ASL Romagna risponde sul caso dell’odissea delle 50 ore in Pronto Soccorso, si scusa per i disagi e annuncia interventi a breve

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All’indomani della pubblicazione della lettera denuncia di una signora ravennate, cui ha fatto seguito un question time di Alvaro Ancisi su una situazione di grave disagio patita al Pronto Soccorso di Ravenna, ASL Romagna fornisce la sua risposta sull’accaduto, riservandosi poi di rispondere anche in sede istituzionale.

“In relazione alla nuova interrogazione annunciata sulla stampa dal consigliere comunale di Ravenna Alvaro Ancisi, fermo restando che si riserva di rispondere più compiutamente in sede istituzionale, la Direzione medica del presidio ospedaliero rende noto, intanto, quanto segue.si legge nella nota dell’ASL Romagna – Da una ricostruzione effettuata risulta che non sussistevano le condizioni cliniche per il ricovero del paziente in ospedale; il regime di ricovero infatti è appropriato nei casi di patologie non aggredibili o trattabili a domicilio dal punto di vista clinico-sanitario. Nel caso in oggetto il paziente è affetto da patologia cronica per la quale è stata prescritta una terapia da eseguire a domicilio anche perché la permanenza del paziente in ambiente diverso e sconosciuto ha portato ad accentuare la sua ansia e agitazione. Sono comprensibili le difficoltà di gestione a domicilio, alle quali però non si può rimediare, soprattutto in questo specifico momento, con un ricovero ospedaliero, ma eventualmente con una assistenza domiciliare.”

“Questa ipotesi era stata proposta ai famigliari del paziente nel tardo pomeriggio del 12 novembre, cioè circa 24 ore dopo il suo accesso in pronto soccorso, ma non è stata accettata. In tale lasso di tempo il paziente è stato sottoposto ad una serie di esami diagnostici e visite (analisi di laboratorio, tac dell’encefalo, visite del medico di pronto soccorso il quale ha contattato la famiglia ed il geriatra di fiducia del paziente, consulenza psichiatrica) oltre a varie rivalutazioni infermieristiche, all’effettuazione del tampone nasofaringeo per il covid e all’inizio di terapia farmacologica per i suoi disturbi. A seguito del mancato rientro del paziente a domicilio si è proseguita la terapia e sono state effettuate numerose ulteriori rivalutazioni cliniche. Si precisa che in tale lasso di tempo il paziente non è mai stato in aree a rischio covid e che sono stati sempre seguiti i più rigorosi protocolli di sicurezza da questo punto di vista.continua la nota dell’ASLTali doverosi chiarimenti non vogliono comunque rappresentare in alcun modo una giustificazione rispetto alla lunga attesa del paziente in pronto soccorso anche prima della prima proposta di dimissione e che è stata motivata, oltre che dalle prestazioni eseguite sopra descritte, dalla forte affluenza al pronto soccorso ravennate di pazienti – sia per covid sia per altre patologie – che vengono seguiti tutti col medesimo, massimo impegno possibile  e senza sottovalutazioni nei confronti di alcuno.”

La direzione medica dunque si scusa con i famigliari del paziente e in generale con coloro che purtroppo subiscono disagi, e coglie l’occasione per ribadire come le criticità che, specialmente in periodi di particolare afflusso, contraddistinguono il Pronto soccorso di Ravenna, sono ben note a questa Direzione, tanto che il direttore generale ha pubblicamente annunciato che saranno pensate misure per migliorare la situazione, sia di ordine più immediato (l’utilizzo di spazi attualmente di competenza dell’ex terapia intensiva e dell’ex medicina d’urgenza e l’utilizzo di tamponi antigenici per limitare la permanenza di pazienti sospetti covid) sia di ordine più strutturale, che non potranno non contemplare anche una sempre maggiore integrazione con la medicina del territorio. – si legge ancora – Entro fine mese saranno installate due strutture prefabbricate all’esterno del Pronto soccorso con superficie di circa 150 metri quadrati. Anche alcuni spazi interni saranno rivisti al fine di migliorare e rendere più razionali i percorsi e migliorare pure, per quanto possibile, il confort dei pazienti in attesa. Forte attenzione inoltre ai tempi di “ricezione” dei pazienti dai reparti di degenza: attraverso una attenta analisi di ogni singolo caso si individueranno le modalità per rendere più veloce tale accesso diminuendo così, conseguentemente, la pressione sul pronto soccorso.

“Allo stesso modo è stato più volte evidenziato, da questa Direzione, la criticità nel reperire medici sul mercato del lavoro, che riguarda tutte le specialità, ma quelle legate all’emergenza (e quindi anche Pronto soccorso) in particolare. E anche in questo caso il direttore generale ha annunciato che saranno messi in campo tutti gli strumenti per reperire medici, tra cui, ad esempio, l’assunzione di specializzandi. Sforzi che, nel loro insieme, ci si auspica potranno alleggerire la pressione sul pronto soccorso ed evitare casi come quello descritto” conclude la nota ASL della Direzione medica del presidio ospedaliero di Ravenna.

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Commenti

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  1. Scritto da obezio

    A me sono toccate 17 ore di attesa tempo fa, ora col covid la situazione è disperata. Purtroppo paghiamo anni di taglio di posti letto e ospedali vari. E’ evidente che si muore di più. Devo solo dire che il PS di Ravenna era già piccolo prima del covid, nonostante abbia pochi anni di costruzione. Poca lungimiranza dei nostri amministratori, tutti a ragionare in “piccolo” come lo stadio in centro, la stazione in centro, il mercato in centro….senza tener conto che la città cresceva.

  2. Scritto da Alvaro Ancisi

    Lo stato iniziale del paziente e l’andamento dei fatti sono stati, come si prevedeva, in parte travisati. Al momento, pare dunque opportuno prendere atto, ringraziando, delle scuse fornite: ma soprattutto che l’aver provocato pubblicamente fortissime reazioni di tanta gente comune è stato utile perché l’AUSL assumesse subito, altrettanto pubblicamente, impegni importanti e dettagliati, non più solo generici, per mettere mano, a partire da tempi brevi, alla sacrosanta radicale rifondazione/riqualificazione/rifunzionamento di un pronto soccorso nato male e cresciuto peggio, rettosi come si poteva sul sacrificio e la dedizione del personale.

  3. Scritto da batti

    laffollamento dei protosoccorso secondo me va inputato anche ai medici di base, quello che io vedo e sento da altri è l assenza di costoro,io rispetto ad altri,che fortunatamente fino ad ora non ho avuto gran bisogno,devo dire che se lo chiamo mi risponde,sento molti altri che non anno neanche quello