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Massimiliano Costa, Direttore Parco Delta: in Valle Mandriole non è come nel 2019, siamo intervenuti subito per evitare la crisi da botulino foto

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Estate 2021 come quella del 2019 in Valle Mandriole? Lo scenario da incubo con l’epidemia da botulino che allora fece strage di uccelli non si ripeterà. La situazione è critica ma sotto controllo. Soprattutto, questa volta l’intervento è stato immediato per impedire quanto più possibile la diffusione del contagio. È quanto emerge dal colloquio con Massimiliano Costa, recentemente (il 2 agosto) nominato Direttore del Parco del Delta del Po, dopo aver vinto un concorso, e fino alla fine dell’anno con l’incarico a tempo di Dirigente Zone Naturali nel Servizio Ambiente del Comune di Ravenna.

La nota congiunta diffusa ieri 17 agosto da Comune di Ravenna ed Ente Parco Delta del Po, era stata chiara: siamo in una situazione critica per la forte calura della stagione e si sta operando per evitare che si ripeta la crisi da botulino del 2019. Nella nota si leggeva che si è costantemente monitorato “l’andamento dei livelli idrici e l’eventuale presenza di animali in difficoltà in Valle Mandriole. Nella primavera/estate 2021 il Comune ha richiesto già tre volte a Ravenna Servizi Industriali di effettuare ricariche idriche ogni qualvolta il livello si avvicinava a 10 centimetri sul livello del mare, soglia considerata di rischio per lo sviluppo del botulino nelle acque della palude. La prima immissione è stata effettuata dal 4 giugno al 9 giugno, la seconda dal 24 giugno al 2 luglio, la terza dal 29 luglio al 6 agosto. Sono stati complessivamente immessi 1.374.800 metri cubi di acqua, su un totale di 1.500.000 metri cubi previsti e messi a disposizione grazie alla prescrizione inserita dalla Regione Emilia-Romagna nella concessione di vettoriamento delle acque del CER nel fiume Reno, attualmente unica possibile fonte di alimentazione idrica della zona umida.”

Le elevate temperature medie e di picco che stanno caratterizzando questa stagione estiva, unitamente alla siccità dovuta all’assenza di precipitazioni, entrambi fenomeni provocati dagli effetti dei mutamenti climatici, hanno causato una fortissima evaporazione e il rapido abbassamento dei livelli idrici, costringendo a continue ricariche. Nonostante lo sforzo compiuto per il mantenimento continuo di livelli compresi tra 30 e 10 centimetri sul livello del mare, la temperatura dell’acqua si è comunque alzata considerevolmente, favorendo lo sviluppo delle colonie batteriche del botulino. Ieri sono stati osservati i primi uccelli morti perciò il Servizio Tutela Ambiente e Territorio del Comune di Ravenna e il direttore del Parco del Delta del Po, assieme al personale della sezione Zone Naturali della Polizia Locale e ad alcuni volontari, sono immediatamente intervenuti. Avendo riscontrato i primi casi di botulino si è deciso di prosciugare la valle, per mettere in salvo gli animali vivi ed eliminare quelli morti. Fatto questo lavoro la valle sarà riallagata.

Il comunicato di ieri recitava: “si è provveduto ad aprire la paratoia di scarico di Valle Mandriole nello scolo Rivalone e, assieme ai volontari delle Associazioni Venatorie e dell’Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna, al recupero degli uccelli morti o in difficoltà e si procederà con le stesse modalità di intervento fino al completo disseccamento. Questo permetterà di evitare che altri uccelli acquatici, durante la migrazione di ritorno verso i quartieri di svernamento, vengano attirati dalle acque contaminate dal botulino presenti in Valle Mandriole, finendo per intossicarsi; del resto, il circostante comprensorio di zone umide garantisce ampie possibilità di sosta ed alimentazione in condizioni sicure, nella vicina Punte Alberete, nella Bassa del Pirottolo, nella Pialassa della Baiona (in particolare nelle porzioni con acque dolci a ridosso della Pineta di San Vitale). Si prevede, poi, di ricaricare la valle a partire dal 15 settembre, una volta completati i processi ossidativi che dovrebbero aiutare a prevenire, in futuro, il ripetersi di situazioni analoghe. Successivamente, dall’autunno 2021 sarà finalmente disponibile il nuovo manufatto di presa dell’acqua dal fiume Lamone, attraverso il doppio sifone in corso di completamento da parte di Romagna Acque. Questo, unitamente all’ottenimento del diritto di derivazione delle acque del fiume da parte del Comune e dell’Ente Parco (in corso di rilascio da parte di ARPAE-SAC), dovrebbe permettere di ottimizzare finalmente la gestione idrica della zona umida, equiparandola a quanto avviene in natura nelle paludi perifluviali, con elevati carichi idrici tra fine inverno e inizio estate, in modo da scongiurare definitivamente il pericolo del botulino.”

