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De Pascale, le promesse culturali per la prossima legislatura: si punta decisamente su Dante 2021

Si è svolto ieri, nella sede del comitato elettorale di Michele de Pascale di via San Mama, l'incontro pubblico dedicato alla discussione delle politiche culturali del PD in vista delle sfide della prossima legislatura

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In via San Mama il dibattito dedicato al futuro della politica culturale ravennate parte con qualche minuto di ritardo: l’atmosfera sembra abbastanza rilassata nonostante la querelle che ha agitato i quotidiani locali nelle scorse settimane.

 

Relatori al maschile: oltre naturalmente al candidato sindaco de Pascale, erano presenti Massimo Mezzetti, assessore alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità della Regione Emilia-Romagna e i due esperti di management della cultura Lucio Argano, docente di progettazione e gestione degli eventi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e project manager di Perugia 2019 e Paolo Verri, direttore generale della Fondazione Matera Basilicata 2019 – entrambi avversari che lo staff di Ravenna 2019 ha conosciuto a suo tempo, durante la corsa per la candidatura a Capitale Europea; partecipanti anche in veste di osservatori esterni della situazione culturale ravennate.

 

 

Le prossime sfide culturali di Ravenna secondo de Pascale: conciliare passato e futuro della cultura e Dante 2021

È stato de Pascale a fare gli onori di casa, introducendo gli ospiti e dando un quadro generale nel quale contestualizzare questo incontro. “La campagna elettorale ci abitua a toni sgarbati, a insulti, alla semplificazione del dibattito. Oggi siamo qui per capire meglio certi temi, e per ridefinire, attraverso una discussione libera e partecipata, la visione delle politiche culturali del centro-sinistra.”

“Ravenna è una città culturalmente esigente e orgogliosa” ha esordito de Pascale: “ha l’ambizione di produrre una cultura mai acquisita o statica, una cultura che sappia rinnovarsi senza adagiarsi sulla celebrazione del passato. Occorre dunque interrogarci e chiederci se davvero ci si possa concentrare soltanto sul valore economico della cultura. Il turismo e il lavoro che produce il sistema culturale si possono definire esternalità positive: ma ciò che più conta è il fatto che la cultura rappresenta l’arma più potente contro l’imbarbarimento dei valori civili; valori che questa crisi sembra aver messo a dura prova”.

Ecco dunque emergere “i grandi temi dell’accessibilità alla cultura e al decentramento che, in un Comune esteso come il nostro, occorre necessariamente affrontare”. Ma i nodi da sciogliere nella prossima legislatura saranno anche altri: “Bisognerà affrontare la riorganizzare dei siti di valore artistico e culturale”. Prima di tutto “la valorizzazione dei cinque siti di gestione comunale”, definita dal sindaco “francamente di livello insufficiente”. Quindi ridefinire un patto con la Curia, “non solo per quanto riguarda la bigliettazione, ma anche per la qualificazione del patrimonio culturale”.

 

Dopo un breve excursus delle eccellenze culturali ravennati, partendo dalle biblioteche, passando dal teatro fino ad arrivare alla produzione di mosaico contemporaneo, de Pascale è arrivato al punto: “È raro trovare in Italia una città delle stesse dimensioni di Ravenna che abbia un’offerta culturale della medesima ricchezza. Occorre dunque, soprattutto dopo la chiusura della Provincia, che è stato un duro colpo a livello economico, che la Regione torni a considerare la nostra città capofila della cultura regionale, a fianco, e spesso più avanti, dello stesso capoluogo.”

“Le sfide che la città ha davanti a sé sono due: la prima è quella di riuscire a integrare la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale con il sostegno della nuova produzione giovanile; la seconda è quella di riuscire a giocare un ruolo di primo piano in quello che sarà l’obiettivo culturale strategico del mandato, Dante 2021”.

Evento, il 700° anniversario della morte di Dante, che, secondo l’aspirante primo cittadino, non soltanto dovrà porre Ravenna al centro “dell’eccellenza della ricerca accademica mondiale”; ma dovrà il più possibile impegnarsi “per avere un respiro divulgativo capace di risvegliare l’interesse per tutti i visitatori, anche con strumenti tradizionalmente poco utilizzati quando parliamo di Dante: ad esempio con la cinematografia, da sempre in grado di internazionalizzare gli eventi come questi”.

