Marco Martinelli ed Ermanna Montanari denunciati dall’ex Sindaco per l’opera “Saluti da Brescello”

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Ricordate lo spettacolo “Va Pensiero” di Ravenna Teatro, rappresentato anno scorso anche all’Alighieri di Ravenna? Chi lo ha visto o se ne è interessato sa che narra la vicenda di un comune della nostra terra infestato dai maneggi fra mafia e politica, liberamente ispirato ai fatti di Brescello. Sulla stessa vicenda Marco Martinelli ha scritto un testo e portato in scena nel 2017 l’opera “Saluti da Brescello”, basandosi sulla storia di Donato Ungaro, il vigile urbano di Brescello con il pallino della cronaca giornalistica e della verità, che mise nei guai la Giunta di Brescello denunciando gli intrallazzi fra questa e le organizzazioni criminali. 

Donato Ungaro fu licenziato in tronco nel 2002 dall’allora Sindaco di Brescello Ermes Coffrini e così fece causa al Comune. In Tribunale Ungaro vinse in tutti i gradi di giudizio. Per la cronaca, il Comune di Brescello fu invece sciolto per condizionamenti e infiltrazioni della mafia.

Donato Ungaro ha messo nero su bianco la sua storia e poi l’ha raccontata a Marco Martinelli, che ne ha tratto appunto “Saluti da Brescello” e, successivamente, in modo più libero, anche lo spettacolo “Va Pensiero”.

Fin qui nulla di che. In realtà, il 15 dicembre scorso l’ex Sindaco Coffrini ha depositato in Tribunale a Milano una denuncia per diffamazione contro l’autore del testo (Marco Martinelli), l’editore (Marco Belpoliti), allargando la querela anche a Donato Ungaro e a Ermanna Montanari (che però non è autrice del testo né ha realizzato la messa in scena dello spettacolo, dunque proprio non c’entra nulla).

L’intento del Coffrini ovviamente è di fermare la rappresentazione di “Saluti da Brescello”. Sostanzialmente l’ex Sindaco vuole impedire che la vicenda che lo vede protagonista sia raccontata e divulgata sul palcoscenico e diventi dominio di una platea qualificata benchè limitata, come quella che calca i teatri. “Qui non si parla di politica” c’era scritto sui muri di alcuni bar una volta (e forse anche adesso). “Qui non si parla di mafia e di me” vorrebbe che fosse scritto nelle bacheche dei teatri ora Ermes Coffrini.

Ma Marco Martinelli non pare affatto di questo avvisvo. “Voglio precisare che in questa vicenda non c’entra Ravenna Teatro, siamo chiamati in causa io come autore del testo, l’editore Belpoliti, Ungaro e Ermanna che però non ha nulla a che fare con questa storia. – dice Martinelli al telefono. Lei è stata tirata in ballo per errore, perchè il Coffrini fa confusione fra ‘Saluti da Brescello’ e ‘Va Pensiero’. Ad ogni modo, noi non abbiamo paura. È evidente che questo signore ci vuole intimidire e con noi vuole intimidire chi è interessato a rappresentare il nostro lavoro. Tant’è che ha mandato il testo della querela a una serie di teatri e organizzatori teatrali per metterli in guardia nei nostri confronti.”

“Noi non abbiamo ancora ricevuto alcuna notifica ufficiale della querela per diffamazione; – aggiunge Martinelli – ci è stata girata da persone di teatro che l’hanno ricevuta direttamente dal legale di Coffrini: il messaggio è chiarissimo, non mettete in scena ‘Saluti da Brescello’ perchè potreste mettervi nei guai. Ma noi siamo del tutto tranquilli. Intanto perchè il testo si basa sulla testimonianza di Donato Ungaro e sugli atti giudiziari che lo hanno riguardato. Donato Ungaro è uscito vincitore in tutti i gradi di giudizio dalla causa intentata contro il Comune e la sentenza che lo riguarda è passata in giudicato. Quindi nulla di inventato. In secondo luogo, benchè ne possa dire il Coffrini, ricordo che l’Amministrazione del Comune di Brescello nel 2016 è stata sciolta per condizionamenti mafiosi. Primo clamoroso caso in Emilia-Romagna. Dunque, non abbiamo paura di continuare a raccontare la realtà e a rappresentare ‘Saluti da Brescello’. Infatti a primavera lo rimetteremo in scena anche a Ravenna e così chi non l’ha ancora visto avrà modo di vederlo.”

“Saluti da Brescello” di Marco Martinelli parla di un’Italia che sta cambiando, di una regione, l’Emilia-Romagna, che si credeva avere tutti gli “anticorpi”, ma che non è risultata immune dalla corruzione. Le statue di Peppone e Don Camillo in un onirico dialogo notturno raccontano la vicenda realmente accaduta a Donato Ungaro, vigile di Brescello, licenziato senza giusta causa per le sue denunce sulle infiltrazioni mafiose nel paese. Questo testo è stato commissionato dal Teatro di Roma a Marco Martinelli per rappresentare l’Emilia-Romagna all’interno del progetto “Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro”, stagione 2017/2018, curato da Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri, che ha debuttato al Teatro Argentina nel settembre 2017.

 

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