Raffaella Angelini (Sanità Pubblica Ravenna): situazione è molto seria ma non drammatica, tutti dobbiamo fare la nostra parte perché non precipiti

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Ieri 96 positivi a Ravenna. Oggi, 28 ottobre, la stessa “dura” cifra. Numeri che fanno impressione. Nel mese di ottobre, finora abbiamo avuto in provincia 848 positivi, in media 30 al giorno. Nel mese di marzo, in tutto ci furono 579 positivi. Ad aprile furono 402. Nel mese di settembre erano stati appena 369, si fa per dire. È pur vero che in gran parte oggi i positivi sono asintomatici, mentre nella primavera scorsa erano per lo più malati. Così come è vero che i ricoveri ospedalieri sono ancora in numero limitato, ciononostante i ricoveri crescono continuamente. E questo preoccupa. Sotto stress è soprattutto la medicina territoriale, che deve tracciare un gran numero di persone venute a contatto con i positivi e fare tantissimi tamponi (1.300 a Ravenna nell’ultimo giorno). Intanto, i pazienti ancora in malattia (i cosiddetti casi attivi) erano al 26 ottobre 686 (cioè 346 in più nell’ultima settimana); di questi pazienti 49 sono ricoverati e 637 in isolamento domiciliare, di questi ultimi 351 asintomatici e 286 con sintomi lievi, compatibili con il regime di isolamento domiciliare. Per fare il punto della situazione, chiamiamo in soccorso ancora una volta la dottoressa Raffaella Angelini, che dirige la Sanità Pubblica nell’ambito dell’Asl Romagna.

L’INTERVISTA

Dottoressa Angelini, il mese di ottobre è stato un brutto mese con una fortissima impennata dei casi a Ravenna, soprattutto negli ultimi 15 giorni. E con una crescita purtroppo anche dei ricoveri. Attualmente sono 49, mentre 5 sono i ricoveri in terapia intensiva, in base ai dati di ieri 27 ottobre. Allora, ci aiuti ancora una volta a fare il punto e a leggere questa situazione.

“Siamo di fronte a una forte circolazione del virus, che è veramente impegnativa. Questa nuova ondata sta mettendo a dura prova il sistema, non tanto ancora il sistema ospedaliero ma certamente il sistema territoriale di tracciamento. Il numero dei casi positivi anche oggi è di 96, esattamente come ieri, con un numero di oltre 1.300 tamponi, che significa una percentuale di tamponi positivi su quelli eseguiti pari al 7%, quindi non altissima e sicuramente più bassa della media nazionale. Questo dimostra che siamo in grado di tracciare e di fare molti tamponi, perché le assicuro che 1.300 tamponi in 24 ore sono tantissimi. Siamo in presenza ancora di una forte percentuale di asintomatici, per esempio il 70% dei positivi odierni sono asintomatici. Cioè persone tracciate e trovate in assenza di malattia in corso. Poi ci sono i sintomatici lievi e i ricoveri. Come diceva lei, questi ultimi sono in aumento.”

Questa forte percentuale di asintomatici dipende anche dal fatto che l’età media dei positivi si è abbassata rispetto alla prima ondata?

“In realtà l’età media si sta alzando rispetto a qualche mese fa, agosto in particolare. L’età media invece è effettivamente più bassa rispetto alla primavera scorsa, perché è diversa la modalità di identificazione dei casi positivi e la composizione del quadro generale. Prima si facevano i tamponi soprattutto ai malati. Adesso fra i tanti casi positivi ci sono molti ragazzini delle scuole che abbassano l’età media, ma nello stesso tempo dal punto di vista clinico non rappresentano un problema, perché sono molto spesso completamente asintomatici. Però stanno aumentando anche gli anziani e questi ci preoccupano, perché sono più fragili.”

A un mese e mezzo dall’apertura delle scuole, adesso abbiamo una casistica più ampia, come valuta il livello di contagio nel mondo della scuola, qual è il bilancio di questa riapertura?

“Le scuole di per sé, intese come frequenza di docenti e alunni in ambito scolastico, non hanno creato particolari situazioni di rischio.”

Il problema è il prima e il dopo, ciò che ruota intorno alla scuola.

“Sì. In generale è il problema della circolazione e della socializzazione fra le persone. Lo dico anche in relazione alle polemiche seguite all’ultimo Dpcm. Nessuna delle attività chiuse o fermate alle 18, è stata bloccata perché queste abbiano presentato all’interno focolai pericolosi. Si chiudono quelle attività per diminuire le occasioni di contatto fra le persone, la socialità. Questo la ratio del provvedimento, anche se io non entro nel merito della giustezza della scelta fatta.”

Sembra si sia cercato di sancire una sorta di coprifuoco dalle 18, senza chiamarlo coprifuoco, perché la parola spaventa.

