Femminicidio di Glorie di Bagnacavallo. Elisa soffocata e strangolata nella notte

Che scrivere del nuovo femminicidio avvenuto a Ravenna, in un paese come l’Italia in cui ogni 72 ore una donna viene uccisa, soprattutto da un marito, da un compagno, da un uomo che dice di amarla? Dolorosamente si potrebbe parlare di tragedia annunciata. Anche se nel caso di Glorie di Bagnacavallo, la vittima Elisa Bravi e il carnefice Riccardo Pondi non avevano – almeno così pare dalle cronache dei giornali oggi in edicola – manifestato segni di crisi nella coppia tali da far pensare a un epilogo così tragico. Nessuna lite in pubblico. Nessuna segnalazione. Nessuna denuncia. Le cronache di questa mattina sono piene delle solite frasi fatte, stucchevoli, che continuano ad essere riproposte in questi casi, malgrado la loro palese incongruenza: “una coppia felice”, “una coppia perfetta”, qualcuno arriva addirittura a scrivere di “casa del Mulino Bianco” parlando della semplice abitazione da poco ristrutturata nella campagna ravennate. Emerge però che marito e moglie stavano attraversando un periodo di crisi coniugale e che avevano fatto ricorso a uno specialista per una terapia di coppia, sette incontri in tutto. È lui a confessarlo durante l’interrogatorio. E salta fuori anche il tarlo della gelosia del marito: le controllava il cellulare. Dunque, ecco le prime crepe nell’edificio della costruzione perfetta ma sghemba, cioè che non sta in piedi. Perché se un marito strangola la moglie al termine di una lite, quando due bambine di 3 e 6 anni dormono nella stanza accanto, qualche domanda bisognerà pur farsela. Il quadro dovrà essere – necessariamente – più complesso delle banalità quotidiane che continuiamo a leggere (e a scrivere). Come se la dolorosa vicenda del femminicidio di Giulia Ballestri e del processo che ne é seguito non avessero insegnato nulla. E non invitassero in primo luogo a cercare oltre le apparenze e oltre gli stereotipi di cui siamo prigionieri nella vita quotidiana.

I FATTI

I fatti nella loro crudezza sono noti. Elisa Bravi, 31 anni, impiegata alla Consar di Ravenna, è sposata da 9 anni con Riccardo Pondi, 39 anni, che ha appena vinto un concorso per entrare nei Vigili del Fuoco e sta seguendo un corso apposito a Bologna. Hanno due figlie piccole di 3 e 6 anni. Da poco si sono trasferiti nella casa ristrutturata di Glorie di Bagnacavallo, in campagna. Non hanno, pare, frequentazioni con i vicini, che in campagna non sono poi così vicini. Apparentemente, da fuori, è una coppia come tante. Cosa succeda fra le mura domestiche, invece, non si sa. Alle Forze dell’Ordine o alle Associazioni che aiutano le donne in difficoltà non sono mai giunte segnalazioni da Elisa Bravi. Da alcuni mesi comunque fra i due c’è crisi, decidono di andare dal terapista per cercare di ritrovare la serenità di coppia perduta. Se marito e moglie fanno un percorso del genere, la crisi deve essere seria, non di poco conto. Lui ha anche cominciato a controllarle il cellulare, trapela dalle cronache dei giornali: dunque, probabilmente c’è di mezzo la gelosia. Lo scenario perciò si complica. Perchè il controllo – o la perdita del controllo – dell’uomo sulla donna è una delle cause principali che scatena la violenza maschile contro le donne.

Nel cuore della notte fra mercoledì 18 e giovedì 19 dicembre, subito dopo la mezzanotte i due litigano una prima volta – racconta l’uomo agli inquirenti – poi lui scende, va a controllare se la porta di casa è chiusa e verifica che le bimbe dormano. Torna in camera da letto e la lite ricomincia. Stavolta lui le mette le mani al collo e la soffoca. Lei si difende. Lo graffia. Lo colpisce con qualcosa e lui perde sangue da una ferita alla fronte. Lui continua a soffocarla. La strangola. Poi molla la presa e quando si accorge che Elisa non respira più cerca di rianimarla. Troppo tardi. Poi chiama i soccorsi. Questo è il racconto che fa Riccardo Pondi agli inquirenti e riportato da Il Resto del Carlino e Corriere Romagna. Conosciamo solo la sua versione, naturalmente. La moglie è già morta. Le bambine dormono e pare non comprendano cosa sta accadendo in quei momenti nella stanza dei genitori.

I sanitari intervengono prontamente e le cronache parlano di ben 29 tentativi di rianimazione prima di stilare il referto di morte. Riccardo Pondi viene subito fermato. Interrogato per diverse ore in caserma, a Lugo, assistito dall’avvocato Francesco Manetti, confessa. Viene arrestato. L’uomo dovrà ora rispondere di omicidio volontario aggravato. Le cronache lo descrivono pentito, con le lacrime agli occhi. Ma non è lui la vittima. E poche ore prima, quegli occhi dovevano essere iniettati di odio quando ha strangolato sua moglie. Certo non d’amore.