 

Promesse che, beninteso, si riuscirà a mantenere solo ottenendo una legge speciale per questi festeggiamenti e collaborando con le altre città dantesche per eccellenza: Firenze e Verona. “Dante 2021 deve essere per la città di Ravenna un punto di non ritorno: dovrà caratterizzare il futuro della nostra città, cambiarne il volto anche dal punto di vista turistico. Se andremo al governo” ha concluso de Pascale, “non perderemo questa occasione.”

 

Il virtuoso “bracciantato culturale” ravennate secondo Argano

Ha quindi preso la parola Lucio Argano, che ha ricordato i primi contatti con lo staff di Ravenna 2019 durante la competizione europea e ha raccontato come, una volta entrato in contatto con la città romagnola, sia rimasto sorpreso per il grande dinamismo delle nostre associazioni. Argano ha parlato di una “polverizzazione dell’associazionismo ravennate”, in accezione positiva, citando Bianciardi e il suo “bracciantato culturale”: un pluralismo di esperienze culturali capaci di condividere spazi comuni e di creare circoli virtuosi con le amministrazioni locali, anche durante questi anni che “dal 2000 a oggi, sono stati caratterizzati da un progressivo diradamento delle risorse necessarie per fare cultura”. Argano ha concluso il suo intervento ricordando quella che, a suo parere, resta la grande sfida della cultura contemporanea, almeno dal punto di vista degli operatori: si tratta di “spostare la concentrazione dall’offerta culturale e lavorare piuttosto sulla domanda culturale, superando mentalità artistiche autoreferenziali”.

 

Verri: affidiamo Dante 2021 a un team di artisti di fama mondiale

Il microfono è passato quindi a Verri che ha subito ribadito la centralità della cultura per lo sviluppo e la difesa di concrete pratiche democratiche dal basso. “Occorre prima di tutto considerare i nostri territori e pensare ad ognuno di essi come a un presidio per la difesa della democrazia”. Verri ha poi distinto tre principali aree di riflessione che, a suo avviso, dovrebbero contraddistinguere lo sviluppo di una riflessione culturale di sinistra per Ravenna: il primo è il rapporto tra cultura e turismo. “Se vogliamo destagionalizzare il turismo italiano, concentrato in larghissima parte in un triangolo che comprende Venezia Firenze e Rimini, occorre pensare alla produzione di nuovi contenuti e a nuovi metodi di promozione turistica, cercando di attirare nel nostro paese giovani di talento. Non possiamo condannarci ad essere una nazione oleografica, piegata sul suo passato. È dunque tempo di pensare a nuovi contenuti e a vere e proprie infrastrutture digitali”, abbandonando per sempre l’immagine da paese-museo a cui spesso ci rassegniamo.

 

“Un buon turismo è frutto di una grande capacità organizzativa.” Il secondo tema è quello del rapporto tra immigrazione e integrazione: “Non si può solo dire no ai muri. Occorre anche dire qualche sì. Siamo davanti a una sfida demografica”, ha commentato Verri, “e le città devono cominciare a rendersi conto che si può sperimentare qualcosa di nuovo anche a fronte di questi inauditi flussi migratori: l‘immigrazione può essere un punto di forza. In Italia siamo pieni di spazi vuoti che non sappiamo come usare.”

Infine, il terzo tema: Dante 2021. Secondo Verri, come per Mozart a Vienna o Shakespeare in Inghilterra, questa sarebbe davvero l’occasione per rilanciare la cultura e il turismo ravennate, perché questa data è solo nostra. “Firenze non ha bisogno di Dante 2021. È meglio concentrare gli sforzi sulla città di Ravenna, per non rischiare di fare come spesso succede in Italia: dare troppi messaggi che poi ci condannano all’inconsistenza. Ma, per far questo, occorre lavorare con grande anticipo: io affiderei subito l’incarico a un team di artisti di fama mondiale, per suscitare l’orgoglio dei cittadini e la speranza per il futuro: i due compiti principali di un sindaco”. Applausi dalla platea.

