Pasquale Longobardi, Centro Iperbarico di Ravenna: spero AIFA autorizzi il nostro progetto pilota anti-Covid

Il Centro Iperbarico di Ravenna, struttura sanitaria privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale specializzata nella cura di pazienti trattabili con la somministrazione di ossigeno in camera iperbarica, è un’eccellenza del nostro Paese, rappresenta un importante punto di riferimento per la comunità da oltre venti anni, per gli ottimi risultati conseguiti nella cura dei pazienti e anche nei progetti di ricerca e formazione. Il Centro è diretto sin dal 1989 dal Dottor Pasquale Longobardi.

La gestione delle emergenze è attiva per tutto l’anno, ventiquattro ore su ventiquattro, grazie alla collaborazione con il Dipartimento delle Emergenze dell’Ausl Romagna. La struttura ospita al proprio interno il Centro Cura Ferite Difficili (CCFD), polo di riferimento regionale e nazionale per quanto concerne il trattamento di ferite “refrattarie” a rimarginarsi con i metodi di cura tradizionali. Al suo interno vi sono due camere iperbariche, una con una capienza di 12 pazienti e l’altra con 14 postazioni e ciò permette di poter realizzare sino a 60-70 prestazioni al giorno e 18 -20.000 terapie all’anno.

La terapia in camera iperbarica ha una durata media di novanta minuti a seduta, trattamenti che sono monitorati dai tecnici che ne “guidano “ dall’esterno il percorso, controllando costantemente i parametri vitali, quali temperatura, umidità, pressione, percentuale di ossigeno di ciascun paziente. La qualità dell’aria medicale con la quale è compressa la camera iperbarica è costantemente sotto controllo per la sicurezza dei pazienti.

Ma ascoltiamo il punto di vista del Professor Pasquale Longobardi, Direttore Sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna, a proposito dell’emergenza Covid 19.

“Provo a spiegare come agisce il virus Sars-CoV-2 e l’impatto sulla comunità dei subacquei #SIMSItribù, con qualche buona notizia. Il virus – dice il professor Longobardi – entra nelle cellule connettendo le sue spine (proteina Spike, S) ai recettori ACE 2 (variante dell’Enzima di Conversione Angiotensina) particolarmente diffusi nelle pareti dei vasi sanguigni di cuore e polmoni. Attenti al cuore! Il virus è stato fatale per persone, oltre i 40 anni, con ipertensione (58%), aritmia (44%), altre patologie del cuore (25%) come coronarie sofferenti tipo angina o pregresso infarto (17%). Peggio se si associa a colesterolo o trigliceridi alti (68%) e glicemia alterata (60%). Anche perché, in caso di ricovero, i farmaci antivirali (somministrati nel 90% dei pazienti) sono tossici per il cuore già malandato. Consiglio ai subacquei con ipertensione che assumano farmaci della famiglia ACE inibitori o bloccanti dei recettori della angiotensina, di scaricare questo file (https://www.nature.com/articles/s41569-020-0360-5.pdf) e mostrarlo al proprio medico”.

“Sulla base delle segnalazioni iniziali della Cina e delle successive prove che l’ipertensione arteriosa può essere associata ad un aumentato rischio di mortalità in soggetti infetti da Covid-19 ospedalizzati, secondo un aggiornamento della Società Europea di Cardiologia – spiega il dottor Longobardi – sono state avanzate ipotesi per suggerire un potenziale effetto avverso degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-i) o bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB). È stato suggerito, soprattutto sui siti di social media, che questi farmaci comunemente usati possono aumentare sia il rischio di infezione sia la gravità della SARS-CoV2. La preoccupazione sorge dall’osservazione che, simile al coronavirus che causa la SARS, il virus COVID-19 si lega a un enzima specifico chiamato ACE2 per infettare le cellule e i livelli di ACE2 sono aumentati dopo il trattamento con ACE-i e ARB. A causa dell’amplificazione relativa ai social media, i pazienti che assumono questi farmaci per la pressione alta e i loro medici si sono sempre più preoccupati e, in alcuni casi, hanno smesso di assumere i loro farmaci ACE-I o ARB. Questa speculazione sulla sicurezza del trattamento ACE-i o ARB in relazione a COVID-19 non ha una solida base scientifica o prove a sostegno”.

