermare sulla Valle Mandriole (qui detta “della Canna”, come usualmente) per evidenti ragioni pratiche e contingenti, pur essendo più corretto affrontarne le problematiche in stretta relazione e integrazione con quelle delle circostanti zone umide di Rete Natura 2000, soprattutto con Punte Alberete, ma anche col Bardello (vedi la relazione del Servizio Aree Protette della Regione Emilia Romagna del 1° agosto 2018).”

I fattori scatenanti del disastro secondo Ancisi si possono riassumere “nel periodo di tre mesi in cui, nella scorsa calda stagione, il livello d’acqua della valle è stato lasciato ridursi fino ai limiti di guardia, in combinazione con temperature elevate. Ciò ha causato sia una elevata presenza di uccelli, sia anossia e quindi botulismo, trasformando la valle in una trappola mortale.”

“La causa strutturale – dice Ancisi spalleggiato tecnicamente da Mariani – sta nella mancata programmazione dei livelli idrici, nel loro mancato controllo e nel mancato flussaggio dell’acqua dentro la valle. Fino a quindici anni fa era attivo un sifone che, passando sotto il fiume Lamone, permetteva l’apporto e il ricambio idrici, ma che da allora ha smesso di funzionare. Il sifone, che non era di per per sé la soluzione ideale, è comunque collassato. L’alternativa è diventata la canaletta ex Anic che porta acqua dal Fiume Reno all’acquedotto industriale di Ravenna, le cui porte d’ingresso e d’uscita non sono però adatte al flussaggio essendo pressoché contigue. Questo fatto, unito alla mancata programmazione e all’assenza di una presa d’acqua sempre disponibile per la valle, fa sì che ad ogni estate essa vada in secca. Era già successo nel 2015 e nel 2017, quando si registrò una moria di pesci. Peraltro, anche in questo caso, come per il Lamone, i diritti di utilizzo sono in capo a un soggetto privato (Ravenna Servizi Industriali), che può concedere le acque in modo occasionale, senza che possano essere programmati gli interventi di gestione idraulica.”

“Dal 2013, quando è cessata, sia per la Valle della Canna che per Punte Alberete, la gestione da parte dell’associazione di volontariato ambientalista denominata “L’Arca”, soggetta agli indirizzi e alla vigilanza dell’ente Parco del Delta del Po e del Comune di Ravenna, non si è avuta notizia di alcuna efficiente gestione idraulica della valle, – continua Ancisi – lasciando così che le acque letteralmente marcissero, con la morte conseguente di tonnellate di piante acquatiche e pesci. Questo sta comportando per i due luoghi l’estinzione di centinaia di specie di piante, invertebrati e vertebrati, tra cui numerosi protetti dalle direttive europee 92/43 e 9/147, e la scomparsa di “habitat” protetti ai sensi della 92/43. Si ricordi che la Valle della Canna è anche zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.”

“Che la situazione degenerasse a disastro ambientale si deve anche, evidentemente, all’inadeguata vigilanza da parte di chi, in questi anni, ha avuto in carico la gestione della valle. Ciò non ha consentito di adottare gli interventi atti a limitare al massimo i danni, immettendo tempestivamente nella valle acqua non contaminata. I primi decessi di uccelli, già riferiti da settembre, avrebbero dovuto far scattare immediatamente gli allarmi. Il direttore del Parco del Delta del Po, lamentando di non essere stata informata di nulla, ha detto: “Pare che ci fossero carcasse di uccelli già da due settimane, ma non ho avuto segnalazione da nessuno”. Peggio. Agli inizi di settembre (forse il 5, ndr), sette carcasse di anatre erano arrivate all’Istituto Zooprofilattico, dalle cui analisi di competenza sono risultate positive ai clostrìdi, produttori di tossine botuliniche.” I risultati delle analisi sarebbero stati già disponibili verso la metà di settembre sempre secondo Ancisi.

valle della canna

LE MANCHEVOLEZZE DELLA GESTIONE

“Chi doveva immettere acqua nella valle della Canna prosciugata? Perché l’oasi naturale non è stata “allagata”? E che senso ha parlare di emergenza dovuta al caldo quando da anni quella valle in estate resta a secco? Chi doveva informare chi? E perché nessuno ha detto e poi fatto nulla?
Al netto delle polemiche sono queste le domande alle quali chi ama la valle esige una risposta. Non potendo né dovendo darsi le risposte in questa sede, possono essere utili i seguenti riferimenti, dice Ancisi.

