Ravenna, parla il Sindaco de Pascale: ancora prudenza e il vaccino per proteggerci tutti, per tornare a vivere una vita normale foto

La pandemia in cui siamo piombati da dieci mesi ha cambiato le carte in tavola anche per lui. Michele de Pascale, Sindaco di Ravenna, Presidente della Provincia e a capo delle Province italiane (UPI), quest’anno si è trovato a fronteggiare l’emergenza sanitaria in prima linea, anche sul piano nazionale, confrontandosi con Governo, Regioni, Comuni. Partecipando a quelle riunioni in cui si decidevano le misure da prendere per tutto il paese, gli ormai famosi Dpcm che sono diventati l’alfa e l’omega degli Italiani, nel bene e nel male.

Lui aveva già mente di preparare con una sapiente campagna elettorale la sua rielezione, nel 2021. Campagna che avrebbe dovuto partire in autunno “ma sinceramente non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di parlare adesso di campagna elettorale. Ho il dovere morale di dedicare in questo momento tutte le mie energie al governo della città, alla gestione della pandemia e degli altri progetti strategici a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. La campagna elettorale perciò può aspettare” dice durante il colloquio telefonico. La pandemia lo ha investito, impegnato, assorbito in pieno. Gli ha dato oneri e onori. Gli ha dato una ribalta, ma lo ha esposto anche alle critiche. Come è avvenuto per il Governo Conte, anche il Sindaco è stato elogiato soprattutto per la gestione nella prima fase della pandemia, mentre qualche critica gli è stata mossa in questa seconda fase, quando la confusione, lo sconcerto, la frustrazione ha prevalso in una parte della popolazione.

In questa intervista fa il punto della situazione e affronta tre temi diversi fra loro – la pandemia, le opere pubbliche, le elezioni del 2021 – per un bilancio di fine anno e un giro di orizzonte su ciò che ci aspetta nei prossimi mesi. Con un messaggio chiaro, di speranza, che non può non partire dalla pandemia e dal vaccino: “bisogna anche provare orgoglio ed emozione di fronte a questa conquista, alla capacità dell’uomo di vincere questa sfida in modo brillante e in così poco tempo… Perché la luce in fondo al tunnel c’è ed è chiara. – dice Michele de Pascale riferendosi appunto al vaccino – Si chiede ai cittadini di resistere ora e di fare ancora dei sacrifici per raggiungere infine il risultato sperato: prima difendere la parte più debole della popolazione. Poi vaccinarci e proteggerci tutti per tornare a vivere una vita normale.”

L’INTERVISTA / 1: LA PANDEMIA A RAVENNA

Sindaco de Pascale, nella prima ondata della pandemia le parole chiave furono: novità, paura, solidarietà, responsabilità, coesione. Durante l’estate c’è stata la gara a chi sbagliava di più sull’onda del “liberi tutti”. La seconda ondata è arrivata fortissima e ci ha colpito in pieno, nell’incredulità e nello sconcerto generale. Le parole chiavi sono diventate: confusione, rabbia, sfilacciamento. A tutti i livelli, dal Governo in giù. Che cosa non ha funzionato da ottobre in poi?

“Faccio una premessa generale: è molto facile parlare col senno di poi, cioè andando a ritroso e riavvolgendo il film. In realtà, è molto difficile, in una democrazia occidentale come la nostra, convincere le persone che c’è un limite alla loro libertà personale perché gli ospedali sono pieni di malati e ci sono troppi morti causati da una pandemia. Lo vediamo anche in questi giorni. Malgrado il livello di contagio che abbiamo e i morti che registriamo ogni giorno a Ravenna, è difficile spiegare alle persone che debbono fare sacrifici, è difficile far capire loro che la libertà individuale ha dei limiti se la salute pubblica è in pericolo. Del resto, sull’estate, non so quale sarebbe stata la reazione delle persone se in luglio – quando non c’erano più contagi e non c’erano più morti – avessimo continuato a perpetuare certe restrizioni e limitazioni. È facile in una dittatura come in Cina. Nel mondo occidentale non c’è riuscito nessuno. Ciò non significa che non dobbiamo imparare dai nostri errori.”

Bisogna anche aggiungere, in verità, che quest’estate su tutte le tv qualcuno teorizzava che il virus era clinicamente morto…

“Appunto. Quest’estate il virus sembrava solo un brutto ricordo. Solo dopo abbiamo capito che il virus era stato in parte neutralizzato dall’estate e dalla vita all’aria aperta, ma purtroppo c’era ancora e stava lavorando sotto traccia.”