Valle Mandriole Crisi Botulino
Valle Mandriole Crisi Botulino

L’INTERVISTA

Direttore Costa, com’è la situazione oggi?

“Oggi stiamo continuando a operare con le stesse modalità di ieri. Lo scarico per prosciugare la valle è ancora aperto e il livello della valle si sta abbassando rapidamente, anche se durante la notte per un po’ l’idrovora si era bloccata. Questa mattina è stata riavviata dal Consorzio di Bonifica. La valle è già in buona parte asciutta. Anche stamattina come nella giornata di ieri abbiamo recuperato gli animali morti o in difficoltà. E continueremo nei prossimi giorni, sempre in collaborazione con le associazioni venatorie e ambientaliste. Mentre le associazioni dei pescatori sportivi sono pronte a recuperare il pesce una volta che l’acqua sarà abbastanza bassa per consentirne la raccolta.”

Quanti uccelli avete recuperato?

“Ieri abbiamo recuperato 98 esemplari. Metà di questi erano già morti, poi altri 10 sono morti in seguito. Circa 40 sono gli esemplari vivi, portati al centro di recupero della fauna selvatica: li stiamo curando con la soluzione fisiologica che per loro è la cosa più importante, perché il botulino provoca una paralisi per cui gli animali non bevono più e muoiono di sete. Con quella riusciamo a rimetterli in sesto, poi li curiamo con un antibatterico antibiotico per fermare tutte le infezioni. Questa mattina ne abbiamo recuperati circa altri 15, sempre metà morti e metà vivi. Il numero molto più basso rispetto a ieri ci fa ben sperare di avere intercettato la crisi epidemica allo stadio iniziale.”

Quindi non è la stessa situazione della fine estate del 2019, quando si intervenne in ritardo e morirono migliaia di esemplari?

“Non c’è un paragone. Stavolta il monitoraggio è stato costante e andando a controllare tutte le mattine abbiamo trovato i primi tre esemplari, poi altri dieci e poi tutti gli altri. Quando capita, l’epidemia da botulino investe tutto l’ambiente e tutti gli esemplari in contemporanea. Se non si interviene subito gli animali morti che restano nell’acqua incrementano la diffusione della morbilità. Stavolta siamo intervenuti praticamente subito. Le temperature così alte di questo periodo hanno inciso moltissimo nell’insorgenza del botulino.”

Non è che questa volta ci fosse troppa poca acqua. Se non capisco male è la temperatura che è diventata troppo alta.

“È così. Il livello dell’acqua è sempre stato sopra il livello di guardia indicato dal Comitato istituito dopo la crisi del 2019, costituito da Ispra, Arpae, Ausl, Parco del Delta, Comune.”

Il botulino può ripresentarsi quando la temperatura diventa eccessivamente alta, quindi?

“Si ripresenta regolarmente quando la temperatura è così alta, anche in zone dove non ci sono stati episodi precedenti importanti come nella Valle Mandriole nel 2019. Con 30 gradi nell’acqua il botulino fiorisce come in un brodo di coltura. In questi giorni ci sono segnalazioni di casi di botulino sia dalla zona di Alfonsine, sia da Cervia, sia nella zona a sud di Ravenna. Quindi non è interessata solo la Valle Mandriole. Qui in Valle Mandriole ci sono due elementi in più che rendono la situazione più complessa: il primo è costituito dalla grande concentrazione di uccelli che non è paragonabile a quella delle altre zone citate. Il secondo elemento è rappresentato dalla vicenda del 2019, per cui sul fondo della valle i batteri sono presenti in maniera più massiccia, quindi si genera un fenomeno più imponente.”

La soluzione tecnica prevista per mantenere stabile il livello idrico della Valle Mandriole sarà pronta in autunno. È così?

