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Faenza, tartarughe cannibali all’ex depuratore dell’Orto Bertoni

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Prima i conigli, ora le tartarughe. Il parco Bucci continua a essere la "discarica abusiva" degli animali indesiderati dei faentini e non solo.
Negli anni sono centinaia i cittadini che, clandestinamente, hanno
liberato la propria tartaruga troppo cresciuta nelle acque del parco.
Chiamata comunemente "tartaruga dalle guance rosse", la Trachemys scripta elegans è originaria del sud degli Stati Uniti. Importata in Europa, si è adattata ai nostri climi tanto da diventare una minaccia per gli ecosistemi acquatici, specialmente per la cugina autoctona Emys orbicolaris. Per questo motivo, dal 2001 ne è stata vietata l’importazione. Carnivora e molto vorace, è l’ennesima piaga delle nostre acque, insieme al siluro, alla nutria e al gambero rosso americano (giusto per citare gli ospiti indesiderati più famosi, ma la lista sarebbe lunga).

Al parco Bucci come altrove, la sua presenza è diventata ingombrante. Così, circa 400 esemplari di Trachemys sono stati prelevati e trasferiti in una vasca del vecchio depuratore nell’Orto Bertoni. "Non si tratta di una soluzione – commenta Giorgio Tramonti, responsabile del Wwf di Faenza -, ma di un ulteriore problema. Le tartarughe vengono trasferite in una vasca di cemento dove non hanno spazi per emergere dall’acqua e soprattutto dove non hanno cibo: in questo modo sono costrette a mangiarsi tra di loro per non morire di fame".

La questione delle tartarughe non è nuova: il primo incidente risale al 2005, quando in un cassonetto di via Marozza (nei pressi del parco Bucci) vennero trovati diversi esemplari di Trachemys. Da allora il Wwf chiede al Comune di finanziare la creazione di due invasi d’acqua adatti a ospitare questi rettili. "Abbiamo presentato un progetto da ormai due anni – continua Tramonti -, ma i tempi continuano a slittare. Ci siamo offerti di gestire il problema, di dividere le tartarughe per sesso nei due stagni in modo da impedirne la riproduzione e di nutrirle. Questo porrebbe fine ai problemi del parco Bucci e potrebbe essere un collettore anche per tutte le tartarughe alloctone catturate altrove".

Secondo Tramonti, il costo per la realizzazione del progetto è stimabile in circa 20mila euro, recinzione compresa. I fondi sarebbero sufficienti anche per creare ulteriori stagni dove allevare anfibi (sempre più rari a causa dell’inquinamento e per la scomparsa delle zone umide) e il nono, un piccolo pesce ottimo predatore di larve di zanzara. Oggi questo obiettivo sembra essere più vicino. "Martedì prossimo incontreremo gli esponenti del Wwf per discutere la fattibilità dell’opera – commenta Stefano Argnani, assessore all’Ambiente -. Per ora il trasferimento nell’Orto Bertoni rappresenta l’unica soluzione per contenere la popolazione di tartarughe del parco. I cittadini dovrebbero ricordare che è un reato liberare questi animali, sia nei parchi che in natura, e prima di acquistarli dovrebbero pensare alle conseguenze che provocano".

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