“Beh, non è propriamente un coprifuoco, perché lei dopo le sei di sera può andare dove vuole. Semplicemente non può andare al cinema, a teatro, al bar, al ristorante. Ma se vuol farsi una passeggiata o andare a trovare un amico lo può fare. Se fosse stato un vero coprifuoco non avrebbe potuto spostarsi, se non per comprovate necessità. Non è la stessa cosa. Ciò che è stato stabilito non è quindi un coprifuoco mascherato, è uno dei sistemi possibili per diminuire la circolazione delle persone e del virus. Ma non mi faccia dire se è giusto o sbagliato: non è il mio compito. Io dico che siamo in una situazione in cui tutti ci dobbiamo fare carico di una pericolosa crescita della diffusione del virus. È solo in parte tranquillizzante il fatto che per ora i ricoveri sono ancora bassi, ma aumentando il numero dei contagiati di pari passo aumentano anche i ricoveri. E il virus, lo sappiamo, non ci avvisa prima che sta arrivando e sta per colpire duro. Quindi, dobbiamo essere pronti. Dobbiamo seguire scrupolosamente le disposizioni e le raccomandazioni del Dpcm, che invita tutti alla massima prudenza e ci chiede di limitare i rapporti sociali non strettamente necessari. Questa cosa va compresa nella sua urgenza.”

Insomma, nessuno manderà le guardie a casa o farà la multa se uno invita gli amici, ma bisogna capire che in questo momento non è tempo di movida, di assembramenti né di feste…

“Sì, uno degli ultimi casi che ho trattato è quello di quattro amici – due coppie – che si sono contagiati perché sono andati al ristorante tutti insieme nella stessa auto. Uno era positivo e nell’abitacolo ha contagiato gli altri tre. Bisogna limitare i contatti e distanziarsi, bisogna proteggersi con le mascherine e lavarsi spesso le mani. Le raccomandazioni sono sempre quelle. Vanno seguite.”

Lei mi diceva che gli ospedali non sono ancora stressati, ma lo è già la medicina territoriale che si occupa dei tracciamenti perché sono tanti, troppi, i casi da tracciare e i tamponi da fare.

“È così. Quando io le dico 96 casi in una giornata come quella di oggi, le dico anche che il tracciamento per essere efficace deve essere veloce, devo impiegare un giorno non una settimana, perché in questo caso il tracciamento avrebbe poco senso. Quindi noi dobbiamo rintracciare tutti i contatti e metterli in isolamento nelle 24 ore. Ora, dal momento che non c’è il confinamento in casa, per ogni positivo significa in media 5 o 10 contatti. In una giornata come quella odierna stiamo parlando di 500-1.000 persone complessivamente. È un lavoro durissimo e non si può mantenere a lungo un ritmo e uno stress di lavoro di questo tenore. Se poi parliamo di ragazzini delle scuole, che oltre alla classe frequentano magari anche l’associazione sportiva o la parrocchia, allora le persone da tracciare possono diventare anche 20, 30 o 40. Quindi ancora stiamo reggendo la situazione, ma ogni giorno diventa più difficile.”

Lei non ha la palla di cristallo, ma come vede le prossime due o tre settimane?

“Sappiamo che il tempo di incubazione della malattia è di almeno 14 giorni e sappiamo che qualsiasi misura venga presa ne vedremo gli influssi – positivi o no – nell’arco delle due o tre settimane. Prima di vedere questi benefici – se ci sono – la malattia evolve secondo il suo corso naturale. Dunque, tenuto conto che a partire da ottobre le persone hanno cominciato a preoccuparsi di più e a proteggersi di più e tenuto conto che poi abbiamo avuto due Dpcm con misure più blande prima e con misure più forti successivamente, io mi aspetto che i positivi crescano nei prossimi 15 giorni.”

Vedremo i risultati dell’ultimo Dpcm solo a metà novembre.

“Esatto. Io spero anche prima, per effetto di quella spontanea correzione di rotta che c’è stata in ottobre. Ma, al momento, ancora segnali di inversione di rotta non ce ne sono.”

Come sta andando la campagna di vaccinazione di massa anti-influenzale?

“Sta procedendo bene. A quanto mi riferiscono, i medici di medicina di base hanno già praticamente terminato la loro prima dotazione di vaccini. Adesso stiamo reperendo nuove dosi per continuare la campagna e le persone che non l’hanno ancora fatto debbono vaccinarsi, c’è tempo fino a dicembre.”

In conclusione dottoressa, la situazione è molto seria ma non è ancora drammatica. Siamo in tempo a fare le cose che vanno fatte per evitare che le cose precipitino. È una sintesi corretta?

“È corretta. Però per evitare che la situazione diventi drammatica bisogna che tutti facciamo la nostra parte, capiamo e facciamo le cose necessarie per evitare la circolazione e diffusione del virus. Dobbiamo fare dei nuovi sacrifici. Chiudere cinema e teatri, rinunciare all’aperitivo o alla cena al ristorante non fa piacere, però bisogna che lo facciamo, perché altrimenti vanifichiamo completamente i sacrifici che abbiamo fatto in primavera e che avevano dato ottimi risultati nell’abbattimento della circolazione del virus.”

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Commenti

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  1. Scritto da Elisa

    Da quello che dice la signora la responsabilita’ dei contagi non sono i ristoranti ma le persone che non fanno attenzione. Le quattro persone che sono andate in macchina al ristorante e si sono contagiate adesso dopo le 18.00 si trovano a casa insieme a cena. Poi ragazzi a casa da scuola e anziani in giro tutto il giorno per la citta’ senza nessuna necessita’.