Ravenna. Presidio davanti al Palazzo della Provincia contro la demolizione dei capanni

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Questa mattina, venerdì 7 giugno, tanti capannisti si sono riuniti davanti al Palazzo della Provincia a Ravenna per protestare contro l’abbattimento – deciso da tecnici della Regione – di molti capanni nella zona dei Fiumi Uniti. 

Ecco la dichiarazione di Paolo Guerra, presidente di Assoraro, che era alla manifestazione:

I capanni sugli specchi d’acqua, nelle valli e sulle aste dei fiumi non rappresentano solo un valore storico e culturale, ma assumono, oggi più che mai, anche un aspetto sociale. Pur comprendendo le ragioni legate alla sicurezza e all’ambiente, gli amministratori locali e quelli regionali, ritengono davvero di aver adempiuto ai loro doveri, quando in realtà hanno mancato la grande occasione di trovare percorsi legislativi che permettessero di conservare una tradizione e una fruizione dell’ambiente di un tale interesse? Dalla foce del bevano alle piallasse ravennati, ed ora alle aste dei fiumi, negli ultimi 15 anni è ormai uno stillicidio. Si calpesta la passione di quegli uomini che, pur con il passare degli anni , continuano a frequentare queste aree naturali contribuendo ad un controllo, un presidio ed una manutenzione mirata, alla pulizia e alla sistemazione degli argini e delle sponde.

In certe occasioni, anche segnalando episodi di pesca di frodo e di bracconaggio che gli enti preposto faticano a prevenire. E nonostante si siano susseguiti improbabili regolamenti per armonizzare la frequentazione dei capanni, il mancato controllo da parte dell’amministrazione ha creato un compromesso che vede, da un lato il Comune che abilmente strizza l’occhio, e dall’altra parte i capannisti che costituiscono un bacino elettorale, pronti a seguire chiunque allunghi di qualche anno la situazione senza mai risolverla definitivamente. Nella manifestazione a cui ho assistito oggi, e nella quale ho avuto il piacere di salutare tanti capannisti con i quali ho condiviso dei veri scontri nei confronti delle istituzioni, sono stati attenuati quegli elementi che potevano dare una vera sferzata agli amministratori, cambiando il programma che prevedeva di concludersi sotto al Palazzo Comunale.

Decisamente più comodo per gli amministratori locali organizzare un colloquio con una delegazione all’interno del Palazzo della Provincia, anziché vedere sui giornali il popolo dei capannisti che sfilava sotto gli uffici di Palazzo Merlato. Un vero peccato, anche perché arrivare in quel punto avrebbe dato anche una maggiore forza al Comune di Ravenna nei confronti della giunta regionale. Ho visto molte persone di una certa età e pensionati, che hanno grandi difficoltà ad adeguarsi ai complessi regolamenti concessori, edilizi ed ambientali i quali sono evidentemente predisposti per limitare gli insediamenti (e le responsabilità degli uffici competenti), più che per includere i capanni così come vorrebbero la storia, la tradizione e persino la particolare e tipica fruizione di questi ambienti. Successivamente al mio interessamento sul tema dei capanni all’interno delle istituzioni, di fronte al muro di gomma creato dagli amministratori, ho cercato di raccogliere pareri che andassero oltre alle nostre mura e sono entrato in contatto con un euro parlamentare, membro della commissione pesca nella precedente legislatura.

Ritengo che solo in quella sede sia oggi possibile trovare un percorso, uno strumento normativo, un appiglio legislativo che miri a tutelare la storia e le tradizioni, cercando quelle semplificazioni necessarie per sistemare i capanni e per concedere una fruizione consapevole di queste aree. In ambito europeo si potrebbe almeno tentare la presentazione di un piano particolareggiato e quindi la predisposizione di una “call” (chiamata – nda) che inserisca questa particolare fruizione dell’ambiente fra quelle tradizioni dei territori da preservare in quanto estesa a diversi Paesi europei: in Portogallo, in Ungheria, in Francia ed in Romania . Capanni da pesca, reti, specchi d’acqua, bilancioni, tramonti in mezzo ai canneti e alle zone vallive e qualche frittura, sono tradizioni che esistono anche in altri paesi, ma servono politici e rappresentanti di un territorio in grado di lavorare seriamente, perorando quei progetti europei che mirano a tutelare le tradizioni locali dei territori e delle regioni europee, condividendo progetti con gli altri stati dell’Unione.

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