“Ci sono prove da studi condotti su animali che suggeriscono che questi farmaci potrebbero essere piuttosto protettivi contro gravi complicanze polmonari nei pazienti con infezione da Covid-19, ma ad oggi non ci sono dati nell’uomo. Il Consiglio sull’ipertensione della Società europea di cardiologia desidera sottolineare la mancanza di prove a sostegno dell’effetto dannoso degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-i) o bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB) nel contesto dell’epidemia di pandemia Covid-19. Il Consiglio sull’ipertensione raccomanda vivamente che medici e pazienti continuino il trattamento con la loro solita terapia anti-ipertensiva poiché non vi sono prove cliniche o scientifiche che suggeriscano che il trattamento con ACEi o ARB debba essere interrotto a causa dell’infezione da Covid-19. – insiste il Direttore del Centro Iperbarico – Una speranza per i pazienti positivi al SARS-Cov-2 asintomatica potrebbe essere l’ossigeno respirato in camera iperbarica. Il test potrebbe diventare negativo e si eviterebbe l’insorgere del COVID-19. Questo è l’obiettivo di un protocollo sperimentale (studio pilota) che attualmente manca del parere favorevole dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) la quale ha ritenuto il progetto plausibile ma difficilmente, secondo l’Agenzia, trasferibile su scala nazionale. In realtà, la rete dei Centri di medicina iperbarica, delle Ditte di lavoro subacqueo e delle Ditte italiane produttrici di camere iperbariche  è in grado di soddisfare la cura di tutti i pazienti asintomatici che ne abbiano bisogno”.

“Dopo l’epidemia della SARS, la sindrome respiratoria acuta grave che procurò molti decessi nel 2002 e 2003, i ricercatori austriaci hanno dimostrato che il monossido di azoto (una molecola gassosa composta da azoto e ossigeno) è in grado di rendere inoffensivo il virus alterando l’involucro (il processo è la palmitoilazione, simile all’irrancidimento del grasso esposto all’aria) e inattivando il materiale genetico del virus (sito Orf1a). – continua Longobardi – Il monossido è carente negli anziani e in chi soffra di ipertensione, patologie cardiache, diabete, insufficienza renale, bronchite cronica. L’analisi dei dati relativi ai pazienti positivi deceduti dimostra che l’età più frequente (mediana) è di 82 anni, 15 anni più alta rispetto a quella dei pazienti asintomatici e nell’82% vi erano 2-3 altre malattie in corso per lo più dovute alla scarsa capacità di produrre il monossido di azoto”.

“L’idea sperimentale nata in Ravenna – continua il dottor Longobardi – è che l’ossigeno iperbarico possa aiutare l’organismo a produrre sia i VOCs che molecole letali per il virus, chiamate difensine. Il protocollo prevede la respirazione dell’ossigeno in camera iperbarica, un’ora al giorno per cinque giorni. Venti pazienti sarebbero selezionati tra quelli positivi, con due o più malattie concomitanti e che geneticamente predisposti a produrre meno monossido di azoto (cioè che abbiano il polimorfismo genetico per la Ossido Nitrico Sintetasi, test eseguito dal Dipartimento di Scienze biomediche, Sezione di Genetica medica della Università di Ferrara). Ci si attende che la maggior parte dei pazienti arruolati diventino negativi al test  per il SARS-CoV-2. Curare gli asintomatici, diminuirebbe la popolazione di pazienti che necessitano delle costose cure in terapia intensiva. Negli Stati Uniti un posto letto per la gestione di un paziente COVID-19 costa l’equivalente di oltre 20mila euro mentre una prestazione di terapia iperbarica, in Italia, costa meno di cento euro. L’ossigeno iperbarico – conclude il professore – potrebbe essere la cura per gli asintomatici, fornendo alle cellule il nuovo alfabeto dei gas per scrivere i dispacci di lotta al SARS-CoV-2 e la poesia della ripresa dalla emergenza. Si attende con fiducia che l’Agenzia Italiana per il Farmaco modifichi il suo parere autorizzando il progetto pilota in Ravenna”.

A cura di Mirella Madeo

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Pasquale Longobardi

    Complimenti alla dottoressa Mirella Madeo per aver chiaramente riportato le informazioni e alla Redazione di Ravenna Notizie per l’importante impegno professionale nel promuovere la cultura dei cittadini. Cordialmente, dr. Pasquale Longobardi, Direttore sanitario Centro iperbarico Ravenna (direzione@iperbaricoravenna.it, telefono 0544-500152)