Gianandrea Baroncini sulla Valle della Canna: faremo tutto il possibile per scongiurare un’altra crisi nel 2020

Le azioni messe in campo attraverso Regione, RSI e Romagna Acque dovrebbero portare a un netto miglioramento della situazione idrica della valle in breve tempo

Sulla vicenda della Valle della Canna caratterizzata da una vera e propria strage di uccelli, causata da un’epidemia di botulino, si sono sentite molte voci, hanno circolato diverse versioni, sono volate accuse. Ambientalisti e cacciatori puntano il dito gli uni contro gli altri. L’opposizione contro la maggioranza. E tutti puntano il dito contro Regione, Parco del Delta e Comune di Ravenna. La Magistratura ha aperto un fascicolo d’indagine. La versione del Comune di Ravenna è rimasta nel frattempo in ombra. Allora, superata la fase più critica, abbiamo deciso di chiedere il suo punto di vista all’Assessore all’Ambiente di Ravenna Gianandrea Baroncini.

L’INTERVISTA

Assessore Baroncini, fra settembre e ottobre è accaduto qualcosa di molto grave nella Valle della Canna. Ne conviene anche lei?

“Sì, è un fatto che ha colpito e addolorato tutti quelli che hanno a cuore la valle, e non solo. Un fatto che dimostra come ambienti di questo tipo, molto fragili, con una biodiversità molto articolata e un equilibrio complesso, ambienti di transizione tenuti in vita artificialmente, subiscano pressioni ambientali esterne molto più forti degli ambienti naturali stabili e quindi necessitino di particolari cure e attenzioni.”

Possiamo cercare di stabilire anche l’entità di quanto accaduto? Cioè quanti uccelli sono morti? Il Parco parla di circa 2.200 esemplari. Gli ambientalisti dicono che la cifra potrebbe aggirarsi fra i 4 e i 5.000 esemplari. Dove sta la verità?

“La stima a cui mi attengo io è quella dell’effettivo conteggio. Quando si è provveduto su indicazione di Ausl Romagna a rimuovere tutte le carcasse presenti in zona, con un lavoro difficile, al quale hanno collaborato tutti gli enti e i volontari, che voglio ringraziare, si sono rinvenute e rimosse complessivamente 2.134 carcasse. Si aggiungano i 30 uccelli morti fra quelli sintomatici, quindi il numero complessivo è di 2.164. In gran parte arzavole. Dai successivi sopralluoghi si può affermare che quasi la totalità degli uccelli deceduti è stata rimossa.”

Quanti uccelli sieti riusciti invece a salvare?

“Circa 170”

Daniele Camprini, uno storico ambientalista ravennate, nella Commissione Ambiente del Comune ha parlato della più grave strage di uccelli causata dal botulino in Italia negli ultimi anni. Le risulta?

“Sinceramente non lo so. Non ho elementi per confermare né per smentire. Possiamo solo dire che quanto accaduto ci deve servire per fare in modo che non accada più.”

Regione, Comune Parco. Parco, Regione Comune. Qual è la catena delle responsabilità per quanto è accaduto, secondo il suo punto di vista?

“Non posso dire nulla.”

Per via dell’indagine della Magistratura in corso?

“Esattamente.”

Sappiamo comunque che la crisi dell’estate 2019 in questo biotopo di transizione, con un equilibrio molto delicato, si è verificata per una causa precisa: a un certo punto l’acqua non è stata più immessa nella valle perché RSI doveva effettuare lavori sulla sua canalina che alimenta anche la valle e poi nel giro di qualche settimana la Valle della Canna ha fatto registrare una scarsa quantità di acqua, il surriscaldamento dell’acqua dovuto alle alte temperature, l’anossia e, da ultimo, la crisi da botulino che ha provocato la moria di uccelli. È una ricostruzione corretta anche se sommaria?

“Vediamo. La canaletta dell’Anic in gestione a RSI Ravenna Servizi Industriali doveva essere sottoposta a lavori di manutenzione, per cui abbiamo immesso grandi quantità di acqua nella valle fino al 9 agosto 2019 per poi sospendere e consentire di effettuare quei lavori.”

Improcrastinabili?

“Sì. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che si tratta di un privato, che ha tutto il diritto e dovere di effettuare gli interventi di manutenzione che programma. Abbiamo ritenuto di immettere tutta l’acqua possibile fino al 9 agosto (1.500.000 mc), perché era l’unica cosa che potevamo fare, per non lasciare la valle senz’acqua per 3/5 mesi. C’è da dire che nella serie storica, mai oltre la fine di agosto e i primi di settembre si era presentata la necessità di immettere acqua. Quest’anno invece abbiamo avuto un’estate caldissima e, soprattutto, con alte temperature sul finire dell’estate.”

