Sit in davanti all’Amministrazione Penitenziaria di Bologna per il trasferimento di Cagnoni da Ravenna

Un sit in a Bologna per ribadire pubblicamente la richiesta di trasferimento di Matteo Cagnoni dalla casa circondariale di Ravenna, dove è attualmente detenuto, ad un carcere adeguato alla pena che deve scontare, l’ergastolo. Udi Ravenna, Associazione Dalla Parte dei Minori, Linea Rosa e Casa delle Donne di Ravenna l’hanno messo in programma per lunedì 17 febbraio dalle 11 alle 12 a Bologna davanti al Dap, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria  in viale Vicini 20.

Chiunque voglia sostenere la mobilitazione partecipando è invitato a contattare Udi udiravenna@gmail.com tel 0544 461934 o Linea Rosa linearosa@racine.ra.it tel 0544 216316.

La richiesta è già stata ribadita dalle associazioni in due occasioni, il 29 novembre 2018 e il 22 luglio 2019: “abbiamo richiesto senza ottenere alcuna risposta di essere ricevute per poter esporre le nostre motivate ragioni e conoscere quelle che hanno permesso l’adozione di una misura che riteniamo ingiustificata – spiegano in una nota -: il trasferimento dal carcere della Dozza di Bologna a quello di Ravenna, di Matteo Cagnoni, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri”.

Dal 29 novembre scorso si è svolto ogni venerdì, davanti al carcere ravennate, un presidio organizzato da Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei minori e Casa delle donne di Ravenna, per sollecitare una risposta del DAP competente all’interpello promosso il 29 novembre 2018 dalle Avvocate delle tre Associazioni parti civili nel processo penale che, censurandone la legittimità sotto più profili, domandavano chiarimenti.

“Abbiamo anche chiesto a Deputate e Senatrici di fare proprie le nostre ragioni – aggiungono -, attraverso interrogazioni parlamentari o altre azioni politiche che ritenessero opportune su questa sconcertante vicenda; in particolare ci siamo rivolte alla Presidente della Commissione d’inchiesta sul Femminicidio del Senato affinché intervenga sulla decisione dell’Amministrazione Penitenziaria – denunciando il carattere discriminatorio e di soggettivo privilegio del trasferimento. Ci siamo mobilitate sia tramite l’interpello delle Avvocate delle tre associazioni parti civili, sia con la promozione di una raccolta di firme sottoscritta da oltre 62.000 persone, sia con una fiaccolata silenziosa per le vie della città, conclusasi davanti alla Casa Circondariale di Ravenna”.

“Ringraziamo le cittadine e i cittadini che ci hanno sostenuto in questi mesi – continuano – e ci sostengono in questa nostra mobilitazione che ha come unico scopo di affermare – come abbiamo sempre dichiarato: “Nè privilegi Nè disparità. Ancora per Giulia. Per una giustizia Uguale per tutti e tutte. Per tutte le donne vittime di femminicidio”. In attesa di essere ascoltate e ricevere risposte non vogliamo rimanere ferme. Se quanto abbiamo fatto finora non è bastato, faremo di più”.