Quantcast

La ravennate d’adozione Serena Dibra crea abiti di sartoria italiana a Londra per donne in carriera

Più informazioni su

Determinazione, passione e serietà. Qualità che di certo non mancano alla giovanissima Serena Dibra, nata in provincia di Frosinone, ma ravennate d’adozione, che da quasi 4 anni vive a Londra. Il suo grande amore per la moda ed in particolare per l’haute couture e la sartoria italiana l’hanno spronata ad avviare una sua attività imprenditoriale che consiste nel creare abiti “professionali sia per l’uso di tutti i giorni che per eventi particolari”, come a lei piace definirli, per donne inglesi in carriera. Ma non è solo il lavoro ad occupare le giornate di Serena: infatti la giovane 25enne frequenta anche l’Università di Westminster e a breve conseguirà la laurea in Business Management Entrepreneurship.

Un’imprenditrice quindi a tutto tondo, sia nella pratica che nella formazione. E per quanto riguarda i suoi progetti per il futuro, Serena sembra avere le idee molto chiare anche su questo fronte: dopo gli studi, infatti, vuole gettarsi a capofitto nella sua attività sartoriale e cercare di diffondere il suo brand, “Serena Sartorial“, anche al di fuori di Londra, in tutto il territorio inglese ed oltre, fino in America. “Vorrei che un giorno il mio nome – racconta Serena – fosse conosciuto in tutto il mondo ed il mio brand apprezzato come simbolo di qualità ed eleganza”.

L’INTERVISTA

1) Serena la tua grande passione per l’haute couture e la sartoria italiana da dove è nata?

L’eleganza, la competenza nel design e la qualità sono virtù ampiamente attribuite alla manifattura italiana così come l’arte e la bellezza che si fondono nel modo di vivere del suo popolo. È parte integrante della cultura italiana, le viviamo ogni giorno. La mia famiglia ha sempre amato indossare abiti sartoriali, soprattutto in occasione di importanti eventi; questa abitudine è diventata per noi un vero e proprio stile di vita. A Tirana, città d’origine dei miei genitori, ad esempio, è tradizione rivolgersi ad un sarto per confezionare nuovi abiti. Dopo essersi trasferita in Italia, la mia famiglia ha continuato a seguire questa abitudine, apprezzando tantissimo la grande qualità di produzione della sartoria italiana.


2) Questo progetto imprenditoriale è nato dunque dopo il tuo trasferimento a Londra: qual è stato il motivo che ti ha spinto a lanciarti?

In realtà sono stati diversi. Il primo è stato quello di volere, come dire, “risolvere un problema”: il 49% delle donne inglesi di età compresa tra i 16 ed i 44 anni hanno difficoltà ad ottenere vestiti che si adattino bene al loro corpo. Questo rappresenta una grande opportunità di mercato. Il mercato si sta muovendo sempre di più verso la personalizzazione di massa: questo è sicuramente molto importante per risolvere problemi di visibilità, ma il limite è che si assumono concetti della figura media non prendendo in considerazione le forme endomorfe, sulle quali c’è bisogno di svolgere un lavoro più specifico. I consumatori di oggi sono poi molto più istruiti e consapevoli di questo tipo di commercio e si interrogano su quanto possano essere etici alcuni marchi di moda e di conseguenza preferiscono capi più sostenibili come quelli che offre la sartoria. La sartoria italiana in particolare è simbolo di qualità e di “distinzione” e permette alle donne di essere protagoniste di un’esperienza unica ed individuale. 


3) Raccontaci come si sviluppa il tuo lavoro, partiamo subito dalle tue clienti. Che tipo di donne sono?

Socializzare con nuove persone è generalmente il modo attraverso cui mi faccio conoscere ed è anche quello che mi piace di più fare. Ma anche il passaparola e una assidua attività di marketing digitale sono metodi strategici per aumentare la visibilità in un mercato così competitivo come quello di Londra. Una volta che una potenziale cliente è interessata a saperne di più, offro un servizio a domicilio, che di solito avviene presso il suo ufficio. Si tratta di un primo incontro puramente conoscitivo. Generalmente le donne con cui lavoro hanno un’età compresa tra i 30 e i 60 anni e nella maggior parte dei casi ricoprono importanti ruoli professionali. Il secondo step consiste poi nel presentare alla cliente, se interessata, alcuni modelli di abiti realizzati da me con la possibilità di personalizzarli oppure di crearne di nuovi a seconda della richiesta e dell’esigenza o dell’uso del prodotto. Nella fase successiva avviene la scelta dei tessuti, esclusivamente italiani, seguita poi da quella in cui si prendono le misure. Le informazioni vengono poi spedite in Italia alle sarte con cui collaboro, che confezionano il prodotto. Per ottenere una vestibilità perfetta di solito l’abito richiede varie prove e quindi viene rispedito in Italia per le modifiche ed infine a Londra per la vendita e la consegna alla cliente.

                               
                                                          Serena con una cliente a Londra


4) Quale parte della tua attività ami di più?

Vedere la gioia e la soddisfazione nel volto della cliente. Per me rappresenta un piccolo motivo di orgoglio per aver fatto un ottimo lavoro, a regola d’arte. 


5) Cosa pensi dunque del “Made in Italy” ed in generale della moda italiana? È davvero come dicono “invidiata in tutto il mondo”?