 

Mezzetti: l’economia dietro la cultura e le potenzialità turistiche della Romagna

L’ultimo a prendere la parola è stato Mezzetti, l’assessore regionale alla cultura che ha iniziato il suo intervento ponendo una domanda: “Qual è la funzione della cultura: produrre utili o ricchezza? Anche se la cultura non sembra produrre utili immediati, è pur vero che di ricchezza ne produce, e tanta. E non si parla solo di ricchezza immateriale: il sistema culturale incide per il 5% sul PIL regionale, e conta più di 80mila iscritti e 32 mila imprese culturali, per lo più individuali. Con la differenza che, mediaticamente, queste imprese sono meno visibili e fanno meno rumore rispetto alla chiusura dei tradizionali reparti produttivi, come quello manifatturiero”.

“La funzione del pubblico è dunque quella di aiutare quelle imprese culturali che un privato, per mancanza di utili immediati, non finanzierebbe mai: penso al teatro di ricerca o alla lirica.” Lo scandalo di fronte ad un sistema culturale in perdita è dunque ingiustificato, assicura Mezzetti: “Perché nessuno si pone lo stesso problema per il sistema sanitario? Entrambi, a loro modo, producono ricchezza pur non facendo utili”.

 

Mezzetti ha quindi commentato brevemente il progetto Dante 2021 dal suo punto di vista: “L’investimento per Dante 2021 non deve arrivare ed esaurirsi nel 2022, ma deve sopravvivere e continuare anche dopo: come per Kavafis, non importa la meta, ma il viaggio che si fa.” Un percorso che non può semplicemente esaurirsi in città: “Dante 2021 deve essere un progetto a lungo termine capace di attivare una rete culturale, di cui possa beneficiare tutto il nostro territorio: penso alla Romagna, che ha delle potenzialità turistiche difficilmente eguagliabili a livello europeo. In questo territorio si può pensare di coniugare il turismo del divertimento e del mare con il turismo culturale, che è oggi arrivato ad interessare il 40% dei visitatori regionali.”

 

Le anticipazioni: L’Inferno di Martinelli al Rasi e un progetto sui migranti al CISIM

Prima della conclusione dell’incontro c’è stato il tempo per qualche intervento. Tra i più interessanti quello di De Rosa, sovrintendente di Ravenna Festival, che ha svelato qualche progetto di Ravenna Festival verso Dante 2021.

Prima di tutto una serie di 60 performance di artisti da tutta Italia raccolte grazie al bando “Giovani Artisti per Dante”: episodi di 30 minuti ciascuno che si terranno nel mese di maggio nei chiostri danteschi e dentro San Vitale, e che Ravenna Festival offre alla città di Ravenna come una potenziale riserva di idee per Dante 2021. E poi l’anticipazione: Marco Martinelli trasformerà il Teatro Rasi nell’Inferno di Dante per 34 giorni: un giorno per ogni canto. “Una sfida che ci impegnerà per i prossimi 6 anni” ha confermato Luigi Gigio Dadina, “e a cui voglio aggiungere anche la progettazione di un festival dedicato ai confini e ai migranti che si terrà al CISIM a Lido Adriano”.

 

L’ultimo rilievo di interesse è arrivato da Fabio Sbaraglia. “La cultura ha una ricaduta sociale importantissima”, ha dichiarato il consigliere comunale, “si potrebbe dire che fa parte del welfare di una città: i cittadini a cui si offre una vasta scelta culturale, semplicemente, vivono meglio.” “Questo patto, a Ravenna, si è basato nel passato su tre pilastri: la presenza di istituzioni pubbliche lungimiranti; un vivace sistema di operatori culturali nella città; e il coinvolgimento economico del settore privato. Ecco, a fronte dei tagli che sono avvenuti negli ultimi anni, soprattutto per i privati, questo patto, per funzionare anche nel futuro, deve essere aggiornato. Il candidato sindaco ha davanti a sé una legislatura che si potrebbe definire costituente, perché segnerà la possibilità di ridisegnare la geografia culturale ravennate”.

 

A cura di I.G.

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