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Ravenna Festival. Sulla via della Grecia l’omaggio a Mikis Theodorakis: Zorba il greco a Forlì

Venerdì 7 giugno, alle 21, alla Chiesa di San Giacomo di Forlì

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Se c’è una musica che nell’immaginario popolare si identifica con la Grecia, con la sua gente e i suoi paesaggi, è il syrtaki composto da Mikis Theodorakis per il film Zorba il greco. E se è vero che la Grecia, culla della nostra civiltà ma anche scrigno d’Oriente, costituisce uno dei temi centrali di questa trentesima edizione di Ravenna Festival, allora in cartellone non poteva mancare la versione più elaborata e compiuta di quella musica, ovvero Zorbas, la Suite per balletto in 23 scene per contralto, coro misto e orchestra da camera che venerdì 7 giugno (ore 21) sarà proposta al pubblico della Chiesa di San Giacomo di Forlì nell’interpretazione dell’Orchestra Corelli diretta da Jacopo Rivani, con il Coro Euridice e la voce del contralto Cecilia Bernini.

Ed è curioso scoprire che – come attraverso la lente di Dante il Festival approda nel cuore del Mediterraneo, seguendo l’eroe che per placare la sua sete di scoperta e conoscenza si spinge “per l’alto mare aperto” – allo stesso modo è proprio la Divina Commedia che il protagonista del celebre romanzo firmato da Nikos Kazantzakis, nel 1943, sta leggendo quando per la prima volta incrocia lo sguardo di Zorba. “Uno sconosciuto sui sessant’anni, altissimo e magrissimo” racconta, “mi guardava fisso attraverso il vetro. Sotto il braccio aveva un fagottino dalla forma schiacciata”.

Il narratore, che nel celebre film di Michelis Kakoyannis del 1964 prenderà il nome di John, lo scrittore inglese, è al Pireo in attesa di imbarcarsi per l’isola di Creta dove dovrà gestire una miniera (in realtà Kazantzakis narra di sé e dell’amico Giorgis Zorba, nato 150 anni fa ai piedi del monte Olimpo, con cui nel 1915 ha veramente condiviso una singolare avventura mineraria).
Da quel momento quello spirito zingaro e libero che è Alexis Zorba rimarrà con lui, fino al fallimento dell’impresa, insieme a quel misterioso “fagottino” che altro non è che il suo santuri, un salterio. Perché la danza e la musica sono tratti distintivi e profondi della personalità di Zorba.

E anche la sua fama planetaria in fondo è legata proprio alla musica, a quella appunto di Mikis Theodorakis autore prima della colonna sonora del film, quindi anche di quel syrtaki che John e Zorba danzano insieme nell’ultima straordinaria scena, poi della Suite per balletto in programma per il concerto. Quest’ultima fu elaborata nel 1988 dal compositore greco, attingendo anche a sue precedenti composizioni, soprattutto degli anni Sessanta, ovvero quel decennio che con l’avvento della dittatura nel 1967 lo aveva costretto prima alla prigionia, poi all’esilio. Il debutto del balletto all’Arena di Verona, sotto la direzione dello stesso compositore, ne decreta l’immediato successo. La coreografia è di Lorca Massine (figlio di Léonide, dei Ballets Russes di Diaghilev), che poco più di una decina di anni prima già aveva coreografato le musiche del film alla National Opera di Atene.

La storia, che dalla vita vera trasmigra al romanzo, poi al cinema fino al balletto (ma non disdegna neppure il musical di Broadway, nel 1968), disegna l’incontro tra due mondi: l’Oriente di Zorba, uomo libero, avventuriero sanguigno e generoso, di antica saggezza, e l’Occidente dell’intellettuale John, lo straniero, che della vita in fondo non sa nulla. Questi fa l’errore di innamorarsi di una donna greca, Marina, una vedova sulla quale ha già messo gli occhi Yorgos: la sua gente è con lui e la debolezza di lei verso lo straniero sarà punita con la morte. Un destino simile tocca anche ad Hortense, ex soubrette affittacamere che in qualche modo si innamora e si lega a Zorba. Ma nulla può fermare l’energia travolgente del protagonista, la sua gioia di vivere, il suo credo di libertà. Libertà che solo la musica e la danza possono esprimere fino in fondo: “ci vuole un po’ di pazzia – dice Zorba prima di trascinare John alla danza – se no non potrai mai spezzare la corda ed essere libero”.

Quello di venerdì 7 giugno è il primo di tre appuntamenti con cui il Festival ritorna anche quest’anno a Forlì, grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale e al determinante sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì: il 13 giugno la pulsazione della rassegna Le 100 percussioni contagia anche S. Giacomo con l’avvolgente esperienza del capolavoro di Karlheinz Stockhausen Kathinkas Gesang als Luzifers Requiem, mentre il 23 giugno al Teatro Fabbri si celebra un artista che ha fatto la storia della canzone italiana, con Uomini in frac, omaggio a Domenico Modugno firmato da Peppe Servillo e una valente squadra di jazzisti italiani.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietteria serale al Pala de André dalle ore 19: tel. 3332009711
Biglietti (posto unico non numerato): 22 euro (ridotti 20)
‘I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari (under 30), 50% tariffe ridotte.

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