Tutto il centrodestra unito in piazza a Ravenna: “liberiamo l’Emilia-Romagna e poi andiamo a prenderci il paese” fotogallery

Conclusione di campagna elettorale al freddo ma molto calda per la coalizione di Lucia Borgonzoni in Piazza del Popolo a Ravenna oggi 24 gennaio, per quello che è già stato battezzato come uno storico summit del centrodestra italiano. La piazza centrale di Ravenna offre un bel colpo d’occhio ma non è piena, la partecipazione è di circa duemila persone. Ma quelle che ci sono sono molto cariche, osannano i loro leader – sopra tutti Matteo Salvini e Giorgia Meloni – e sono proprio convinte di farcela, di vincere. Di espugnare la roccaforte rossa. E così in un colpo solo “liberiamo l’Emilia-Romagna e poi andiamo a prenderci il paese” come dirà alla fine del suo intervento l’aspirante Presidente Lucia Borgonzoni. Che tuttavia in questa serata ravennate, come nel resto della campagna elettorale, appare nelle vesti della comprimaria. Surclassata per intensità di cori, applausi, ovazioni da tutti gli altri leader maggiori.

Per primo arriva verso le 17.10 proprio Matteo Salvini e subito in una piazza ancora mezza vuota partono i primi cori “Matteo Matteo.” All’inizio è soprattutto un tripudio di bandiere e su tutte quelle bianche della Lega. D’altra parte l’organizzazione è di stretta osservanza leghista, il servizio d’ordine è del Carroccio e ricorda i partiti di un tempo, quando i partiti erano ancora partiti. Passano in loop immagini e parole tutte in chiave Lega, che di fatto cannibalizza la comunicazione. Prima delle 18 Salvini si offre alle tv ed è una selva di luci e microfoni. Poi toccherà agli altri leader. Berlusconi fa la sua prima passerella a Ravenna da leader politico, ma è un leader sul viale del tramonto costretto a lasciare il passo ai giovani leoni Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Poco dopo le 18, dalla redazione mi dicono che c’è stata una scossa di terremoto proprio a Ravenna: che sia un segno premonitore?

Alle 18.20 Salvini si concede una breve passeggiata per i consueti selfie fra il pubblico della prima fila. Partono i cori, “Matteo Matteo” su tutto e tutti. C’è anche Toti. Mi dicono ci sia pure La Russa, poi comparirà perfino Vittorio Sgarbi per un siparietto con il cavaliere. Alle 18.40 i leader salgono tutti sul palco – ovazioni nell’ordine per Salvini, Meloni e Berlusconi, mentre la Borgonzoni entra per ultima e passa quasi inosservata – ed è già il momento dell’inno di Mameli. Tutti sull’attenti, si canta, poi “sull’Italia chiamò” del finale per un lapsus Silvio Berlusconi saluta alzando il pugno chiuso.

Ravenna, 24 gennaio 2020: manifestazione del centrodestra in Piazza del Popolo

Fra i primi parla Toti, il Governatore della Liguria, che dice di sentire “il profumo della vittoria”. Poi tocca a Matteo Salvini, il Capitano, come lo definisce il suo braccio destro romagnolo Jacopo Morrone. Il leader della Lega dedica la serata a Mario Cattaneo l’oste di Lodi che sparò e uccise un ladro e che è stato assolto “grazie alla nostra legge sulla legittima difesa”. Poi parla di lotta alla droga e dei fatti di Bibbiano, citando lo slogan che campeggiava alla manifestazione leghista di ieri “Giù le mani dai bambini”. Attacca la Regione e il governo per le troppe tasse, attacca il sistema di potere rosso “dove lavora solo chi ha una tessera di partito in tasca”. Parla di Quota 100 e della Bolkestein, delle spiagge della Romagna “che devono essere dei romagnoli”. Poi tesse le lodi della Romagna e promette che tornerà qua in vacanza, non prima però di avere realizzato un sogno: quello di avere liberato la regione.

Domenica sarà una festa, dice, e poi anche se non si può parla di sondaggi che danno il centrodestra in vantaggio – “tanto processo in più o in meno, non mi fa paura” aggiunge fra il serio e il faceto – e aggiunge: “Se vi date da fare Lucia Borgonzoni non vince, stravince, e noi mandiamo a casa anche Conte, Renzi, Di Maio e Zingaretti.”

Tocca a Giorgia Meloni che quanto a grinta non ha nulla da invidiare a Salvini. E ora anche i suoi sostenitori in piazza si fanno sentire forte e sventolano le bandiere con la fiamma tricolore. Dice che qui si fa la storia e parla dell’Emilia-Romagna come di una locomotiva dell’Italia “ma non grazie al Pd, malgrado il Pd”. Attacca Bonaccini: “Invece di parlare di noi, parla dei tuoi risultati, dei tuoi partiti di cui ti vergogni, del tuo governo che ci riempie di tasse.”