Al netto che solo i paesi orientali – Cina, Corea, Giappone, Australia – per diverse ragioni e tradizioni hanno mostrato di saper contenere la pandemia… e alla luce della nostra situazione, ritiene ancora che l’Italia se la sia cavata bene nella gestione della crisi sanitaria?

“Penso che questa crisi abbia mostrato nella loro drammaticità tutti i limiti profondi del nostro sistema sanitario. Questo è un dato di fondo, strutturale, che prescinde dai provvedimenti del Governo. Tanti provvedimenti li ho condivisi. Altri meno. Ma sinceramente i grandi problemi emersi non li imputo alle dinamiche di gestione della pandemia, quanto piuttosto a vent’anni di grande disattenzione di chi aveva responsabilità di governo rispetto ai problemi della sanità pubblica e della salute. Quindi il giudizio complessivo non può essere positivo, ma questo non è imputabile all’ordinanza A piuttosto che all’ordinanza B di Conte. Il nodo sono le carenze strutturali della nostra sanità, che vengono da lontano.”

Ravenna è stata quasi risparmiata dalla prima ondata e presa in pieno dalla seconda. Il virus ha circolato e circola molto con un’incidenza alta fra la popolazione e soprattutto con moltissimi morti… i cittadini si chiedono le ragioni di tutto questo e dove e chi eventualmente ha sbagliato?

“Non mi stanco di ripeterlo. Nella prima fase della pandemia Ravenna è riuscita a chiudere le porte prima che il contagio dilagasse. Nella prima fase io ho perso un carissimo amico come Andrea Gambi (direttore generale di Romagna Acque, scomparso nella notte fra il 24 e il 25 marzo scorso, ndr), come fosse un mio familiare, quindi fatico a dare un giudizio leggero su quel periodo. Tuttavia, bisogna dire che le misure di chiusura sono arrivate quasi subito e a Ravenna hanno prodotto un effetto molto forte, impedendo la diffusione massiccia del virus. Nella prima fase i cittadini ravennati hanno avuto un comportamento molto responsabile e, infine, siamo stati anche fortunati, con pochi casi nelle Rsa. Mentre nelle province vicine a noi, le Rsa furono duramente colpite.”

Mentre stavolta noi siamo stati colpiti nelle Rsa più di altri.

“Nella seconda fase io vedo tre elementi. Quest’estate il virus ha circolato ovunque, anche a Ravenna. Questo significa che la seconda fase è cominciata con tutti i territori nelle stesse condizioni in termini di diffusione del virus. Per cui, quando sono arrivate le misure di contenimento, a Ravenna il virus circolava già molto, come altrove. Sicuramente qui c’è stato un elemento di minore immunizzazione.”

La seconda ondata ci ha colpito di più proprio perché la prima ci aveva appena toccato…

“Per esempio, negli altri territori nelle Rsa questa volta hanno avuto pochissimi casi, perché larga parte del personale e degli ospiti aveva già contratto il virus nella prima fase, pagandone le conseguenze. C’è anche un fattore psicologico: negli altri territori, dove hanno pagato un prezzo più elevato in primavera, ovviamente le persone si sono protette di più quando il virus è tornato a far paura. Quindi si sono combinati i due fattori: quello immunologico e quello psicologico. Dobbiamo aggiungere che i numeri a Ravenna sono alti anche perché qui il tracciamento si fa in modo massiccio. Andiamo a stanare i positivi per fare prevenzione. Ogni giorno guardo il dato dei sintomatici e mi preoccupo se è alto. E guardo il dato degli asintomatici e mi preoccupo se è basso. Mi spiego. Se troviamo tanti asintomatici grazie al tracciamento, vuol dire che riduciamo la catena del contagio e facciamo prevenzione.”

In sostanza, lei dice che non ci sono stati errori. 

“Ciascuno di noi deve interrogarsi sulle cose da migliorare. Ma, ripeto, al di là di questa o quella cosa che si poteva fare meglio, il problema vero è quello strutturale e riguarda le carenze del nostro servizio sanitario nazionale. E sulla seconda ondata penso che Ravenna era meno immunizzata e meno preoccupata di altri territori e per questo è stata più colpita.”

