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Dante, lo sciamano che ci incendierà: Ravenna Festival a Roma presenta il cammino verso il 2021

Presentato ieri mattina, alla Società Dante Alighieri di Roma, il ciclo di progetti di Ravenna Festival per preparare le celebrazioni dantesche del 2021: uno studio coreografico firmato da Olivier Dubois, la Commedia di Martinelli e Montanari, il bando Giovani Artisti per Dante. Si delinea una collaborazione con Nicola Piovani

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Grazie alla collaborazione con la Società Dante Alighieri, punto di riferimento internazionale per l’insegnamento della lingua italiana, Ravenna Festival ha potuto presentare il suo percorso verso il 7° centenario della morte di Dante nell’elegante Loggia del Primaticcio di Palazzo Firenze, sede privata dei Medici in pieno centro a Roma. Uno dei cuori simbolici dell’italianità, proprio come la lingua di Dante.

 

Presenti in Sala, Alessandro Masi, il Segretario Generale della Società Dante Alighieri, che ha fatto gli onori di casa ringraziato i presenti e ha confermato il futuro sostegno della Società alle iniziative del Festival. Sono quindi intervenuti Michele de Pascale, Sindaco di Ravenna, Antonio De Rosa, Sovrintendente del Ravenna Festival, Franco Masotti, della Direzione artistica Ravenna Festival, Marco Martinelli, drammaturgo e regista del Teatro delle Albe. Coup de théâtre la presenza in sala del maestro premio Oscar Nicola Piovani.

 

Ha rotto il ghiaccio il sindaco Michele de Pascale, “Per dei ravennati come noi, presentare questa nuova offerta culturale dantesca proprio a Palazzo Firenze è bellissimo, sa quasi di rivalsa”, ha scherzato il sindaco, che ha proseguito parlando di questi progetti culturali come di una grande resposabilità per la nostra città nei confronti di tutto il Paese. Perché Dante è internazionale, europeo.

“Dante 2021 mette assieme due eccellenze culturali della città, di cui siamo orgogliosi, Ravenna Festival e il Teatro delle Albe, un incontro unico, di una potenza culturale e divulgativa eccezionale. Ma sarà anche un’occasione, come lo è già stata in passato, di ripensare la città dal punto di vista urbanistico e per creare una nuova offerta turistica, per intercettare un turismo culturale che si può e si deve sfruttare molto di più, con appuntamenti di qualità e di richiamo.” Secondo il sindaco, dunque, il cammino verso Dante 2021 non farà bene solo a Ravenna, ma sarà un grande servizio fatto all’intero paese.

 

Antonio De Rosa ha ripreso brevemente il tema del turismo culturale. “Spesso la visita alla tomba di Dante non è quello che dovrebbe essere: la gente si ferma pochi minuti poi se ne va. Noi, già l’anno scorso, abbiamo deciso di aprire un cantiere culturale a pochi passi dalla tomba, nei Chiostri Francescani, chiedendo un obolo di un solo euro per assistere a spettacoli realizzati da giovani artisti. È stato un esperimento che ha avuto un buon successo di domande – abbiamo ricevuto più di 65 progetti –  e di pubblico – hanno assistito ai spettacolo più di 6000 persone. Ogni progetto su Dante fa tremare le vene ai polsi, e un festival esiste anche per commissionare nuove opere, non solo per conservare le vecchie. Commissionare opere a giovani artisti nel nome di Dante è motivo di vero orgoglio, una sfida culturale.

 

L’offerta di Ravenna Festival: il Bando “Giovani artisti per Dante” e la partecipazione del coreografo Olivier Dubois

Ha quindi preso parola Franco Masotti. “Per arrivare fin qui, in questo magnifico Palazzo Firenze, abbiamo attraversato i luoghi del Centro Italia colpiti dal terremoto. Mi piace pensare a Dante come a un elemento costitutivo dello spirito italiano, un elemento unificatore e di tutela quasi, che non può essere distrutto da nessuna scossa.”

Masotti ha continuato ricordando un incontro passato con il compositore Alvo Pärt: “Lo incontrammo una volta a Cervia, tanti anni fa, e gli chiedemmo se avesse voluto scrivere musica dedicata e ispirata a Dante per il Ravenna Festival. Si fece piccolo, e ci disse semplicemente: ‘Non posso’. Il Sommo Poeta è così: questo ‘Sommo’ ce lo distanzia, incute timore, ma Dante è un nostro contemporaneo. Noi voglio riportarlo vicino a noi: questo è l’obiettivo del cammino verso Dante 2021.”

 

“Questo è lo spirito per il quale abbiamo scelto di affidare a giovani artisti, alla loro urgenza, alla loro necessità di leggere e capire Dante, il bando che verrà rinnovato anche quest’anno. La forma è la stessa: progetti site-specific da 40 minuti, dialogo tra varie discipline e linguaggi artistici.”