In sostanza si è creata una situazione ambientale molto particolare.

“Direi proprio di sì.”

L’estate è stata la più calda di sempre.

“Esatto. E molto calda proprio sul finire, nel periodo in cui l’acqua non è più stata fatta affluire alla valle per le ragioni che si dicevano.”

Già, ma perché non ci si è accorti prima che stava succedendo qualcosa di grave e non si è intervenuti per evitare la moria degli uccelli?

“Noi ci siamo accorti, con le nostre guardie pinetali, dei primi uccelli morti all’inizio del mese di settembre. Ma non si tratta di un fatto straordinario, succede di trovare nelle valli uccelli morti. Non è raro.”

L’allarme però è scattato solo un mese dopo, a inizio ottobre.

“Sì. Ma subito abbiamo recuperato quelle prime carcasse e per precauzione le abbiamo inviate all’Istituto Zooprofilattico per le analisi del caso. I risultati sono arrivati il 2 ottobre. Nel frattempo ci eravamo già mossi, perché l’1 ottobre avevamo riscontrato in valle molti casi di uccelli morti o malati che lasciavano pensare al botulino e avevamo già convocato per il 3 ottobre mattina il tavolo degli enti interessati alla gestione della valle.”

Gli ambientalisti dicono che probabilmente molte carcasse sono rimaste sul fondo, perché per fare fronte all’emergenza a quel punto si è immessa acqua e sono stati sommersi gli uccelli morti. Il che può significare non solo che gli uccelli morti sarebbero di più rispetto a quelli recuperati, ma anche che l’anno prossimo aumenta il rischio di un’altra crisi da botulino nella valle. Lei che ne pensa?

“Visti i livelli dell’acqua e dato che le carcasse galleggiano per vari motivi, siamo ragionevolmente convinti che non possano essere affondate carcasse di uccelli morti. Precisiamo poi che un rischio zero per il botulino non esiste in zone umide come queste con un equilibrio ambientale molto difficile e precario, come ho cercato di spiegare. Ci sono studi, aggiungo, che dicono che gli anni successivi a episodi di botulino sono anni ancora più delicati e a rischio e, quindi, senza entrare in questioni squisitamente tecniche, posso dire che abbiamo ben presente questa eventualità. Infatti, non abbiamo escluso che l’anno prossimo si possa procedere a un’azione programmata di prosciugamento della valle e di bonifica, sapendo allo stesso tempo che quest’azione poi può creare un problema alla fauna ittica, perché anche per i pesci c’è il rischio botulino. Valuteremo il da farsi insieme a tutti gli enti interessati, all’ISPRA. C’è l’interessamento dell’Istituto Superiore di Sanità alla valle come caso di studio per i picchi botulinici. Insomma, faremo tutte le valutazioni del caso, insieme ai portatori d’interesse della Valle della Canna, per affrontare al meglio la prossima stagione.”

Valle della Canna

 

In queste settimane è emersa questa diatriba cacciatori vs ambientalisti. I primi dicono: quando c’eravamo noi la Valle della Canna non presentava questi problemi. I secondi dicono: ma noi avevamo detto che le cose così non andavano e non siamo più lì come volontari ormai da diversi anni, da quando non è stata più rinnovata la convenzione ad Arca. Già, perché non ci sono più i volontari?

“Arca era un soggetto di volontariato che rispondeva a un contratto di servizio. Al momento del mio insediamento (nel 2016, ndr) non era in atto più alcuna convenzione o patto di servizio.”

Ora, se non ho capito male, un bando è stato assegnato.

“Nel giugno 2018 abbiamo firmato uno schema di convenzione fra il Comune di Ravenna e l’Ente Parco del Delta del Po per la gestione integrata del distretto ambientale della zona nord di Ravenna, quindi Museo NatuRa, Valle della Canna, Punte Alberete, Ca’ Vecchia e così via. A seguito di questa convenzione abbiamo fatto un bando per la gestione di queste aree e strutture: l’iter si sta chiudendo in questi giorni con l’aggiudicazione a Atlantide. Preciso che il bando ovviamente non prevede l’impegno di Atlantide nella gestione idrica, quella resta in capo al Parco con la collaborazione del Comune .”

Comunque la presenza di questo personale potrà aiutare, non è così?

“Io credo che aiuti. Nel senso che c’è bisogno del contributo di tutti. Come abbiamo fatto tutti insieme per fronteggiare l’emergenza di ottobre, credo che sarebbe opportuno anche collaborare per affrontare le sfide del futuro nella gestione della valle, senza avere sempre la testa rivolta all’indietro e restare prigionieri delle recriminazioni.”

E per dare una risposta ai problemi di equilibrio idrogeologico della valle che soluzioni pensate di adottare?