Una delle critiche che si può muovere al potere politico in questa seconda fase, senza timore di sbagliare, è questa: il Governo ha avuto paura di parlare chiaro, di dire la verità nuda e cruda agli Italiani, a costo di dire cose impopolari… ma questo ha generato incertezza e confusione, oltre a produrre misure complicate e contraddittorie. Anche a lei è stato rimproverato di avere assunto posizioni contraddittorie in certi passaggi. Lei si sente di dire adesso qualcosa di chiaro ai Ravennati a chiusura di questo 2020?

“Penso che il ruolo delle Regioni in questa pandemia sia stato frainteso. Nel senso che le misure di salute pubblica le deve prendere il Governo, le Regioni poi devono organizzare la sanità. E sul Governo io do un giudizio complessivamente positivo sulla parte Dpcm. Sebbene si sia visto e capito che alcune misure prese non hanno prodotto gli effetti sperati. È successo ovunque, non solo in Italia. In certi casi, le misure sono state troppo rigide. In altri casi, troppo poco rigide. Faccio un solo esempio: nella prima fase sono stati chiusi tutti i cantieri edili, nella seconda fase non se ne è nemmeno parlato, perché s’è capito che quei cantieri non erano un problema sul piano della diffusione del virus.”

Ci parli di queste ultime misure natalizie.

“Sulle misure natalizie, il Governo ha fatto un primo provvedimento e poi lo ha corretto lungo il percorso, perché si è reso conto che le cose andavano peggio del previsto. Ma poi se ne è uscito colpevolizzando i cittadini perché andavano a fare compere. Questa cosa non ha senso. Se tu Governo apri a Natale, devi sapere che poi la gente andrà a fare acquisti. Se poi aggiungi anche che introduci il cashback… In sostanza, bisogna che il Governo assuma provvedimenti equilibrati e omogenei, motivandoli bene. Dove si crea un danno giustificato all’economia bisogna fare i ristori. E bisogna stare attenti a non creare danni ingiustificati.”

Per esempio?

“Io continuo a sostenere che potersi spostare liberamente dentro il comune di Roma, mentre si vietava lo spostamento da Bagnacavallo a Lugo, fosse un qualcosa che non aveva molto senso, né fondamento scientifico. Un’inutile sperequazione. Per questo dico che alcune cose si possono correggere e fare meglio.”

Ma in definitiva, che cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi? Che messaggio di fine anno vuole dare ai Ravennati?

“Dico che c’è la necessità assoluta di mantenere livelli alti di prudenza, protezione e restrizione. Poi si discuterà su cosa fare e spero che la pandemia ci darà la possibilità di riconquistare alcune forme di socialità, penso per esempio alla vita culturale, oggi molto penalizzata, che manca a tanti di noi. Da qui al vaccino non potrà né dovrà esserci un’altra fase di allentamento esagerata come c’è stata quest’estate.”

Prima del liberi tutti bisogna essere tutti vaccinati.

“Sì. E dobbiamo emozionarci per la velocità con la quale la ricerca mondiale ha messo a disposizione della popolazione un vaccino in soli dieci mesi. Fra pochi giorni a Ravenna si vaccineranno le prime persone. È un miracolo, come ha detto il professor Venerino Poletti recentemente.”

Quindi bisogna credere nella scienza e vaccinarsi.

“Certo. Ma, ripeto, bisogna anche provare orgoglio ed emozione di fronte a questa conquista, alla capacità dell’uomo di vincere questa sfida in modo brillante e in così poco tempo.”

È un messaggio di speranza in definitiva.

“Sì. Perché la luce in fondo al tunnel c’è ed è chiara. Si chiede ai cittadini di resistere ora e di fare ancora dei sacrifici per raggiungere infine il risultato sperato: prima difendere la parte più debole della popolazione. Poi vaccinarci e proteggerci tutti, per tornare a vivere una vita normale.”

Vaccino anti Covid
ponte teodorico
Cantiere ponte

L’INTERVISTA / 2: LE OPERE PUBBLICHE IN SOFFERENZA

Sindaco, Ravenna non sfugge alla maledizione dei lavori pubblici che durano sempre più del dovuto, anche molto di più. Troppo. Abbiamo avuto la rotatoria sulla Ravegnana che non finiva mai… poi la Ravegnana interrotta per circa 10 mesi… il sottopasso della ferrovia inaugurato con un anno di ritardo. Il cantiere dei nuovi uffici comunali in Via Berlinguer non si sa quando sarà finalmente terminato e doveva essere consegnato nella primavera del 2018. Stesso discorso per il nuovo palasport che in teoria doveva essere pronto per la primavera 2021. Adesso anche il ponte di Teodorico pare sia in ritardo di qualche mese mentre doveva essere finito prima di Natale, visto il traffico rivoluzionato in una fetta di città. Cominciamo da qui: che cosa le hanno detto da RFI? Quando riaprirà il ponte?

