Quantcast

Nel No della Raggi alle Olimpiadi di Roma 2024 c’è anche lo zampino dei grillini ravennati

Avrebbero scoperto loro in rete - e girato ai romani - l'ormai famoso studio dell'Università di Oxford

Più informazioni su

I fatti sono noti. La Sindaca di Roma Virginia Raggi ha detto no definitivamente alle Olimpiadi di Roma 2024. Lo aveva detto prima del voto e ne aveva fatto un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale vittoriosa. Lo ha ribadito ieri nel corso di una conferenza stampa, suscitando un putiferio… del tutto atteso. Anche le motivazioni sono note. Roma è troppo indebitata per pensare di fare altri debiti per le Olimpiadi. 

 

In più non ci sono sufficienti garanzie che l’affaire Olimpiadi 2024 non diventi un affare per i palazzinari, i profittatori e gli affaristi di ogni risma. Insomma un’altra mangiatoia come i Mondiali di nuoto (i cui resti sono ancora ben visibili nella capitale) di qualche anno fa o altre manifestazioni di questo genere. Naturalmente questa è la tesi del M5S e non solo la loro. È una tesi largamente condivida. C’è poi anche la tesi contrapposta di chi dice che l’Olimpiade poteva essere una grande opportunità per Roma e l’Italia e la si poteva fare anche bene, senza porcherie.

 

Sta di fatto che a corroborare la sua tesi Virginia Raggi ha portato uno studio realizzato dall’Università di Oxford sui Giochi. Dal documento che il sindaco di Roma ha mostrato in conferenza stampa emerge che i costi in tutti i casi sono aumentati rispetto a quanto preventivato, sia nelle edizioni dei Giochi estivi che in quelle invernali.

Nelle Olimpiadi estive, secondo lo studio oxfordiano, l’aumento medio dei costi è stato del 176%, mentre nei giochi invernali del 172%. Il caso più clamoroso citato dalla Raggi riguarda i Giochi di Montreal del 1976 con il 720% di costi lievitati. A Barcellona nel 1992 si è registrato un +266%. La maglia nera dei Giochi invernali va a Lake Placid 1980 con +324%, seguita da Sochi 2014 con il +289%. Insomma, le Olimpiadi saranno anche un affare, ma per chi?

 

Quello che non tutti sanno è che nella scoperta di quello studio così utile alla Sindaca c’è lo zampino dei militanti grillini di Ravenna. Qualcuno di loro lo ha scovato per primo in rete e lo ha fatto avere ad Alessandro Di Battista che poi lo ha immediatamento girato a Virginia Raggi, fornendogli così un assist importante per sostenere il suo NO, ripreso da tutti i mezzi di informazione. Quindi Ravenna si prende una piccola parte di merito nell’affossamento della candidatura di Roma 2024.

Più informazioni su