“In primo luogo c’è un lavoro che stiamo facendo con la Regione Emilia-Romagna per avere riconosciuta l’autorizzazione alla fornitura di acqua a scopo naturale per queste aree, lavoro che vede coinvolti anche CER e Romagna Acque. Questo consentirebbe di avere la garanzia di una buona fornitura di acqua dolce da immettere nella Valle della Canna. Percorso questo avviato già 3 anni fa.”

È la soluzione decisiva?

“No, ma è molto utile. In ogni caso io invidio le persone che hanno così tante certezze sulle soluzioni da adottare per ambienti naturali per loro natura incerti e in equilibrio sempre precario, come quelli di cui stiamo parlando. Il discorso con la Regione di cui parlavo è aperto da molti anni e adesso siamo finalmente in dirittura d’arrivo. Poi ci sono interventi in regime compensativo che RSI e Romagna Acque faranno su nostra richiesta per contribuire a migliorare il flussaggio dell’acqua nella valle. Stiamo concordando con RSI di ripristinare una seconda paratoia in entrata nella valle dal lato opposto rispetto alla paratoia oggi in funzione, quindi sdoppiando i punti di immissione dell’acqua. A Romagna Acque stiamo chiedendo di ripristinare il famoso sifone sotto il Lamone che pesca acqua dolce dal canale Carrarino e la immette nella valle, ottenendo quindi un ulteriore punto d’immissione di acqua.”

Che cosa mi dice invece della soluzione di realizzare un nuovo canale conduttore di acque del Lamone da far affluire alla valle, proposta da ATC?

“Quello sarebbe un ottimo intervento ma è molto costoso. È simile al progetto, presentato dal Parco come Life2011, di realizzare una chiusa sul Lamone più a valle dell’attuale per limitare il cuneo salino e poter alimentare la valle dal Lamone che aveva un costo di 3 milioni di euro. Sarebbe una soluzione certamente più forte ma, ripeto, molto onerosa. Io sono per fare le cose possibili subito, perché invece questa soluzione oltretutto richiederebbe tempi molto più lunghi di realizzazione. Il che non esclude a priori che un intervento del genere non possa essere preso comunque in considerazione.”

Invece i tre interventi di cui mi parlava che tempi hanno?

“Le azioni messe in campo attraverso Regione, RSI e Romagna Acque dovrebbero portare a un netto miglioramento della situazione in breve tempo.”

Già nel 2020?

“Se non saranno già operative per la stagione prossima lo saranno per quella successiva. Ma l’altra opera proposta richiederebbe almeno un quinquennio per progettazione, finanziamenti, realizzazione.”

Dopo questa crisi un partito della maggioranza, il Pri, ha posto un tema: Ravenna deve uscire dal Parco del Delta la cui gestione oggi è tutta sbilanciata sulle aree ferraresi e costituire un proprio parco, tutto ravennate, mettendo insieme le zone umide di Ravenna e di Cervia. Insomma il Pri sfiducia il Parco. Secondo lei il Parco del Delta del Po oggi fa bene il proprio mestiere?

“Nei limiti delle condizioni e delle dotazioni di mezzi date, direi di sì. Se il Parco avesse il doppio dei finanziamenti dalla Regione o dal Ministero potrebbe certamente fare molto di più, questo è lapalissiano. Se il sistema paese decidesse di investire di più su queste emergenze ambientali farebbe solo bene. Ma non lo fa o non è in grado di farlo.”

Ma il Pri sostiene che il Parco fa bene soprattutto a Ferrara, molto meno a Ravenna. Perciò vuole fare un parco tutto ravennate. Lei che ne pensa?

“È legittimo, io però penso che per le dinamiche attuali ritornare al piccolo è bello potrebbe essere un’idea non proprio vincente e lungimirante rispetto alla gestione di aree così complicate e delicate, soprattutto alla luce dei grandi cambiamenti climatici che interessano grandi territori.”

Se non capisco male, lei dice che piuttosto vale la pena rafforzare e migliorare il Parco del Delta.

“Sì. Che poi si debba magari fare valere di più la voce di Ravenna dentro la gestione dell’Ente Parco del Delta e la presenza del Parco nella nostra Provincia, sono d’accordo.”

Un’ultima domanda che poteva essere anche la prima e potrebbe racchiuderle tutte. Parliamo spesso di vocazione turistica di Ravenna e di valorizzazione del turismo ambientale, valli, pinete, percorsi pedonali, piste ciclabili, canoe, birdwatching… e così via. E poi però ci piomba fra capo e collo una crisi come quella dell’estate del 2019 con la moria di migliaia di uccelli e si evidenzia lo stato comatoso della Valle della Canna che dovrebbe essere un punto di eccellenza. Qui c’è un corto circuito. Qualcosa non torna e non funziona.

