Pronto Soccorso di Ravenna: il nuovo primario è il dott. Andrea Morelli

Stefano Busetti (Direttore sanitario Ausl Romagna): "Trattiamo numeri enormi di pazienti, una percentuale di criticità è fisiologica"

È stato presentato oggi, giovedì 16 gennaio, il nuovo direttore dell’Unità Operativa di Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza di Ravenna, dott. Andrea Morelli, che succede alla “storica” primario, dottoressa Maria Pazzaglia, della quale ha ricoperto le funzioni dalla data del suo pensionamento.

“Si tratta di un professionista noto a Ravenna – lo ha introdotto Stefano Busetti, direttore sanitario dell’Ausl Romagna – dove ha trascorso quasi interamente la sua carriera. Per l’Ausl Romagna questa è una nomina importante: chiudiamo la copertura di tutti i pronto soccorso dell’azienda che sono 7. Ora tutti hanno un primario stabile in ruolo”.

Laureatosi in Medicina all’Università di Bologna nel 1984, il dott. Morelli ha poi conseguito la specializzazione in “Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio”, sempre presso l’Alma Mater. Numerossissime le successive qualifiche professionali conseguite, tra le quali “Hospital Disaster Manager”, varie specializzazioni in emergenza pediatrica, certificazione di “Medico iperbarico”.

A livello prefessionale vanta una lunga carriera presso l’ospedale di Ravenna, con un’esperienza di alcuni mesi presso il pronto soccorso del NHS Yovil District Hospital di Somerset, nel Regno Unito. Precedentemente aveva lavorato all’ospedale di Cervia, al Sert di Ravenna, oltre a varie esperienze di medicina territoriale e del lavoro. In aggiunta ad un lungo elenco di pubblicazioni, il dott. Morelli è docente alla Scuola di specializzazione in Medicina di Emergenza-Urgenza.

andrea morelli primario ps ravenna

“Morelli – ha aggiunto Busetti – si inserisce in una macchina organizzativa particolarmente complessa. L’Unità operativa ravennate comprende il pronto soccorso, la medicina d’urgenza e il punto di primo intervento dell’ospedale di Cervia”.

Si tratta di una “macchina di emergenza” complessiva che, con riguardo all’intera Romagna, risulta ancor più articolata. Comprende 7 pronto soccorso, 8 punti di primo intervento, ai quali vanno aggiunti la rete del 118 (con la centrale operativa di tutta la Romagna collocata a Ravenna) che muove tutti i mezzi di soccorso del territorio: una cinquantina di ambulanze e 11 automedicalizzate, oltre all’elisoccorso.

Parlando dei numeri trattati da questa macchina, cioè delle persone che vengono prese in carico da questo sistema, il numero unico di emergenza 118 riceve più di 127mila chiamate all’anno, mentre le persone che si presentano nei pronto soccorso della Romagna sono circa 450mila, quasi un cittadino su due. Quello ravennate ne tratta circa 90mila all’anno.

“Questi numeri – ha sottolineato Busetti – non devono essere una scusante rispetto a quello che talvolta accade in pronto soccorso ma danno una visione d’insieme: con numeri simili è evidente che a volte le cose possono non andare per il verso giusto o non rispettare la dinamica normale dei tempi, sia di attesa che di processo complessivo, che rappresentano lo standard. Lo preciso per contrastare un po’ quell’aneddotica che emerge quando si parla di pronto soccorso. Grandi organizzazioni che fanno grandi numeri, contemplano una percentuale di insoddisfazioni, ma nel complesso possiamo affermare che tutto rientra negli standard che ci siamo dati come azienda e che ci impone la Regione”.

Il riferimento è allo “standar del tempo di attesa delle 6 ore”, da rispettare almeno al 90%: in Romagna Busetti afferma che tendenzialmente durante questo primo anno di applicazione dei criteri, siamo già arrivati all’86,5%, con un trend in complessivo aumento.

Paolo Tarlazzi, direttore medico del presidio di Ravenna ha aggiunto: “L’eredità lasciata dalla dottoressa Pazzaglia è importante. Abbiamo un’equipe qualificatissima, con una gestione estremamente efficace ed efficiente dei codici massimi di emergenza, quelli gialli e rossi. La macchina organizzativa è molto impegnativa, ma il personale lavora benissimo”.

È stato poi il turno del dott. Morelli di prendere la parola. Ironicamente ha esordito con una battuta: “Faccio il lavoro più difficile al mondo dopo quello dei tecnici di Chernobyl che tappavano la fuoriuscita radioattiva”.

“La gestione dell’urgenza – ha poi continuato – deve tenere conto di una variabile fondamentale: l’educazione sanitaria delle persone al buon uso del sistema sanitario. Una buona conoscenza ed educazione all’uso del sistema sanitario impatta moltissimo su come i cittadini vi si rivolgono e cosa si aspettano da noi medici. Il pronto soccorso per nascita e definizione dà risposte a chiunque si presenti, con qualunque tipo di istanza. Primariamente gestiamo l’urgenza, ma le istanze che ci vengono proposte non appartengono solo a questo settore, bensì afferiscono all’intero sistema sanitario”.

La questione è sempre quella: troppi accessi al pronto soccorso, anche non necessari, che intasano le sale d’attesa e allungano all’infinito i tempi. Secondo quanto riportato dal dott. Morelli, le richieste inappropriate, cioè quelle che andrebbero rivolte ad altri canali del sistema sanitario, come medici di base, case della salute, ecc… arrivano addirittura al 35% del totale. Una percentuale ricavabile dalla totalità dei codici bianchi e da una parte di quelli verdi, che da soli costituiscono il 50-60% del totale degli accessi.

“Ma le persone vanno dove le risposte le ottengono – ha precisato Morelli – e in pronto soccorso nessuno viene respinto. Questo eccesso di richieste ingolfa però la macchina, ma noi medici, più che lavorare al meglio delle nostre possibilità non possiamo fare”.

Un’altra delle variabili che rende complessa e a volte farraginosa la risposta del pronto soccorso va identificata nell’età della popolazione ravennate: nel 2002 i pazienti sopra gli 80 anni erano circa l’8%. Nel 2018 questa percentuale ha raggiunto il 20%. Il progressivo invecchiamento della popolazione è una tendenza nazionale e non solo, ma l’accesso di una popolazione più anziana significa anche pazienti più complessi, con tante patologie che si sommano tra loro.

Spesso il cittadino tende a concludere che quindi il personale è insufficente. “Rispetto alle dotazioni previste di personale – ha precisato però Busetti – siamo in linea con le altre aziende sanitarie della regione e anche più qualificati di molti altri ospedali italiani”.

Dal 2016 in tutta la Romagna sono stati coperti 76 posti da primario, in maniera abbastanza omogenea tra le varie province. A Ravenna restano ancora scoperti quelli di Dermatologia, Fisiatria e Ostetricia; nelle prossime settimane verranno avviati i concorsi per coprire anche questi reparti.