Operazione Ravenna Ticket. Per la Procura l’imprenditore arrestato controllava Novamusa “di fatto”

L’imprenditore arrestato dalla Guardia di Finanza per l’Operazione Ravenna Ticket è Gaetano Mercadante, 58 anni, di Bracciano Romano. Ora si trova nel carcere di Civitavecchia e attende di essere interrogato. La GdF ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Ravenna, per il reato di peculato continuato in concorso con altri tre indagati a piede libero (di Roma e Napoli).

Il provvedimento è stato adottato sulla scorta delle indagini svolte dalle Fiamme Gialle di Ravenna, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, su condotte illecite dei rappresentanti della società di Roma “Novamusa”(fallita a inizio 2019 e riconducibile secondo gli inquirenti allo stesso Mercadante), affidataria della gestione dei servizi di biglietteria e “bookshops” presso il Museo Nazionale di Ravenna nonché presso la Basilica di Sant’Apollinare in Classe ed il Mausoleo di Teodorico, questi ultimi inseriti nella lista dei siti Unesco.

Il contratto di concessione dei servizi prevedeva che la società romana che faceva capo a Mercadante – che svolgeva, attraverso sue consociate, gli stessi servizi anche per numerosi musei e monumenti della Capitale e per i maggiori siti archeologici della Sicilia – versasse all’Ente pubblico un canone fisso annuo di 36,100 euro, un aggio pari al 73,10 % degli introiti derivanti dal servizio di biglietteria e royalties pari all’8,20% sul fatturato conseguito sui servizi di bookshop.

Dalle indagini è emerso invece che la società (nelle sue funzioni di esercente un pubblico servizio perché addetta a riscuotere per conto di un Ente pubblico) non versava tutte le somme dovute, sottraendole così alle casse ministeriali. Questo problema venne alla luce clamorosamente già nell’estate del 2016, quando il Polo Museale dell’Emilia-Romagna interruppe il rapporto in essere con Novamusa proprio con la motivazione che la società romana sarebbe stata inadempiente in campo finanziario.

L’attività investigativa ha consentito di accertare come, dal 2013 al 2017, i tre amministratori unici succedutisi nel tempo e l’amministratore di fatto della società (il Mercadante secondo gli inquirenti) avessero omesso il versamento dei canoni annui per 100mila euro e di entrate destinate all’Erario a titolo di aggio sui servizi di biglietteria e royalties sui servizi di bookshop per ben 462mila euro, distraendo anche somme derivanti dalla gestione dei servizi in concessione, per oltre 112 mila euro, non transitati nemmeno sui conti della società affidataria (ovvero, contanti mai nemmeno versati, n.d.r.).

Così le Fiamme Gialle hanno denunciato – per il reato di peculato continuato – i tre amministratori pro tempore della società e l’amministratore di fatto che, nonostante avesse da tempo formalmente lasciato l’incarico di amministratore unico, continuava a mantenere il controllo della società dall’esterno attraverso altre figure a lui riconducibili.

Alla luce delle prove acquisite, oltre all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il principale indagato e il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie della società e dei 4 indagati per circa 550 mila euro.