“Si tratta di vicende diverse fra loro. Sul ponte ferroviario di Teodorico il disagio in città è forte e lo capisco. Il ritardo è contenuto e in epoca Covid in cui tutto è più difficile si può comprendere. Il ponte sarà completato entro l’anno e poi si dovrà attendere la fase del collaudo, ancora non ci hanno dato una data precisa. Non abbiamo noi la competenza del cantiere e non posso quindi dirvi aprirà il giorno X. Visto che non è nostra competenza, sarebbe facile per me strumentalizzare il ritardo, ma non intendo farlo, proprio perché è plausibile. Non si tratta di ritardi come quello della rotatoria sulla Ravegnana o dell’assenza dell’ascensore nel sottopasso, due pessimi esempi di gestione di opere pubbliche.”

Ci spiega a che punto è il cantiere del nuovo palasport dopo l’interdittiva antimafia alla Passarelli SpA di Napoli? Come vi state muovendo per risolvere la situazione? In sostanza, è in grado di dirci quando realisticamente il palasport potrà vedere la luce?

“Ecco, invece, quando si parla di uffici comunali che ho ereditato, oppure di palasport che invece è un’iniziativa della mia amministrazione, ma penso anche agli stradelli per cui stiamo avendo dei ritardi nell’assegnazione dei lavori, in tutti questi casi voglio assumermi fino in fondo le mie responsabilità. Il Sindaco non ha competenza diretta in sede di gara, nelle procedure di affidamento dei lavori, però è successo troppe volte negli ultimi anni che lavori affidati dal Comune non abbiano visto rispettati i tempi o abbiano incontrato altri problemi. Quindi ho chiesto al direttore, al segretario, agli uffici del Comune di Ravenna di fare una revisione complessiva di tutte le nostre procedure di gara, perché dobbiamo migliorare. È evidente che qualcosa non va e che bisogna intervenire.”

Questo è un punto politico importante. Ma detto questo, sul palasport che cosa ci può dire? Quando vedrà la luce?

“A gennaio ci sono le condizioni per iniziare i lavori. Perché lì il problema non riguarda il Consorzio che ha vinto la gara, ma l’impresa che era stata incaricata di eseguirli. E quindi a gennaio si riparte visto che il Consorzio ha identificato una nuova impresa incaricata di fare i lavori.”

È il Cear?

“Sì. A breve loro cominceranno a lavorare. Sugli uffici comunali in via Berlinguer, invece, il problema è diverso, perché è direttamente incaricata la Passarelli SpA e non la si può sostituire con un tratto di penna. Gli uffici stanno valutando se fare una revoca. Con tutti i problemi del dovere poi ribandire una gara. Per cui, mentre sul palasport sono più ottimista, sugli uffici comunali non so dire quali possano essere gli sviluppi al momento.”

Ci dica almeno quando il palasport sarà pronto?

“Ci sono tutte le condizioni affinché il palasport sia terminato entro il 2021.”

Per gli uffici comunali invece resta l’incognita?

“La pratica è in mano alla Prefettura napoletana e dobbiamo rispettarne i tempi. Noi stiamo valutando la revoca, come dicevo prima. Ma i tempi sono più lunghi e meno certi.”

Energia de Pascale
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Michele de Pascale
Con Perini

L’INTERVISTA / 3: RAVENNA VERSO LE ELEZIONI DEL 2021

Alla luce delle novità degli ultimi mesi, soprattutto quelle portate dalla pandemia, per esempio lo sfilacciamento nel rapporto fra governati e governanti, di cui parlavo prima, lei cambierà qualcosa nello schema della sua prossima campagna elettorale per la rielezione?

“Una cosa è già cambiata radicalmente, nel senso che era mia intenzione iniziare il percorso fra novembre e dicembre di quest’anno, ma sinceramente non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di parlare adesso di campagna elettorale. Ho il dovere morale di dedicare in questo momento tutte le mie energie al governo della città, alla gestione della pandemia e degli altri progetti strategici a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. La campagna elettorale perciò può aspettare.”

Lei ha chiesto di lasciare fuori la pandemia dalla prossima campagna elettorale. Il capogruppo di Forza Italia Ancarani l’ha rimproverata dicendo che però lei da Sindaco usa la pandemia per aumentare il proprio consenso e rafforzare la sua posizione. Come risponde?

