La freccia del Futurismo colpisce il Ravenna Festival con “Uccidiamo il chiaro di luna”

Questa sera, giovedì 1 giugno alle 21 al Teatro Alighieri

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La freccia del Futurismo colpisce il cartellone del Ravenna Festivalgiovedì 1 giugno, Teatro Alighieri alle 21– con Uccidiamo il chiaro di luna, partiture corali per tredici giovani danz-attori che Silvana Barbarini ha creato ispirandosi alle Danze del Manifesto di Marinetti. Un affresco – nelle parole del poeta – che si ripromette disarmonico, sgarbato, asimmetrico, sintetico, dinamico, parolibero.

Un’esplosione di energia e linee saettanti a cui la coreografa iniziò a lavorare nel 1997 per gli allievi della Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”,  tornando ad allestirle nel 2015 nell’ambito del Progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography) ideato e curato da Marinella Guatterini. Ne sono interpreti i danzatori della Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”, su musiche di Aldo Giuntini, Filippo Tommaso Marinetti, Alexander Mosolov, Andé Laporte, direttore del coro è Emanuele De Checchi.

Prima ancora di debuttare come coreografa – tra l’altro fondatrice nel 1985 di uno dei gruppi storici della nuova danza italiana, “Vera Stasi” -, Silvana Barbarini è stata allieva di Giannina Censi, l’unica ballerina futurista, scoperta da Filippo Tommaso Marinetti quando, appena sedicenne, si esibiva sui versi del poeta comasco Escodamé e del “parolibero” Gioia.

In Giannina – uscita dall’Accademia ma già nauseata da punte e tutù -, Marinetti intravide subito l’ideale interprete della sua Danza dell’aviatrice, uno dei tre mini-balletti inseriti nel Manifesto della danza futurista (1917). Rielaborate assieme al Bombardamento di Adrianopoli, onomatopee vocali in presa diretta sul “teatro della guerra”, le danze del Manifesto integrano un più complesso mosaico di schegge futuriste del pirotecnico Uccidiamo il chiaro di luna.

Su indicazione di Marinella Guatterini, Silvana si dedicò alla lunga rielaborazione che nel 1997 ha dato poi origine alla messa in scena delle Danze del Manifesto per gli allievi della “Paolo Grassi”, dove sono confluite tutte le sue esperienze “futuriste”. Attenta a seguire le indicazioni di Marinetti, la coreografa ha cercato di ricostruire una danza rivoluzionaria in tutte le sue componenti di forma, energia, ritmo del movimento, suono, struttura generale, soggetto. Ma anche nei dettagli immaginati dallo stesso poeta per le tre danze tratte dai principali meccanismi di guerra: lo shrapnel, la mitragliatrice, l’aeroplano. Vere e proprie “macchine narranti”, come le definisce Barbarini, dove poter approfondire concetti come simultaneità, azione e sintesi.

“L’inizio del mio interesse nei confronti del movimento futurista – racconta Silvana Barbarini – risale alle conversazioni avute tra il 1978 e il 1980 con Giannina Censi e Tullio Crali intorno all’aerodanza, l’aeropoesia e l’aeropittura”. La curiosità e il desiderio di sperimentare sul proprio corpo quello che stava studiano per la tesi, ha portato Silvana a dar vita a danze futuriste moderne sotto la guida dei suoi mentori.

Un’appassionante ricerca proseguita con la lettura sistematica dei testi futuristi sulla scorta di un prezioso vademecum: Sintesi del Futurismo di Luigi Scrivo (che ne raccoglie tutti i documenti). Studi a cui si aggiunse il focus sull’esperienza di “aerodanza” della stessa Giannina Censi e il lavoro sulle tavole parolibere di Giacomo Balla e Fortunato Depero, oltre al meticoloso ascolto delle registrazioni di “Musica Futurista” fornite da Daniele Lombardi. Nel tempo, Silvana Barbarini è tornata più volte a toccare Marinetti e il Futurismo: nel 1986 alla Fenice di Venezia con la messinscena di Mimismagia, uno dei Balli Plastici di Fortunato Depero e nel 1988 lavorando sui testi fonetici di Balla, in occasione di una mostra alla Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma. Nel 1994 si è concentrata sull’opera di Marinetti, sostando sul celebre Zang Tumb Tuum e opere prime come La Conquista delle Stelle, diventata in seguito il finale di un’altra coreografia di Barbarini, SiioVlummia-Torrente n.3.