Per le indagini sull’omicidio procedono i carabinieri mentre, oltre al Pm, sul luogo del femminicidio ha effettuato un sopralluogo anche il Procuratore capo della Repubblica di Ravenna Alessandro Mancini. Sul corpo di Elisa sarà fatta l’autopsia, poi sarà possibile darle sepoltura.

Le due bambine per ora sono state affidate ai nonni materni.

IL CORDOGLIO DEL COMUNE DI RAVENNA

L’amministrazione comunale di Ravenna ha espresso profondo cordoglio per la morte della ravennate Elisa Bravi e la propria vicinanza alle due figlie della vittima dell’ennesimo femminicidio. Nella nota diffusa dal comune si legge quanto segue: “Un momento così drammatico deve una volta di più far capire quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sul tema della violenza contro le donne, rilanciando l’appello a tutte coloro che ne sono vittime a rivolgersi ai centri antiviolenza (1.522 il numero unico nazionale che si può contattare ventiquattr’ore su ventiquattro). Proprio per dare parità di servizi a tutte le donne vittime di violenza della provincia di Ravenna, a discapito del comune di residenza, è in essere un protocollo d’intesa, grazie al quale ogni donna possa sentirsi accolta e protetta in ogni centro antiviolenza, tra il Comune di Ravenna, l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, l’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, i Comuni di Cervia e Russi, l’Ausl della Romagna e le associazioni Linea Rosa (per Ravenna, Cervia e Russi), Demetra (per la Bassa Romagna) e Sos donna (per l’Unione Faentina) insieme all’associazione Donne in aiuto”.

LE ASSOCIAZIONI: DONNE, RIVOLGETEVI AI CENTRI ANTIVIOLENZA

A fare eco alle parole dell’amministrazione comunale di Ravenna, l’associazione Demetra donne in aiuto, che apre così la propria nota stampa (sottoscritta da Linea Rosa, SoS Donna, Udi – Unione donne italiane Massalombarda e Ravenna, Casa delle donne di Ravenna, Cif, Artemide, Incontra donne e Caffè delle ragazze) che riportiamo integralmente: “Non risulta che Elisa si fosse rivolta a nessun Centro antiviolenza e  i giornali parlano di “momento difficile della coppia”. Un altro  femminicidio sarebbe stato commesso da un uomo nel territorio della Bassa Romagna, confermando il dato nazionale di una donna uccisa ogni 72 ore.  I quotidiani già titolano che Elisa sia stata assassinata “durante una lite” con una narrazione che non approfondisce e non chiarisce  il contesto in cui avviene il  femminicidio. Un crimine che viene alimentato da una sottocultura misogina e violenta che resiste duramente e che  pone le donne in una posizione di subalternità rispetto agli uomini, oggetti da controllare e di cui poter disporre e da distruggere se si sottraggono al dominio maschile. I Centri antiviolenza sono sempre a fianco delle donne per sostenerle, accoglierle, ospitarle e accompagnarle nei difficili percorsi di uscita dalla violenza e da anni operano per cambiare la  sottocultura che è all’origine del femminicidio. Un cambiamento che deve necessariamente coinvolgere gli uomini per contrastare  una sottocultura machista e patriarcale che li legittima a negare i diritti, la libertà e la  vita alle donne.  Per questo  l’impegno politico contro il femminicidio deve restare una priorità  a livello politico locale e nazionale in sinergia con i Centri antiviolenza”.

 

Commenti

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  1. Scritto da franca

    ALLE 17,30 APPUNTAMENTO PRESSO LA SEDE UDI DI MASSA LOMBARDA PER RICORDARE ELISA UCCISA DAL MARITO. RICORDIAMOCI CHE NESSUNA è INDENNE..

  2. Scritto da Ale76

    Che cosa si intende quando si afferma che “….nessuna è indenne…”??
    Spero di aver male interpretato la frase (ed in tal caso chiederei scusa) ma sembra quasi voler affermare che ogni donna è a rischio….
    Ad una affermazione così però io da uomo normale non ci sto…perche non è che siamo tutti potenziali bruti, violenti o peggio assassini in quanto uomini….
    Sottointendere questo sarebbe gravissimo ed assurdo

  3. Scritto da Marco O.

    “Nessuna è indenne” è un sicuro errore lessicale, dettato dall’emotività del momento. Voleva probabilmente dire che “nessuna deve sentirsi al sicuro”, che ognuna deve sentirsi potenzialmente in pericolo di violenza da parte dell’uomo con cui ha scelto di dividere la vita. E’ un concetto gravissimo che orienta le donne ad un conflitto di genere con gli uomini che è uno dei fattori (fortunatamente meno diffuso) generatori di violenza tanto quanto l’educazione machista e misogina che ha prodotto buona parte degli orrendi delitti su cui oggi piangiamo.

  4. Scritto da annarosa zanotti

    Povera ragazza brava buona voglia di vivere x le sue figlie piccole. Una buona madre di famiglia brava sul lavoro detto dai suoi colleghi che collaboravano con lei. Quanto dolore per i suoi genitori e per le figlie cosi’ piccole, cosa potranno raccontare i nonni quando chiederanno della madre. Lui dovrebbe stare in carcere a vita.