Assolutamente sì. Il mondo ancora richiede il 100% “Made in Italy” e purtroppo nelle grandi case di moda questo sta svanendo. Attraverso i miei prodotti, mi impegno a mantenere in vita il prestigio della sartoria italiana. 


6) Quindi “Serena Sartorial” punta a diventare un prestigioso brand: ti è mai capitato di vedere in giro per Londra uno dei tuoi abiti?

Ho lanciato la mia attività un anno fa mentre frequentavo il secondo anno di Università. Normalmente i frutti di una nuova azienda (perlomeno a Londra) si vedono dal secondo anno in poi. Nonostante sia molto impegnata con gli esami, ho avuto la fortuna di vendere già alcuni capi. Ancora non ho avuto il piacere di notare in giro uno dei miei abiti, spero di vederlo presto.


7) Quali sono i tuoi progetti post-laurea? Mi hai detto che vorresti diffondere “Serena Sartorial” in tutto il mondo…

Oltre a sviluppare la mia attività, mi piacerebbe impegnarmi anche in altre cose. Sicuramente lavorare per un’altra azienda mentre gestisco la mia attività, mi permetterà di fare importanti esperienze e di avere strumenti e strategia validi per il futuro, soprattutto in un’ottica di espansione del mio progetto. Il sogno è quello di portare la sartoria italiana per donne in tutto il mondo. Un giorno mi piacerebbe avere rappresentati per “Serena Sartorial” sparsi in diverse città americane come ad esempio Chicago e New York. 

8) Ma oltre alla Serena imprenditrice ed ambiziosa, cosa puoi raccontarci di te: ti piace vivere a Londra o pensi in futuro di cambiare città? 

I miei genitori ed io abbiamo viaggiato parecchio e finora Londra è stata per me il posto migliore in termini di crescita personale e professionale. Gli ultimi due anni sono stati i più belli della mia vita. Una volta laureata, la mia attività mi permetterà di ritornare molto spesso in Italia e questo pensiero mi rende estremamente felice. Adoro tornare nel Lazio, regione in cui sono nata e dove risiedono alcuni parenti, e in Romagna dove sono cresciuta dall’età di 10 anni. Amo i ritmici frenetici di Londra. Inoltre questa città mi ha fatto incontrare l’uomo della mia vita. Condividiamo gli stessi valori, per entrambi la famiglia è un elemento importante della vita. Tra i nostri progetti per il futuro c’è sicuramente anche quello di crearne una nostra. 

                                     
                                     
                                                       Serena al Design Museum di Kensington


9) La tua famiglia vive a Ravenna e tu hai vissuto qui fino ai 
18 anni. Ti senti molto legata a questa città? Ed i tuoi ti sostengono in questo ambizioso progetto lavorativo?

La mia famiglia mi sostiene sempre e crede nei miei sogni. Ricordo come mio padre spronasse me e mio fratello ad imparare nuove lingue e fare il più possibile nella vita. Tutti i miei parenti, da Frosinone a Boston, mi hanno sempre sostenuta, ma sicuramente la persona che non smetterò mai di ringraziare abbastanza è mio fratello. Senza il suo aiuto i miei sogni non si sarebbero mai potuti realizzare. Per quanto riguarda Ravenna, come non amare una città in cui ho vissuto momenti fondamentali della mia vita e dove ad ogni passo che si fa si respira arte e cultura. Una cosa che mi ha sempre affascinata da un punto di vista professionale sono gli abiti bizantini che appaiono nei mosaici di Ravenna: una raffinatezza unica.


10) Ritornando a Londra, è una città che vanta grandi possibilità occupazionali per i giovani? 

A Londra ogni anno nascono circa 660.000 nuove aziende e gli stranieri che si trasferiscono in città danno sicuramente un grande contributo allo sviluppo della sua economia. Londra guarda molto in avanti: ogni giorno siamo esposti a tanta innovazione e questo di conseguenza incide sulla cultura, ci educano ad innovare e creare. A Londra esistono infinite opportunità. Per questo vorrei che anche l’Italia diventasse un Paese più aperto verso il progresso: la sua ricchezza culturale la metterebbe in una posizione molto più avvantaggiata rispetto agli altri Paesi.


11) Soffermandoci sull’Italia appunto, cosa pensi della situazione lavorativa attuale e come mai hai deciso di studiare e vivere all’estero? 

Sinceramente non mi sentivo realizzata da un punto di vista personale e professionale, però nella mia scelta di partire ha sicuramente inciso anche la mia grande passione di viaggiare e di fare nuove esperienze. 


12)
 Hai un modello a cui ti ispiri? Non so ad esempio uno stilista o una famosa imprenditrice…

In realtà non l’ho mai avuto. Di solito prendo spunto da quello che secondo me una donna dovrebbe rappresentare. Per me la donna ideale è quella che riesce a mostrare classe ed eleganza pur mantenendo la sua semplicità. Nei miei vestiti cerco sempre di trasmettere questi elementi. Con i miei abiti voglio aiutare le donne di qualsiasi taglia e forma a sentirsi eleganti e raffinate, pur mantenendo comodità e semplicità di vestibilità. Secondo me una donna dovrebbe apparire sempre elegante negli abiti che indossa e nei modi di porsi, non esiste un’età o un momento giusto in cui iniziare.


Erika Digiacomo

 

 

Più informazioni su