 

“Dopo il gentile diniego di Pärt, abbiamo provato a chiedere commissioni ad altri artisti, e abbiamo pensato a un grande coreografo francese, Olivier Dubois, che già da tempo aveva espresso l’intenzione di lavorare su Dante. Dubois ha accettato di pensare a un progetto artistico dedicato al Poeta, articolato nei prossimi anni. Tornerà a Ravenna già nel 2017, con ‘Les mémoires d’un seigneur‘, un progetto coreografico dedicato al tema del potere aperto alla città: è pensato per un ballerino professionista e per 40 partecipanti non professionisti selezionati attraverso un workshop.”

“Un altro elemento che vorremmo caratterizzasse questo cammino verso il 2021 è la dimensione collettiva di questi progetti artistici: vorremmo che la città e i cittadini partecipassero attivamente. Vorremmo che Dante diventasse un bene collettivo, un Dante delle genti. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere anche artisti abituati ad aprire le porte e a sperimentare una partecipazione larga nei loro progetti, come il Teatro delle Albe ha fatto con la sua non-scuola, diventata ormai punto di riferimento nazionale. Anche grazie a loro, Ravenna diventerà un grande cantiere fino al 2021.”

 

Il Dante sciamano delle Albe: un progetto lungo 5 anni, nel segno delle sacre rappresentazioni medievali

Ha quindi preso la parola Marco Martinelli. “Dante, come tutti classici, corre il rischio di non essere più ascoltato. Abbiamo sentito recitare i suoi versi talmente tante volte che ormai ci scivolano addosso. Le sue rime incendiarie non ci fanno più effetto: sono diventate come un rito svuotato di senso, come per molti credenti diventa la messa. Ma bisogna ascoltare Dante, prenderlo sul serio, come bisogna prendere sul serio tutti i pazzi e i ribelli, perché erano tali prima di diventare classici, prima di essere ingessati dalla Storia.”

 

“Dante vedeva gli uomini come una razza malata, e lui era il primo malato, il primo smarrito. Scrive a Cangrande della Scala che il suo obiettivo è ‘liberare i viventi in questa vita dallo stato di miseria e condurli alla felicità‘, parole di un visionario, di uno sciamano quasi, che vanno prese seriamente. E noi faremo così, anche a costo di bruciarci. Perché, come dice Hölderlin, ‘dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva‘”. A questo punto è partito un applauso spontaneo e isolato dalla platea, di qualche ammiratore del poeta tedesco. O del drammaturgo ravennate.

 

“Abbiamo pensato a un percorso di cinque anni: partiremo il prossimo anno con l’Inferno e continueremo nel 2019 con il Purgatorio e nel 2021 affronteremo il Paradiso. Il modello su cui ci siamo basati è la sacra rappresentazione medievale. Al tempo di Dante i teatri come li conosciamo, quelli antichi e quelli moderni, erano stati chiusi. Ma lo spirito del teatro sopravviveva nei cosiddetti misteri medievali e nel teatro di strada dei giullari. Nel Medioevo, insomma, il teatro invade le strade, dalle chiese scende in grandi processioni cittadine fino alle piazze: è una ritualità che invade lo spazio urbano. Vogliamo fare qualcosa di simile: uscire del palcoscenico e scendere in piazza, in pineta, nelle chiese sconsacrate, nelle industrie abbandonate.”

“E chiameremo con noi la città alla partecipazione, così come durante le sacre rappresentazioni era stata la città tutta a creare lo spettacolo: chi cuciva i costumi, chi montava i palchi. Ci sarà una chiamata pubblica senza nessun limite di numero. Chiunque vorrà lavorare con noi sarà accettato, senza audizioni.”

 

“Per la prima parte, dedicata all’Inferno, non usciremo dal Teatro Rasi, ma trasformeremo lo spazio: toglieremo sedie, e accompagneremo il pubblico attraverso tutti gli spazi, dagli uffici dell’organizzazione ai gabinetti. Non c’è inferno senza gabinetti. Il pubblico sarà Dante, la sua carne, io ed Ermanna le sue guide. Interpretando alla lettera la Commedia, prenderemo per mano ogni spettatore e lo faremo entrare all’Inferno: ‘E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond’io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose.‘ Così va letta la Commedia. Sine glossa, senza commento, arrivando alla materia della lingua di quel grande sciamano che è stato Dante, per farci incendiare e per incendiare la città stessa”.

 

Masotti, de Pascale, Piovani

 

La sopresa di Nicola Piovani

È quindi stato chiamato sul palco il maestro Nicola Piovani, premio Oscar nel 1999, che ha stimolato la curiosità del parterre senza svelare ancora nulla:  “Sono un grande ammiratore di Ravenna Festival, e lo ringrazio per la possibilità che mi ha dato di mettere in musica la Vita Nova l’anno scorso, che ancora oggi reputo uno dei miei lavori meglio riusciti. Ora desidero realizzare un nuovo progetto con il Festival. Un progetto che più che per commissione, nasce per mia convinzione, e che se partirà, diventerà il principale oggetto di tutte le mie attività. Ma di più non posso dire.” 

 

a cura di I.G.

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