Paolo Tarlazzi (Direttore Sanitario Ospedale Ravenna): oggi meno di 10 ricoverati, a fine maggio vedremo effetti Fase 2

A Ravenna abbiamo circa 200 casi di Coronavirus ancora attivi. A fronte di quasi 600 guariti. Purtroppo la pandemia ha fatto anche 68 morti. Da almeno due settimane i numeri di casi quotidiani che la Regione sciorina sono stabilmente positivi per Ravenna, la provincia meno colpita dell’Emilia-Romagna. Il virus – dicono i medici – non sta circolando. E di questa situazione c’è un riflesso molto chiaro nell’attività dell’Ospedale di Ravenna dove i malati di Covid-19 conclamati sono meno di 10 quando un mese fa erano dieci volte di più. La Terapia Intensiva è libera, allora era praticamente satura. Per queste ragioni il Santa Maria delle Croci sta tornando gradualmente ad erogare le tradizionali prestazioni, sospese durante la fase acuta dell’emergenza. Ma con cautela e con un occhio alla Fase 2, perché i suoi effetti si vedranno solo a fine mese. Paolo Tarlazzi, Direttore Sanitario dell’Ospedale di Ravenna è fiducioso, ma prudente. Prima di tornare al ristorante o al mare vuole vedere i numeri, cioè come evolve la situazione della Fase 2. E se tutto andrà bene, come spera e immagina, allora si potrà tirare un sospiro di sollievo e andare con le giuste cautele. Ma mai abbassare la guardia: “Io dico che se si rispettano le indicazioni che vengono date, c’è spazio per riprendere almeno in parte la nostra vita normale.” Rispetto delle indicazioni, di alcune regole. Responsabilità. Insomma, non è il libera tutti, come se non fosse successo nulla. Perché il virus c’è ancora, mentre noi non abbiamo ancora a disposizione né una cura sicura per tutti né tantomeno un vaccino.

L’INTERVISTA

Dottor Tarlazzi, siamo entrati da oltre una settimane nella Fase 2. Lei come la vede?

“Vedo che a Ravenna sta andando bene. I numeri in questo momento sono davvero confortanti. Siamo tutti scaramantici e quindi non diamo nulla per scontato e per ora non abbassiamo la guardia, anche perché vogliamo vedere che succede a fine maggio.”

La Fase 2 è cominciata il 4 maggio, le due settimane ‘scadono’ il 18: quindi lei dice che nell’ultima parte di maggio capiremo meglio che effetti sta provocando questa Fase 2?

“Esattamente. Perché c’è stato sicuramente dal 4 maggio un aumento delle persone in circolazione, però dipende dai loro comportamenti. Se le persone si proteggono, se mantengono le distanze, se usano la mascherina, insomma se fanno le cose per bene non ci saranno conseguenze negative. Perché i numeri ci dicono che in questo momento il virus a Ravenna non sta circolando.”

Ma i numeri di questi giorni – molto buoni – sono in gran parte frutto dell’ultima fase del lockdown.

“Sì. Anche se diciamo che in questi otto giorni qualcosa avrebbe potuto accadere, invece non è accaduto nulla finora. Io devo dire la verità – magari sarò smentito – ma sono fiducioso. Anzi, ottimista. Naturalmente i numeri ci confortano e sono molto migliori oggi rispetto alla Fase 1. Invece dal punto di vista organizzativo, per noi la Fase 2 è più complessa da gestire. Perché dobbiamo tornare a riaprire gradualmente l’attività ambulatoriale, fare gli interventi chirurgici, pur mantenendo sempre forte attenzione all’emergenza Covid-19 che non è finita. Tutto questo è complicato, intanto perché ci portiamo dietro tutto il lavoro pregresso – le prestazioni che per quasi due mesi non abbiamo erogato – e poi perché il personale ha accumulato tanto stress e stanchezza. Il ritorno dell’Ospedale alla nuova normalità non è per niente facile.”

A proposito di Fase 2, il 18 praticamente apre tutto: negozi, bar, ristoranti, barbieri, spiagge. Lei che fa? Ci va?

“(ride, ndr) È una domanda a cui preferirei ora non rispondere. Allora, diciamo così, all’inizio starò molto calmo, non ci andrò. Prima voglio vedere i numeri, cosa succede. Se la mia sensazione positiva sarà confermata da numeri positivi allora, certo, ci andrò. Chiaramente con tutte le attenzioni del caso. Ma all’inizio meglio essere cauti. Io dico che quando si fa un passo è meglio essere prudenti per non essere costretti poi a tornare indietro. Adesso tutte le sere insieme alla mia famiglia con la nostra mascherina andiamo a farci una passeggiata nel quartiere. Io dico che se si rispettano le indicazioni che vengono date, c’è spazio per riprendere almeno in parte la nostra vita normale.”

In Ospedale è già ripresa l’attività ‘tradizionale’?

“Sì. Il percorso di normalizzazione della nostra attività è in corso da un po’ di tempo. Per esempio l’Oncologia ha riaperto finalmente la degenza ordinaria, abbiamo ricominciato ad effettuare interventi chirurgici. Sempre tenendo conto di 2 fattori: il personale e i posti letto, che con l’emergenza Coronavirus si sono ridotti, per via della riorganizzazione dovuta al distanziamento e all’isolamento dei malati. È un lavoro che continua e richiede tempi tecnici abbastanza lunghi, perché va fatto bene e con tutte le cautele del caso.”