“Il sifone sarà pronto fra la fine di settembre e gli inizi di ottobre e da quel momento in poi speriamo sia acquisito anche il diritto di prelievo dell’acqua che abbiamo chiesto alla Regione. Infatti, finora l’acqua utilizzata era quella di cui avevano diritto d’uso i soggetti privati (Ravenna Servizi Industriali, Romagna Acque) e a noi ne è destinata solo una frazione e solo per il periodo estivo. Si tratta di un milione e mezzo di metri cubi che per Valle Mandriole non sempre sono sufficienti. Anno scorso la stagione è stata più fresca e siamo riusciti ad arrivare ad ottobre. Quest’anno abbiamo già utilizzato tutta l’acqua disponibile. Con il sifone, una volta che avremo acquisito il diritto di prelevare l’acqua anche in inverno, noi riusciremo a mantenere un livello dell’acqua in Valle Mandriole abbastanza stabile sugli 80 cm. Sarebbe meglio anche di più, ma 80 cm andrebbero già bene per affrontare l’estate con più tranquillità. Pensi che a maggio avevamo appena 30 cm d’acqua e a fine maggio ne abbiamo dovuti immettere una quantità pari a 20 cm per tornare a un livello minimo. Se partiamo da 80 cm abbiamo un margine di manovra importante e la massa d’acqua è anche più fresca. Inoltre, potendola immettere liberamente in inverno possiamo non solo fare entrare ma anche fare uscire l’acqua, garantendo un ricambio importante per la salubrità dell’acqua e ricostituendo in qualche modo la situazione normale delle valli. Dobbiamo pensare che normalmente le zone umide sarebbero allagate dai fiumi. Gli argini li abbiamo inventati noi. E siccome il ricambio non avviene più in maniera spontanea dobbiamo cercare di garantirlo artificialmente.”

Quanto personale comunale e quanti volontari sono impegnati in questi giorni in Valle Mandriole?

“Su sei addetti della Polizia Locale distaccati al Servizio Ambiente ora cinque sono impegnati in valle. Poi ci sono circa quindici volontari fra ambientalisti e cacciatori. Infine ci sono cinque pescatori di associazioni sportive che già da domani interverranno per prelevare i pesci della valle. Per fare questo abbiamo chiesto aiuto anche a una ditta privata di Argenta.”

Dove vanno a finire i pesci recuperati dopo il prosciugamento?

“L’ultima volta che fu fatta un’operazione del genere raccogliemmo 150 quintali di pesce e i volontari manualmente non sarebbero in grado di fare tutto. Dopo quello che è accaduto negli anni scorsi non sappiamo se c’è ancora così tanto pesce. Il pesce alloctono non si può immettere in natura e viene immesso nei bacini di pesca sportiva. Il pesce autoctono invece viene liberato nel Fossatone oppure nel Destra Reno. Abbiamo avuto anche la collaborazione di Arpae per fare l’analisi delle acque e abbiamo già verificato la consistente quantità di colonie batteriche presenti. Infine, abbiamo chiesto all’Istituto Zooprofilattico di fare anche analisi di laboratorio più dettagliate per capire la presenza non solo di botulino negli animali ma anche di influenza aviaria.”

Valle Mandriole Crisi Botulino
Valle Mandriole Crisi Botulino
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Commenti

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  1. Scritto da alan

    Rispondo a Batti per un quesito posto in altro articolo correlato relativo alla salinita’ del Lamone nei pressi dell’angolo sud ovest.

    Conosco la zona come le mie tasche , poco piu’ a monte della valle della Canna ce’ la paratia ( diga) che divide l acqua dolce dalla salata con un piccolo scivolo,
    Tra l altro la fortuna di avere fiumi pensili aiuta assai.
    Canaletta o condotta con sifone non mi sembra un impresa impossibile nel 2021.
    infatti da quello che si sa, sara’ operativa dall anno prossimo, donando alla valle la possibilita’ di essere una cassa di colmata come in origine fu.

    Questi eventi sono veramente sgradevoli, in un mondo che si professa verde, perdonatemi se uso ancora l’italiano e non l’inglese, da fruitore di un capanno da pesca in Baiona , a volte mi sembra di essere un sognatore.

  2. Scritto da batti

    ringrazio