“Lo stato perdurante di criticità del comprensorio ambientale della Valle Mandriole è ben noto ed è stato autorevolmente trattato e approfondito a livello locale. – insiste Alvaro Ancisi – Nel 2018 il Comune di Ravenna ha costituito un tavolo tecnico consultivo finalizzato alla gestione integrata delle zone naturali a nord di Ravenna. Il tavolo si è riunito in seduta preliminare l’11 luglio e in prima (finora ultima) seduta il 26 settembre 2018. Il 23 novembre dello stesso anno, co-organizzato dal Comune, si è svolto il convegno “Le Oasi palustri ravennati: un paesaggio instabile e minacciato”. Sono intervenuti docenti universitari, biologi, ornitologi, ecc. Nell’occasione è stato redatto da Giorgio Lazzari dell’Arca, un “Contributo alla conoscenza della gestione delle zone umide di acque dolci. Punte Alberete, Valle Mandriole, Bassa del Bardello”, seguito dalla pubblicazione “Sedimenti e torbidità di origine fluviale nell’evoluzione delle zone umide di acqua dolce del territorio ravennate, Punte Alberete e Valle Mandriole”: sunti di oltre 30 anni di studi ed esperienza diretta nella gestione di Punte Alberete e della Valle della Canna, a cui si aggiunge, appena stampato: “Acqua alle Valli, un problema irrisolto – cronaca di un disastro ambientale annunciato”, in cui sono raccolti i numerosi appelli e segnalazioni, a partire dal 1998, inviati agli enti interessati dall’Arca, nel tentativo di prevenire ciò che sarebbe successo alle due preziosissime zone umide.”

“È vigente, in forma vincolante, il Piano di gestione del sito di Rete Natura 2000 Punte Alberete-Valle Mandriole, approvato una prima volta dall’ente regionale Parco del Delta del Po nel 2013 e riapprovato nel 2018, in cui sono puntualmente indicate le criticità del sito e dettate le relative soluzioni. – continua l’illustrazione puntuale e puntigliosa di Ancisi – Una gestione tesa a conservare uno status quo ecologico nel tempo necessita di una presenza continua, interessata in particolare alla gestione dei livelli, al controllo della torbidità delle acque e alla possibile ingressione di acqua salata, al monitoraggio della flora e della fauna, alla manutenzione e al controllo dei manufatti di regolazione, pronta infine all’esecuzione tempestiva degli interventi proposti nel Piano di gestione stesso. Da allora ad oggi non solo non risulta effettuata la gran parte degli interventi, mentre la regolazione dei livelli mostra segni di disattenzione. Il già basso livello dell’acqua scelto dopo il 2013, è risultato ulteriormente abbassato, tanto che negli ultimi 16 mesi la media è scesa a 11 centimetri.”

“Lo stesso Piano di Stazione del Parco “Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna”, approvato, dopo trent’anni dall’istituzione dell’ente, con deliberazione della Giunta regionale n. 947 del 18 giugno 2019, – precisa Ancisi – raccomanda di “prestare attenzione alla gestione dei livelli ed alla qualità delle acque delle zone umide, all’ interno del sito di Rete Natura 2000 SIC-ZPS IT4070001 “Punte Alberete, Valle Mandriole”, in particolare nei biotopi di Punte Alberete e Valle Mandriole, soprattutto al fine di evitare danni alla riproduzione delle specie ornitiche presenti e al mantenimento degli habitat presenti”. Quella attenzione dunque è mancata.”

Ancisi aggiunge poi che è attiva dal 12 giugno 2018, a scopo di gestione di tale sito di Rete Natura 2000 “una convenzione tra la Giunta comunale di Ravenna e il Parco, nel cui comitato esecutivo il Comune è rappresentato dal sindaco Michele de Pascale e dalla collaboratrice esterna dell’Amministrazione comunale Mara Roncuzzi, assunta alle dipendenze del Gabinetto del sindaco stesso. Con questo atto formale, il Comune si è impegnato tra l’altro a: “provvedere alla manutenzione ordinaria in proprio o tramite terzi”;“garantire la corretta circolazione delle acque e dei livelli ottimali tramite il proprio personale”; “svolgere attività di controllo della funzionalità delle aree e strutture condivise, con personale proprio o appositamente incaricato”; collaborare con il Parco “alla realizzazione di progetti e/o interventi di ripristino ambientale e/o manutenzione straordinaria da effettuarsi nelle aree e contribuire finanziariamente alla loro realizzazione compatibilmente con le risorse disponibili”; “concordare” col Parco stesso “il programma per la gestione ordinaria e straordinaria, la cui copertura finanziaria sarà definita nei modi e negli importi in sede di predisposizione del programma”. Non si ha notizia che questa vigorosa reciproca serie di impegni fondamentali abbia avuto applicazione nei fatti” chiosa Ancisi.

Valle della Canna

LE PROPOSTE PER SUPERARE L’EMERGENZA

Lista per Ravenna, Lega e Forza Italia esprimono “riconoscenza ai volontari, soprattutto delle associazioni dei cacciatori, che, grazie all’impegno espresso nel gravoso compito loro affidato, hanno raccolto (il 2, il 4 e l’8 mattina di ottobre) oltre 2.200 uccelli morti e 200 vivi entrando nel cuore della valle della Canna con le batane (tipiche imbarcazioni vallive), così contribuendo al recupero di 160 anatidi, sopravvissuti poi al botulino in virtù delle cure del Centro per il recupero degli animali selvatici (CRAS).

Giancarlo Mariani che fa periodici censimenti degli uccelli presenti nella valle per conto di ASOER e ISPRA ha riferito che aveva censito circa 3.800 esemplari di azavole nel mese di settembre che si erano ridotti a 200 esemplari circa dopo la grave crisi di ottobre.