“Ancarani è sempre simpatico, ma sinceramente non è che io possa smettere di fare il Sindaco per sei mesi, né posso decidere di non occuparmi più della pandemia nei prossimi sei mesi perché ci sono le elezioni. Io resto Sindaco fino alle elezioni e il dovere di informare e prendere provvedimenti per la popolazione spetta a me: non ho intenzione di sottrarmi ai miei doveri, in una fase così difficile, ci mancherebbe! A me l’uscita di Ancarani è parsa fuori luogo. Io dico un’altra cosa. Dico che la sanità deve essere al centro della prossima campagna elettorale e non penso affatto di sottrarmi alle critiche sul funzionamento della sanità ravennate. Quello che voglio evitare è che si strumentalizzino in campagna elettorale gli aspetti puramente contingenti della pandemia.”

Per esempio il dato dei morti o dei contagi?

“Anche perché se qualcuno pensasse di fare questo gioco in campagna elettorale non verrebbe neanche preso in considerazione dai Ravennati.”

La lista civica che la sosterrà direttamente sarà guidata da Daniele Perini? Che caratteristiche avrà la sua lista? Farà dimagrire il Pd?

“Rispondo subito all’ultima domanda e dico assolutamente no. La mia idea è di presentarmi con un progetto innovativo per Ravenna e con una pluralità di forze che lo sostengano. Fra queste forze ci sarà anche la mia lista civica, per consentire a uomini e donne di Ravenna che non si riconoscono in forze politiche o liste esistenti, di partecipare alla competizione elettorale e al futuro governo della città.”

Forze ed energie nuove, dunque?

“Sì.”

Daniele Perini non è tanto nuovo però, con tutto il rispetto.

“Daniele Perini sarà il capolista. Cinque anni fa è stato protagonista di una esperienza civica importante che lo ha riportato in Consiglio comunale. Daniele incarna meglio di tanti altri lo spirito del volontariato, della generosità, dell’impegno civico, che è stata la cifra di tutta la sua vita. Quindi potrà rappresentare un punto di riferimento fondamentale per quanti vorranno cimentarsi in questa impresa e per chi verrà eletto. Fra l’altro, in questi giorni Daniele è stato colpito da gravi problemi personali e ne approfitto anche per mandargli il mio abbraccio e di tutta l’amministrazione.”

Il Pri insiste sull’asse repubblicani-dem e sulla conferma del ticket de Pascale – Fusignani. La sinistra che molto probabilmente sarà ‘Coraggiosa’, come in Emilia-Romagna e come a Faenza, dice che l’asse Pd-Pri del 2016 non ha più ragion d’essere… come risolverà il rebus? O lo farà risolvere agli elettori?

“Innanzitutto con l’anno nuovo apriremo il cantiere della coalizione e alla discussione sul profilo dell’alleanza parteciperà chi decide di aderire. Questo è un dato di chiarezza. Certo il quadro politico è cambiato molto rispetto al 2016. Pensiamo solo al fatto che prima il Pd era unito, adesso da quel gruppo in Consiglio comunale sono nati altri due gruppi, Articolo Uno e Italia Viva. Lo stesso Pri in questi anni ha preso iniziative comuni insieme ad altre forze come +Europa o Italia Viva, dando vita a un’ala più moderata della coalizione. Il rapporto fra Sindaco e Pri è fortissimo, nel senso che nella dialettica e nel confronto, il legame con il Pri è sempre stato saldo e il Pri per noi è una forza peculiare della realtà locale, una ricchezza del panorama ravennate che non c’è altrove. Per quanto mi riguarda non c’è alcuna incrinatura né un indebolimento nel rapporto con il vice Sindaco Fusignani e il Pri, di cui Fusignani è segretario provinciale.”

Sul ticket?

“Non mi interessa partire dagli assetti. Voglio partire dai progetti per la città. E a un certo punto sarà necessario tirare le somme e capire se certe forze stanno nella nostra coalizione o non ci stanno. Penso al confronto a sinistra. Ma penso anche al confronto aperto al centro fra +Europa, Azione e Insieme per Cambiare. Nasce una nuova coalizione e i rapporti si decideranno all’interno di quella coalizione.”

E poi c’è il M5S.

“Certo, anche con loro ultimamente c’è un rapporto di dialogo costruttivo. Le decisioni si prenderanno tutti insieme, ripeto, fra chi fa parte della coalizione.”

