Il 19 marzo la Romagna si accende per festeggiare San Giuseppe

A ridosso del 19 marzo, giorno di San Giuseppe, la tradizione impone un elemento ricorrente. Quale? Il falò

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Se i protagonisti delle tavole di tutta Italia sono i bignè, le zeppole, le ciambelline, le frittelle di riso e l’uvetta, i veri principi della Romagna sono i falò che, sulle spiagge o nelle piazze, celebrano San Giuseppe, patrono dei falegnami e dei friggitori, oltre ad essere noto come simbolo di tutti i papà.

 

Secondo la tradizione religiosa inoltre, San Giuseppe, era anche il protettore dei poveri, perché a Giuseppe e Maria fu negato un riparo per il parto da poveri in fuga.

Questa ricorrenza porta con sé una connotazione legata all’accoglienza, radicata tutt’ora in molte regioni italiane.

 

Qui in Romagna, oltre alle celebrazioni religiose, sono mantenute vive anche le abitudini pagane. E la tradizione dei falò appartiene proprio a queste.

Attraverso il rituale di purificazione e di consacrazione, il falò celebrava in tempi antichi l’arrivo della primavera e invocava una buona annata per la raccolta nei campi. 

 

Ecco allora accendersi in Romagna le “focarine” “fogheracce” che si rincorrono nelle diverse località, dalla costa all’entroterra.

Un’occasione per ritrovarsi davanti al fuoco acceso con un bicchiere di vino, una piadina e un po’ di musica per inaugurare nel modo migliore la stagione che sta per arrivare.

 

Sono tanti gli appuntamenti attorno al fuoco: partiamo dalla costa, precisamente a Rimini dove vi aspettano tre punti di ritrovo, uno a Viserba, a pochi chilometri da Rimini, e un altro a Viserbella, frazione romagnola.

E ancora, Cesenatico e Pinarella di Cervia; fino ad arrivare nell’entroterra che accende i fuochi alla Rocca Malatestiana di Cesena e in tante altre località.

 

Qui tutti i luoghi dove poter trovare le fogheracce della Romagna: http://goo.gl/DcyCqX

 

 

Romagna a Tavola

 

www.romagnaatavola.it

 

 

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