Ma l’emergenza non è finita. Il numero totale delle vittime del contagio non si potrà mai determinare, dicono Ancisi e Mariani perchè “l’innalzamento del livello idrico è stato operato prima che le carcasse fossero tutte state asportate, dimodoché moltissime sono rimaste nel fondale della valle della Canna. Probabilmente gli uccelli morti sono molti di più, forse il doppio, dei duemiladuecento raccolti. Nei giorni in cui, per scelta del tavolo di esperti, l’accesso alla valle non è stato possibile, il livello dell’acqua è stato deliberatamente alzato, sommergendo dunque gran parte delle carcasse. In tal modo, la tossina botulinica, presente nelle larve delle mosche sugli uccelli morti, è rimasta copiosamente sul posto. Numerosi studi attestano che, se si lasciano le carcasse di uccelli morti per botulismo sommerse, si ha un’alta probabilità di nuova diffusione del botulismo nel successivo periodo estivo, quando i livelli dell’acqua ridiscenderanno, soprattutto se non si provvederà a gestire finalmente in modo scientificamente supportato e tecnicamente adeguato i flussi e i livelli idrici della Valle della Canna e della confinante Punte Alberete.”

Secondo Ancisi e Mariani occorre al riguardo che “il Parco certifichi formalmente, col supporto di ARPAE, assumendosene la responsabilità, che il rischio di infezione dal botulino è terminato, o da quando lo sarà; ma soprattutto che Regione, Parco e Comune di Ravenna siano in grado di dare risposte certe e comprovate su come intendono fronteggiare e risolvere il rischio che anatidi giunti da altre zone umide ne allunghino, se non ora (a valle disertata), prossimamente, la già gravissima moria.”

Per dire come recuperare e poi consolidare la salubrità dissestata della Valle della Canna – dicono sempre Ancisi e Mariani – ci si potrebbe limitare a valutare all’incontrario (nel senso che occorre colmarle) le “manchevolezze della gestione” già denunciate dando corso, in particolare, alle prescrizioni del Piano di gestione del sito di Rete Natura 2000 Punte Alberete-Valle Mandriole, del Piano di Stazione e della convenzione tra la Giunta comunale di Ravenna e il Parco.

Ma Ancisi e Mariani per conto di Lista per Ravenna, Lega e Forza Italia fanno questa proposta: “Innanzitutto, se il Comune di Ravenna e l’ente Parco non sono attrezzati o non intendono attrezzarsi, sotto il profilo delle risorse umane e tecnico-scientifiche, a mantenere in mano pubblica la gestione della Valle della Canna e (non disgiungibile) di Punte Alberete, si deve dar corso immediatamente ad un bando di gara per affidarla a terzi, fermo restando che la mano pubblica deve comunque disporsi, attrezzandosi dovutamente, per svolgere al meglio, con intensità e costanza, le funzioni che le spettano, non delegabili, di regolazione, indirizzo, vigilanza, controllo e applicazione delle sanzioni dovute ad eventuali inadempienze od omissioni del nuovo gestore.  Ma tutto potrebbe risultare insufficiente, se non si scioglie alla radice, per l’intero sito Punte Alberete-Valle Mandriole, il nodo delle capacità e della qualità di immissione e circolazione idraulica. Di importanza strategica sarebbero: sbarrare il fiume Lamone a valle del sistema paludoso, per interrompere così la risalita del cuneo salino e creare un ulteriore bacino di accumulo di acque dolci disponibili;  acquisire i diritti di presa delle acque del fiume Lamone dallo sbarramento del Carrarino; dato che la presa delle acque del Reno accanto allo scarico della palude non ne permette alcun deflusso, realizzare per la Valle della Canna una presa d’acqua dal fiume Lamone, alla pari di quella attuale che alimenta Punte Alberete sull’argine destro. La soluzione da preferire potrebbe essere, secondo alcuni, la costruzione della presa sull’argine sinistro, a monte dello sbarramento del Carrarino, con la quale, tramite la savanella o un tubo, la valle verrebbe alimentata dall’angolo sud/ovest, in perfetta contrapposizione con lo scarico verso lo scolo Rivalone: per mantenere stabile il livello dell’ invaso in caso di flussaggio o di forti eventi meteo, basterebbe costruire un semplice stramazzo regolabile, che assorbirebbe in automatico tutte le variazioni della quota idrica. Pare evidente che quanto sopra richiami le disponibilità dirette della Regione e di Romagna Acque.”

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Alan

    Nulla di impossibile in un paese normale.
    Speriamo bene.
    Dal Lamone non mi sembra cosa impossibile.
    Pensare che era uno dei,pochi posti dove si trovavano ancora I lucci.
    Complimenti alle amministrazioni cialtrone che hanno permesso questo sfascio.

  2. Scritto da daniele strada

    Perchè il Sindaco non vuol capire che basterebbe un semplice stramazzo ??!

  3. Scritto da maria teresa

    Mi auguro che tutti collaborino VERAMENTE e concretamente al recupero e bonifica della valle …e non che le proposte finiscano nel dimenticatoio e che quindi l’anno prossimo ci ripresenti il dramma VERGOGNOSO di questa estate!