Nel 2016 puntò sul cambio di passo e sull’energia nuova per Ravenna. Il bilancio delle realizzazioni di questi 4 anni e mezzo però non è esaltante… dei lavori pubblici ho detto prima. Pensa di avere mantenuto le promesse del 2016?

“La quantità di lavori pubblici che abbiamo messo in piedi in realtà è ragguardevole. Difficile ricordare un altro periodo recente con tanti progetti. È vero che su alcuni cantieri ci sono dei ritardi nella fase di appalto. Ma non voglio giudicare il mio lavoro, quello lo giudicheranno gli altri e i cittadini quando votano. Io sono proiettato a cercare di fare meglio e di più. Penso comunque che la nostra impronta sulla città in questi anni si sia vista. Penso a tante persone che nel 2016 non ci hanno sostenuto e che adesso stanno invece pensando di farlo. Alcune scelte strategiche fatte in questi anni ritengo siano assolutamente significative. Come nel campo della salute: le Case della salute, il Corso universitario di medicina e chirurgia. Penso che quello fatto sul Porto per recuperare una situazione tragica che si era venuta a creare parla da sé. Gli investimenti in cultura sono sotto gli occhi di tutti.”

Ci dica le tre cose fondamentali su cui punterà per convincere i Ravennati che è giusto rieleggerla a Palazzo Merlato nel 2021, per altri cinque anni?

“La prima cosa è la sanità. Qui avremo a disposizione tante risorse, c’è un rinnovato rapporto di fiducia con Asl Romagna: i prossimi cinque anni dovranno servire a far fare un salto di qualità alla nostra rete di servizi socio-sanitari, dal territorio all’ospedale. E credo che noi abbiamo tutte le carte in regola per guadagnarci la fiducia dei Ravennati. Secondo punto, il Porto. Dopo avere sbloccato il Progetto Hub Portuale Ravenna nei prossimi cinque anni dobbiamo realizzare le opere e cominciare a raccogliere i frutti, concretizzando gli investimenti che abbiamo portato a casa, dall’impianto Gnl ai progetti Sapir a quelli Eni. Il terzo elemento è quello del valore cultura, nonostante tutti i problemi che abbiamo vissuto nel 2020. Credo che il 2021 e negli anni a venire ci sarà il definitivo consolidamento della posizione di Ravenna nel gotha delle città d’arte italiane e intendo investire in questa direzione. Ecco, le ho detto le tre buone ragioni per avere fiducia in Michele de Pascale.”

Commenti

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  1. Scritto da Marco74

    Grazie sindaco!! Adesso si che sono tranquillo!!!
    Comunque l’immagine dei 3 moschettieri è bellissima !!!! Mi piacerebbe capire come funzioneranno le alleanze separatiste e poltrone delle prossime elezioni per farmi trovare preparato…
    Quindi Il Sindaco con quale partito si candida? Italia Viva o PD ?? Visto che I.V. o meglio soglia 2% Capitanata da l’uomo pieno di sé che nessuno vorrebbe sulla porta era ed è stato il promotore del sindaco che sta a fare opposizione al governo Conte senza senso di responsabilità….ma con tanto interesse personale..
    E i Repubblicani ? Dove li mettiamo?? Ma esistono ancora??
    Io guarderei ad alleanze di ogni tipo , Il gruppo dei zitelli se esiste, nuclei familiari, gli alieni !! ecc…
    Bella gatta da pelare!! Penso che nei prossimi mesi sorrideremo tanto!!!

  2. Scritto da Direttore

    Al di là delle altre considerazioni, è evidente che il Sindaco sarà il candidato di tutte le liste che lo appoggeranno, non di una sola lista. LA REDAZIONE

  3. Scritto da batti

    se marco 74 dà un’immagine sgangherata della situazione, in parte condivisibile (parte ampia), il DRAMMA è che chi si propone alla sostituzione è assolutamente PEGGIO, quasi come il covid

  4. Scritto da Andrea

    Dove c’è il sindaco c’è Marco 74. E’ un suo follower

  5. Scritto da Marco74

    Purtroppo a Ravenna non abbiamo una Lista civica o partito di sinistra abbastanza forte per poter battagliare con il Pd ( senza offesa per le liste civiche e l’opposizione di destra lasciamo perdere, anche se a volte alcune idee possono essere valide e giuste….. quindi ci troviamo sempre in questa situazione…..il mercato delle vacche…….magre ed a rimetterci sono sempre i cittadini…. come fare? Non so proprio……. Magari quest’anno tutti votano una lista civica o un partito di minoranza e non i partiti principali, sarebbe bellissimo!!!