Poi ne ha per le Sardine, un “movimento manovrato, che ha ricevuto perfino l’appoggio di Soros: non sono sardine sono squali.” E aggiunge: “È inutile che quelli del Pd si presentino come Pd1 o Pd2, tanto la gente il Pd lo vuole mandare a casa.” Parla di immigrazione e anche lei affonda su Bibbiano: “Andremo fino in fondo, difenderemo la famiglia, i figli, l’identità di questa nazione”. E poi cita il tormentone che l’ha resa famosa “io sono Giorgia” per dire che è pronta a governare l’Italia insieme a Salvini e Berlusconi. Infine, siccome è sicura di vincere dice “lunedì chiediamo le elezioni anticipate: andiamo a citofonare a Conte per dirgli di fare gli scatoloni, perché lo sfrattiamo.”

Dopo la Meloni tocca a Berlusconi con l’eterno sorriso stampato sulla faccia sempre più cerea. Parla di Vittorio Sgarbi come futuro assessore alla cultura di Lucia Borgonzoni e – a sorpresa – Sgarbi si materializza sul palco. Poi il cavaliere va avanti e dice che non sarà nemmeno necessario chiedere le dimissioni del governo lunedì, si tratterà praticamente di un atto dovuto: “Se dopo avere perso rimanessero ancora attaccati al potere non saremmo più in una democrazia”. Berlusconi si lancia poi in una lunga disquisizione sulle radici culturali della destra opposte a quelle della sinistra, sul senso dello stato e del rapporto fra stato e cittadini, per dire “basta oppressione fiscale, basta oppressione giudiziaria e basta oppressione burocratica”. Finisce invocando un voto non solo per l’Emilia-Romagna ma per la libertà e l’Occidente.

Mancano venticinque minuti alle 20 quando tocca a Lucia Borgonzoni, finalmente accolta con un lungo applauso e con qualche coro. Si mostra sicura della vittoria (“stavolta liberiamo la nostra terra”), parla degli attacchi e degli insulti ricevuti, poi passa in rassegna ad alcuni temi. La Sanità che non sarà quella di Bonaccini in cui vanno avanti solo quelli che hanno i soldi; le case popolari (“non ne servono di nuove – dice – basta sistemare quelle che ci sono per darle prima agli italiani”), insiste con il taglio dell’Irpef per aiutare l’economia, “per fare come in Veneto”. Non può mancare un passaggio su Bibbiano: “Rifaremo la Commissione d’inchiesta”. Parla di immigrazione e dice che lei fermerà la costruzione delle moschee, così come dirà basta ai milioni di euro per le aree di sosta dei nomadi.

Chiude dicendo: “Noi non vinciamo, stravinciamo. Liberiamo l’Emilia-Romagna e andiamo a prenderci il paese.”

Poi l’abbraccio finale fra i leader, il saluto alla folla che applaude, le foto di rito. L’impressione è di avere assistito a un appuntamento comunque storico per Ravenna. Non solo qui è andato in scena questo spettacolare summit del centrodestra, questa prova di forza per la spallata al Pd, che è un qualcosa di inedito per Ravenna. Ma in questa occasione la nostra città si trova ad essere crocevia di avvenimenti che possono diventare cruciali per il futuro dell’intero paese. E fra poche ore conosceremo l’esito del voto e le conseguenze che ne potranno scaturire. Forse la storia passa davvero per Ravenna questa volta. E forse quel terremoto sentito intorno alle 18 era un presagio. O forse no. Basterà aspettare.

UN CENTINAIO DI CONTESTATORI

Per la cronaca, è giusto raccontare che un centinaio di persone – soprattutto giovani – si sono assiepate in Piazza dell’Aquila per gridare slogan contro la manifestazione del centrodestra. Le voci della protesta non sono in ogni caso arrivate in Piazza del Popolo. Le Forze dell’Ordine hanno contenuto i manifestanti senza particolare affanno.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Massimo

    Finalmente anziché bandire rosse si vedono sventolare bandiere ITALIANE

  2. Scritto da Luigi

    Per la prima volta ho provato un grande sentimento di delusione verso i miei concittadini.

  3. Scritto da Viola

    2000 persone? Forse anche meno, considerando poi che c’erano una maaareeea di entourage delle varie coalizioni…gli Emiliano romagnoli non erano tantissimi! In quanto ai giornalisti che fanno articoli ( vedi Ravenna today) scrivendo che in Piazza del Popolo ieri sera ci sarebbero state 6000 persone 1) Li inviterei ad essere meno faziosi 2) facessero un corso di matematica dato che nella nostra piazza tanta gente non ci starebbe nemmeno a strati uno sull’ altro e comunque andrà…buon voto a tutti PS: un proverbio dice: Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che perde ma non quel che trova! E la candidata della dx NON è un’ incognita proprio NON È e basta!

  4. Scritto da Giovanni lo scettico

    Liberiamo l’Emilia-Romagna? Ma ci hanno già liberato nel 1945!

  5. Scritto da Tax19

    Continuo a non capire cosa c’entrano le elezioni regionali con le elezioni politiche… sono due cose diverse, e le tempistiche e le norme di ognuna sono scritte nella Costituzione. Ma dubito che buona parte dei politici la conoscano…