Stefano Bezzi preoccupato dopo lettera di Matteo Cagnoni. Forze dell’Ordine lo proteggono a distanza

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Il Resto del Carlino e Corriere Romagna oggi in edicola riportano la cronaca del processo che si sta celebrando a Ravenna per l’aggressione subita da Stefano Bezzi il 12 agosto 2016 a Marina Romea, in Piazza Torino, ad opera di Matteo Cagnoni. Il dermatologo era geloso della relazione fra Bezzi e la moglie Giulia Ballestri, che con Bezzi voleva rifarsi una vita. Perciò in quella occasione il medico affrontò il rivale e lo aggredì. Con pugni secondo l’accusa. Con un paio di ceffoni sostiene la difesa di Cagnoni.

L’episodio fu denunciato da Bezzi dopo il femminicidio di Giulia. E in aula Bezzi ha spiegato perchè denunciò il fatto solo il 27 settembre: prima non voleva interferire con le pratiche di divorzio e, dopo la morte di Giulia, anche lui temeva per la propria incolumità. La vicenda della lettera agli onori delle cronache in questi giorni, ha aumentato l’inquietudine di Stefano Bezzi. Una qualche preoccupazione la nutrono anche gli inquirenti, se è vero che hanno messo nel mirino Stefano Bezzi per proteggerlo da eventuali aggressioni.

La vicenda su cui la Procura di Ravenna ha aperto un fascicolo riguarda la lettera inviata dal carcere da Matteo Cagnoni a un pregiudicato albanese, conosciuto fra le mura dello stesso penitenziario. Nella lettera (intercettata dagli inquirenti prima che arrivasse a destinazione), c’erano 500 euro e allegata una pagina del Resto del Carlino, dove era ritratto Stefano Bezzi, il nuovo compagno di Giulia prima che venisse ammazzata, uomo contro il quale Cagnoni ha riversato spesso parole di odio, e non solo parole come abbiamo visto.

Il PM Angela Scorza indaga per capire se la lettera rappresenti una sorta di piano preordinato e di istigazione a delinquere contro Stefano Bezzi. E vuole capire anche come quella lettera sia potuta uscire dal carcere. Il destinatario Marin Gjeloshi – che sta finendo di scontare una pena di 5 anni per avere causato la morte accidentale di un amico – sostiene che quei 500 euro sarebbero una ricompensa per non meglio precisati favori.

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