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Il Covid fa schizzare l’uso di psicofarmaci. Rachele Nanni (Psicologia Ausl Romagna): “contro il disagio giovanile puntare su psicologi scolastici”

Da circa 3 settimane siamo in zona bianca, quasi un ritorno alla “normalità”, sebbene il pre-covid sia una condizione ancora lontana. Pensare che il peggio sia passato, potrebbe tuttavia essere un’interpretazione in parte semplicistica. Perché se, nella fase emergenziale, ciascuno di noi è riuscito ad attivare risorse che l’hanno aiutato a fronteggiare lo stress ora, sulla lunga distanza, emergono altre criticità.

“Nelle fasi acute di tutte le emergenze la maggioranza della popolazione tira fuori il meglio di sé mettendo in atto strategie di compensazione. Anche durante le ondate pandemiche il sostengo emergenziale si colloca su una dimensione a “largo spettro”, diffuso alla cittadinanza attraverso l’ascolto, le campagne di contatto, anche ad opera di volontari, rivolte ai soggetti più fragili (persone anziane, sole o già seguite dai servizi), informazione corretta e supporto ai bisogni essenziali” spiega Rachele Nanni, responsabile del programma di Psicologia dell’Ausl Romagna, sottolineando che nel 2020, nei primi tre mesi di pandemia, il supporto psicologico telefonico attivato dall’Azienda Sanitaria ha raccolto più di 2.000 telefonate.

Nella prima fase, quindi, la maggior parte delle persone è riuscita a dimostrare una buona tenuta. Sappiamo tuttavia, anche dalla letteratura nazionale ed internazionale, che le conseguenze dello stress subito lasciano segni che si prolungano nel medio e lungo periodo. La Nanni porta degli esempi: “Pensiamo non solo a chi è stato colpito direttamente dal virus, a chi ha subito un lutto ma anche a chi ne ha subito le conseguenze indirette sulla vita lavorativa, economica, a coloro che si sono trovati di fronte ad una sospensione dei progetti di vita: scelte di lavoro, di studio, di autonomia spesso rimandate a tempo indeterminato.”.

“Sappiamo ormai bene che la pandemia non ha colpito tutti nella stessa maniera. Ha inciso maggiormente sulle persone che già erano in una condizione di vulnerabilità che ora possono trovarsi ancora più svantaggiati. Per giovani, adulti ed anziani, che avevano già fattori di fragilità, quali difficoltà economica, sociale, affettiva o cognitiva, l’evento pandemico ha determinato uno stato di sofferenza più marcato” prosegue.

Dati alla mano, la Nanni spiega che l’AIFA ha segnalato come nel 2020 vi è stato un aumento nell’uso di psicofarmaci sia ansiolitici che antidepressivi, +12% a livello nazionale. In generale la cosiddetta fase 2 dell’epidemia ha visto aumentare l’acquisto di ansiolitici in misura maggiore rispetto all’incremento già osservato durante la prima fase del 2020. L’ Istituto Eurispes ha evidenziato che nel 2020 un italiano su 5 ha utilizzato qualche tipo di psicofarmaco.

E su questi numeri la psicologia lancia un allarme: “È bene ricordare che la risposta farmacologica non è sempre la più appropriata da un punto di vista clinico per i disturbi dell’adattamento o da stress. La prima risposta di appropriatezza è non farmacologica, ma psicologica e psicosociale, cioè i meccanismi di adattamento passano prima di tutto attraverso le relazioni, la capacità di riattivare competenze e risorse individuali e di comunità, ricomporre motivazioni ed inclusione sociale. Solo quando anche questo non è sufficiente la risposta farmacologica diviene appropriata.”

Oggi vediamo un trend di aumento in varie forme di disagio reattivo: disturbi d’ansia, del sonno, depressivi, strategie di compensazione quale l’abuso di alcool, comportamenti di violenza domestica. Nei ragazzi, gli effetti determinati da una condizione di disagio di lungo periodo, hanno portato ad un aumento dei disturbi del comportamento alimentare, comportamenti di auto isolamento o autolesionismo. La difficoltà sta nel riprendere una vita di socialità equilibrata – sottolinea l’esperta -. Dove già vi era una sofferenza nel rapporto con i pari ora la ripresa appare più complessa. Si tratta di una linea tendenziale in aumento che non possiamo ancora quantificare ma che stiamo tenendo monitorata”.

È necessario dare risposte attraverso le reti di rapporti, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti, con una riconnessione alle reti sociali, affettive, emotive, relazionali, creando motivazione, capacità di investire su nuovi progetti. E questo passa attraverso il rafforzamento delle reti partecipative della comunità, quali i centri di aggregazione giovanili, i centri sportivi, le associazioni di volontariato, la scuola, il mondo dell’arte, rafforzando la partecipazione dei giovani alla vita culturale, lavorativa, espressiva della propria città facendo sperimentare un sentimento di inclusione e di cittadinanza.

Adesso, in questa nuova fase di aperture, è necessario lavorare sulla ricomposizione del tessuto sociale, e fortunatamente il nostro territorio è ricco e caratterizzato da tante realtà, penso al volontariato, allo sport, alle tante espressioni di innovazione didattica che attraversano il mondo della scuola, ecc… che possono intercettare le diverse fasce di bisogno, offrendo una risposta snella ma densa di significati, dando un messaggio di auto-efficacia e ripresa – sottolinea -. Penso anche agli sportelli di psicologia scolastica e di consultazione per i genitori, che possono dare un supporto importante in chiave di prevenzione di trasmissione di competenze, mentre nei casi in cui il disagio si connota come patologia vera e propria allora è certamente indispensabile rafforzare la recettività dei luoghi specialistici della cura” conclude la dottoressa Nanni.

Commenti

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  1. Scritto da Alessandro

    Se lì si mandasse a lavorare con la cariola e il badile sarebbero cosi stanchi da andarsi a letto e anche contenti.