Processo a Cagnoni: cronaca di una seduta drammatica, fra immagini truculente e svenimenti

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Prima la visione del filmato girato nella villa di Firenze dei genitori di Matteo Cagnoni nella mattinata del 17 febbraio 2017. Poi le immagini terribili e crudeli del corpo martoriato di Giulia Ballestri, nella cantinetta della villa abbandonata di via Padre Genocchi. Nell’udienza di ieri mattina – venerdì 24 novembre – del processo al dermatologo ravennate accusato di avere ucciso la moglie che si sta svolgendo nell’aula della Corte d’Assise di Ravenna, sono i video girati dagli investigatori ad occupare buona parte della mattinata. Il processo riprende da dove era terminato la volta scorsa: l’esame del commissario Stefano Bandini, coordinatore delle indagini sull’omicidio di Giulia Ballestri. 

In particolare viene visionato in aula il video del sopralluogo girato dagli investigatori relativo alla famosa siepe oggetto, stando ai filmati presentati nell’udienza precedente, di un curioso via vai dell’imputato che utilizza lo spazio dietro la siepe per nascondere delle cose. A seguire il Pubblico Ministero Cristina D’Aniello chiede che venga visionato un secondo video: quello girato nel corso del sopralluogo effettuato nella villa abbandonata dove è stato trovato il cadavere di Giulia. In particolare la richiesta del Pm è che la visione avvenga a porte chiuse: “per rispetto alla vittima e ai familiari” e che il pubblico che anche ieri mattina ha affollato l’aula, venga invitato ad uscire. Interviene l’avvocato Giovanni Scudellari, che tutela gli interessi della famiglia: “Se ragionassi con la pancia – dice – non vorremmo vedere le immagini di Giulia” uccisa in quel modo. “Ma la gente deve vedere come Giulia è stata massacrata”. Il Presidente della Corte Corrado Schiaretti dirime la questione immediatamente: il dibattimento è pubblico e le prove vengono assunte pubblicamente, quindi anche la visione del filmato è pubblica e chi se la sente può rimanere.

La visione avviene in un silenzio assordante: il video documenta la testimonianza già resa dal commissario nelle udienze precedenti e mostra particolari di cui l’opinione pubblica è da tempo a conoscenza. Un conto però è sentirne parlare. Un conto è vedere. Giulia, è l’ipotesi degli investigatori, sarebbe stata uccisa al piano superiore, sul ballatoio, poi trascinata per i piedi fino alla cantina. Sul pavimento ci sono le impronte di due scarpe e quelle del piede nudo di Giulia che probabilmente ha tentato di fuggire. Sul muro e sul frigorifero, le impronte attribuite al palmo delle mani sinistra e destra di Cagnoni. Si sente un tonfo: l’imputato è svenuto. L’udienza viene sospesa e ripresa dopo un quarto d’ora. Cagnoni però non guarda più lo schermo, tiene gli occhi bassi. Il video prosegue con l’esame del corpo della vittima da parte del medico legale, il dottor Baldini, che parla di colpi sferrati con una violenza inaudita. Si prosegue con le foto: quelle dei due cuscini sporchi del sangue di Giulia trovati nella casa dei genitori di Matteo Cagnoni, cuscini che secondo gli investigatori sarebbero stati portati via da due poltroncine situate nella villa di via Padre Genocchi.

In un sopralluogo effettuato il 25 febbraio 2017, i due cuscini sono stati posizionati nelle poltroncine in questione e giudicati compatibili. L’ultima parte dell’esame del commissario riguarda i tabulati di una serie di telefonate. Si torna a parlare di un cellulare di Matteo Cagnoni intestato a Don Giovanni Desio. Nel suo controinterrogatorio il difensore dell’imputato, l’avvocato Giovanni Trombini, ce la mette tutta per cercare di “delegittimare” il teste Bandini e di trovare crepe nell’inchiesta. Le sue domande si concentrano sull’attività investigativa nella villa abbandonata, chiede la metratura del ballatoio, vuole sapere quali sono le ipotesi degli investigatori, quale metodo per cercare di togliere delle tracce di sangue trovate parzialmente ripulite sia stato ipotizzato, se il corpo di Giulia quando è stato trascinato era sdraiato o supino.

L’avvocato Trombini annota che dalle immagini delle foto e delle riprese video effettuate nella villa del delitto, i mobili sono messi a casaccio e a dimostrazione di questa sua affermazione mostra una foto pubblicata il 15 novembre scorso da un giornale online che raffigura l’interno della villa. Il Pm obietta che la villa di via Padre Genocchi è stata costruita da un architetto famoso e quindi per questo è apparsa su riviste d’arte e che la foto è senz’altro stata scattata molti anni prima. L’avvocato Trombini chiede al commissario se è a conoscenza del fatto che sotto le unghie di Giulia è stato trovato il Dna di un’altra persona che non è l’imputato e se sa che oltre ai capelli e al sangue della vittima c’è anche il Dna di una terza persona che anche in questo caso non è Matteo Cagnoni. In entrambi i casi il testimone risponde con un non so. E l’avvocato replica serafico: “Non avrà guardato bene la perizia genetica”.

Poi l’attenzione dell’avvocato Trombini, si concentra sulla telefonata di 105 secondi partita dal fisso della casa dei genitori di Cagnoni il 17 settembre, quando Giulia era secondo il medico legale, già morta, al suo cellulare. Al di là dei dubbi insinuati dalla difesa, ci sono parecchi nodi irrisolti che dovranno essere sciolti nel prosieguo del dibattimento. L’udienza interrotta poco dopo le 16 riprenderà venerdì 1 dicembre, alle 9 e un quarto. Oltre all’esame del dottor Giuseppe Capezzera, incaricato della trascrizione delle intercettazioni telefoniche, saranno ascoltati una decina di testimoni, fra i quali lo psicologo di Giulia e gli investigatori dell’agenzia privata al quale Matteo Cagnoni si era rivolto per fare controllare la moglie.

 

A cura di Ro. Em.

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