GdF Ravenna. In un forno di Ravenna: in sei lavoravano il doppio delle ore e uno in nero

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Nell’ambito dell’azione di contrasto allo sfruttamento della manodopera irregolare, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna hanno eseguito un controllo presso un forno panetteria di Ravenna, individuando all’interno dei locali un lavoratore straniero impiegato totalmente “in nero” e sei addetti i cui effettivi orari di lavoro non rispecchiavano i relativi contratti di assunzione.
Per il lavoratore privo del regolare contratto di assunzione, e per il quale il datore di lavoro ha omesso di presentare la comunicazione preventiva agli enti preposti, è stata avviata la procedura di irrogazione della cosiddetta “maxi-sanzione”, che va da un minimo di 1.800 euro ad un massimo di 10.800 euro.
Per gli altri 6 dipendenti, gli accertamenti hanno consentito di appurare che gli stessi svolgevano orari lavorativi pari almeno al doppio di quanto previsto nei rispettivi contratti di assunzione e di quanto registrato nel Libro Unico del Lavoro.
Al gestore dell’attività è stata quindi contestata anche una sanzione amministrativa che, nel massimo, può giungere a 3.000 euro, cui si aggiunge la diffida alla regolarizzazione del Libro Unico del Lavoro.
Inoltre, per quanto riguarda l’omesso versamento dei contributi dovuti in ragione delle retribuzioni corrisposte in nero, è stata interessata la direzione dell’Inps per l’applicazione delle relative sanzioni.
L’operazione si inquadra nell’ambito dell’intensificazione dell’azione di contrasto al sommerso da lavoro avviata dall’inizio dell’anno dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna, volta ad individuare situazioni di sfruttamento di manodopera irregolare che, oltre a rappresentare una prevaricazione in danno dei lavoratori, costituiscono anche una grave forma di concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole.

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanni lo scettico

    Poi, dopo esservi indignati, continuerete a votare per i partiti che aiutano gli evasori?

  2. Scritto da armando

    L’articolo chiude con belle parole…”grave forma di concorrenza sleale nei confronti di operatori onesti”….allora perche’ non mettere il nome della panetteria, cosi anche noi clienti possiamo collaborare con gli operatori onesti, non facendo piu acquisti in quel posto ???

  3. Scritto da Gattorosso

    Esatto Armando, rendere noto chi trasgredisce, non sempre vale il detto si dice il peccato e non il peccatore. Aggiungo, finché ci sono lavoratori che accettano tali condizioni, di cosa ci si deve lamentare poi?!?!