Quando sarà possibile trovare un equilibrio fra l’attenzione al Covid-19 che continua e il ritorno alle prestazioni pre-emergenza pandemica?

“Questa è una bella domanda. Credo che ai primi di giugno potremo capire molto meglio cosa potrà succedere con questa Fase 2, sapremo della nostra capacità di gestirla e di converso valuteremo la bontà delle scelte di tornare ad avere una certa normalità al Santa Maria delle Croci. Ma quello che potrebbe essere un punto di arrivo sarà comunque un qualcosa di temporaneo, perché non sappiamo poi cosa accadrà con il turismo estivo, che speriamo tutti ci sia. Se verranno gli italiani in riviera, soprattutto dal Nord Italia, dalla Lombardia, ci potranno essere conseguenze sulla circolazione del virus? Ci saranno dei focolai? Non lo sappiamo. In ogni caso, dovremo essere pronti a intervenire e dunque l’Ospedale potrebbe essere sottoposto a nuove sollecitazioni.”

Per non parlare dell’autunno, quando molti parlano di una molto probabile ripresa della pandemia.

“Non ci pensiamo neanche, perché l’autunno per noi ora è fra un secolo. Ma certo dovremo pensare anche a questa eventualità.”

In questo equilibrio transitorio, quanti posti letto pensate di mantenere per il Covid-19?

“In questa fase sicuramente manteniamo il Reparto di Malattie Infettive con i suoi 20 posti letto, sia per pazienti positivi, sia per pazienti sospetti. A questi aggiungiamo i 20-24 posti letto del reparto Covid al 5° piano di Chirurgia per i pazienti sospetti in attesa di intervento chirurgico, è un’area filtro. E circa dai 10 ai 20 posti letto, sempre come area filtro, in Medicina interna al 1° piano per i pazienti di area medica.”

E la Terapia intensiva?

“In questo momento è pulita, senza pazienti Covid-19, ma è assolutamente ricettiva e in grado di dare una risposta immediata per eventuali casi gravi.”

Ma quanti ricoverati Covid-19 positivi ci sono oggi al Santa Maria delle Croci?

“Una decina, forse meno.”

Una situazione ottimale. Un mese fa ce n’erano dieci volte tanto e la terapia intensiva era quasi piena.

“Sì. Poi ci sono i casi sospetti in osservazione, naturalmente.”

Veniamo alla partita dei test sierologici. La Regione ha dato il via alla campagna di test per aziende e privati. E ha anche dato i primi numeri dello screening effettuato fra 87 mila soggetti: personale sanitario, delle strutture per anziani, delle Forze dell’Ordine. Il risultato finale è lo stesso che emergeva dai primi dati ravennati: il 2-2,5% dei casi risulta positivo al Covid-19 e in grado di infettare. 

“Sì. Significa che il nostro campione era effettivamente rappresentativo.”

Lo screening del personale continua comunque in modo periodico.

“Ogni 15-20 giorni, per una fotografia istantanea della situazione.”

Sui test sierologici faccio anche a lei la domanda che ho fatto alla sua collega Angelini: lei consiglia di farlo al singolo cittadino? È utile?

“Il test è utile se è inserito in una valutazione più complessiva del soggetto, della sua situazione di salute, familiare, dei suoi contatti, che deve passare essenzialmente attraverso il medico di base o di fiducia. Non può e non deve essere uno sfizio personale, anche perché un test di questo genere rischia – se lasciato al caso – di dare delle false certezze e delle false sicurezze, come quella per esempio di pensare che avendo gli anticorpi, allora immagino di avere una sorta di immunità. Non è così. Certo questi test possono essere utili anche per una mappatura della popolazione. Più il campione è numeroso più abbiamo una rappresentazione reale della situazione della diffusione del virus.”

Nell’ultima intervista lei mi disse che occorreva investire sugli Ospedali certamente, ma soprattutto sulla Sanità Territoriale. Perché è lì sul territorio che si fa prevenzione. Allora le faccio una domanda politica: lei i 37 miliardi del MES, dell’Unione Europea, senza condizioni, a tassi davvero minimi, li userebbe per investirli nella Sanità italiana?

“Be’ sì. Non conosco quali siano le necessità vere del Servizio Sanitario Nazionale ma, se servono, quei soldi andrebbero presi. Posso dire che dentro l’Ausl Romagna noi abbiamo avuto gestioni sane e oculate del denaro pubblico. La nostra Sanità è una buona Sanità. Con le risorse a disposizione è stato fatto un ottimo lavoro a livello ospedaliero. Se avessimo più risorse, certo io penserei soprattutto al potenziamento della Medicina sul Territorio, come le ho detto. Che qui è già a buon livello e ha dato buona prova di sé in questa emergenza. Ora metterei a sistema e implementerei proprio questa rete di servizi che sul territorio fa filtro e prevenzione ed è stata messa in piedi anche nel corso dell’emergenza che stiamo attraversando.”