“La Valle della Canna è una piccola parte delle nostre aree naturali di pregio che stiamo cercando di valorizzare con progetti, con la ricerca di finanziamenti, con stanziamenti del Comune, con interventi. Per esempio abbiamo in campo il Progettone sulla Baiona, che abbiamo già presentato agli ultimi tre ministri in due anni, per ottenere il finanziamento da 5 milioni di un’opera che sarebbe risolutiva per quell’area e che per la sua entità non è alla portata dell’ente Comune. Ci sono altri interventi molto importanti come il Parco Marittimo che avrà percorsi di collegamento con le valli retrostanti, c’è l’assegnazione ad Atlantide della gestione delle aree naturali a nord in chiave turistica e didattica, sono tutti progetti per valorizzare e far crescere il turismo naturalistico, il turismo slow. Poi stiamo facendo altri interventi sulle pinete, sulle aree verdi, sui parchi urbani.”

Mi sta dicendo che state facendo tutto il possibile e che non c’è contraddizione fra progetti di valorizzazione e crisi nella Valle della Canna?

“Sì. L’obiettivo è per noi ben chiaro. Tutte queste cose che stiamo facendo sono coerenti con la nostra politica per l’ambiente e il turismo. Certo l’episodio accaduto nella Valle della Canna ci addolora e ci pone delle sfide nuove, perché sappiamo che i problemi ambientali richiedono attenzione e competenze sempre più alte, anche per le trasformazioni climatiche che sono sotto gli occhi di tutti. Ma non c’è contraddizione rispetto alla nostra politica e non c’è sottovalutazione del problema.”

Mi ha già detto che non si può escludere a priori il ripresentarsi del botulino nel 2020 nella Valle della Canna. Ma ci può quantomeno garantire che la vigilanza sarà tale da consentire un intervento immediato per limitare al massimo i danni?

“Per quanto riguarda le nostre competenze, posso garantire che faremo tutto il possibile.”

Alzavola o Arzavola

Alzavola o Arzavola (Foto M. Ravasini)

Commenti

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  1. Scritto da Associazione WWF Ravenna

    quanta ipocrisia di palazzo……
    Quando oltre due anni fa in un incontro presso l’assessorato informammo Lei e il dott. Gregorio della annosa mancanza di gestione dei livelli idrici di valle della canna e di punte alberete, con l’ipotesi che in valle della canna potesse manifestarsi un evento di botulino, vi arrampincaste sugli specchi per trovare le giustificazioni ad una gestione inesistente.
    Così come sono rimaste senza risposta le segnalazioni inviate negli ultimi anni da diversi soggetti al comune e al parco del delta sempre sulle problematiche delle ULTIME due zone umide di acqua dolce a Ravenna. (vedi anche il volume Diamo acqua alle valli recentemente pubblicato dall’associazione ARCA). Assessore Baroncini scriva pure a Babbo Natale le sue promesse di essere più bravo nel 2020….

  2. Scritto da cromwell

    Ma non è il territorio meglio amministrato d’Europa?

  3. Scritto da Ildelfino

    Ma come il sig. Camprini è come lui molti altri sono a conoscenza dettagliata dello storico dei nostri ambienti in particolare questa devastazione annunciata da tempo, e il responsabile dell’ambiente del nostro comune colui che deve monitorare problematiche di gran lunga inferiori non sa cosa fare cavandosela con un “ non ricordo” ???? Ma stiamo scherzando !!!! Si il privato ( anche se personalmente sono assolutamente contrario alla gestione privata di questo problema ) deve effettuare le manutenzioni previste ma certamente non in quel particolare momento di massima vulnerabilità per quel territorio e la sua fauna, Non è vero che vi eravate accorti di questa moria e se non per MERITO di qualche volontario nessuno si sarebbe mai accorto di questa strage. Certo che quando quelle zone erano gestite da ambientalisti “ VERI “ questo non è mai successo e io me lo ricordo molto bene a differenza di qualcun altro !!!! Gare di appalto per la gestione ??? MI PUZZA MOLTO ! Negli appalti vince sempre chi “suona più forte” …….. Se li parco è gestito bene direi proprio di NO SECCO questa è una dimostrazione, non parliamo poi di punta Alberete che nessuno o pochi sanno bene cosa succede là dentro. Queste sono zone di pregio cultura tradizione turismo e andrebbero rispettate in quanto tali e voi che le gestite parco regione comune avete dimostrato il valore che gli attribuite. La coerenza in politica quantomeno in questo caso non combacia con i fatti e non è stata dimostrata alcuna competenza in merito e i fatti lo dimostrano ampiamente. Mi ritengo profondamente offeso e deluso di tutto questo ma sopratutto come ambientalista calpestato per me è per il futuro di tutti i ravennati che amano e conoscono benissimo quei posti.