Mettiamo in moto la memoria è il leitmotiv del Progetto RIC.CI (nato nel 2011), il Progetto RIC.CI, ideato da Marinella Guatterini, che punta a dare risalto e a ricostruire la memoria della danza contemporanea italiana dall’inizio degli anni Ottanta sino agli inizi dei Novanta. Capitolo oscurato dove invece si ritrovano elementi fertili di una creatività tutta italiana e una capacità progettuale che incrocia arti diverse in modo originale.

Ravenna Festival ha già proposto in precedenti edizioni altri spettacoli del progetto RIC.CI e precisamente: Duetto (1989-2011) coreografia di Virgilio Sieni e Alessandro Certini, La boule de neige (1985-2013) di Fabrizio Monteverde, liberamente tratto da Les enfants terribles di Jean Cocteau, Calore (1982-2012) regia, coreografia, scena e costumi di Enzo Cosimi, Pupilla (1983-2014) di Valeria Magli con DanceHaus Company, Terramara (1991-2013) di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni che ne ha curato il riallestimento, e-ink (1999-2015) di Michele Di Stefano.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: posto unico numerato 12 euro (ridotto 10)
‘I giovani al festival’: fino 18 anni e universitari 5 euro

SILVANA BARBARINI
Danzatrice e coreografa ha firmato molti progetti incentrati principalmente sul gesto e sul suono, oggetti e azioni nello spazio, e sulle relazioni tra poesia e movimento. I suoi esordi furono a Voghera, diretta da una straordinaria insegnante di danza classica, Giannina Censi, famosa per avere collaborato, giovanissima, con Marinetti e Prampolini all’epoca del secondo futurismo. Fu proprio una ricerca sul futurismo, compiuta a Bologna negli anni in cui frequentava il Dams, ad averla avvicinata al mondo della coreografia. Lo spettacolo che nacque da quella ricerca girò l’Italia e Silvana decise di continuare. Approfondì gli studi di danza contemporanea a Roma e a New York e nel 1982 entrò nella compagnia diretta da Elsa Piperno e Joseph Fontano, Teatrodanza Contemporanea di Roma.  Parallelamente ebbe l’occasione di collaborare con molti autori di teatro sperimentale, musicisti, artisti visivi, registi, poi nel 1985, con Ian Sutton e Giovanna Summo, fondò una compagnia di giovani, Vera Stasi, con cui nell’arco di vent’anni ha realizzato una trentina di produzioni. Negli anni Ottanta  ha approfondito la tecnica Nikolais e negli ultimi anni i principi di Body-Mind Centering Approach. Tra le tappe della sua carriera è stata danzatrice per Teatrodanzacontemporanea di Roma, Sosta Palmizi, Vera Stasi, Spaziozero, La Zattera di Babele. Ha lavorato inoltre come coreografa per la Fenice di Venezia, il Regio di Parma, l’Olimpico di Vicenza, il teatro alla Scala di Milano, per la “Paolo Grassi” di Milano. Attualmente è direttore artistico dell’Associazione Vera Stasi, che ha stabilito la sua sede operativa a Tuscania, trasferendosi da Roma nel 1997. Nata come compagnia di danza Vera Stasi ha trasformato la sua identità da collettivo di lavoro ad “associazione di autori”, da realtà esclusivamente produttiva a struttura di progettazione culturale, ed ha trovato nella Tuscia il centro del suo mondo.

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