Grande piano di investimenti pubblici per rilanciare l’economia: la ricetta del sindaco di Lugo, Davide Ranalli per il post epidemia

A quasi un mese e mezzo dai primi provvedimenti anti contagio da Covid-19, siamo ancora nell’occhio del ciclone, anche se i primi segnali di rallentamento dell’epidemia cominciano ad esserci. La strada sarà ancora lunga, il messaggio resta quello di non indietreggiare sull’applicazione delle misure di distanziamento sociale, ma comincia a sentirsi il bisogno di pensare al “dopo”, perché la crisi sanitaria è anche economica e i danni sono devastanti.

Dell’argomento abbiamo parlato con il sindaco di Lugo, Davide Ranalli.

Sindaco, qual è il punto sulla gestione dell’emergenza in città?

La situazione è questa: Lugo conta ad oggi 41 contagi (il dato è aggiornato all’ultimo bollettino regionale disponibile, quello di ieri, mercoledì 1 aprile, n.d.r.) e la stragrande maggioranza si trovano attualmente a domicilio, quindi con lievi sintomi, che è un elemento sicuramente positivo, pur nella gravità della situazione. Si tratta di casi che hanno quasi tutti una correlazione tra loro, dal punto di vista epidemiologico e questo facilita l’indagine e il contenimento del virus. La situazione quindi, grazie soprattutto al lavoro che l’Ausl sta facendo è abbastanza contenuta.

E su quella del Covid Hospital?

Attualmente abbiamo 64 ricoverati nel reparto di osservazione dei contagiati, 7 persone in rianimazione e 7 nella parte semi intensiva (i numeri fanno riferimento alla giornata di ieri, mercoledì 1 aprile, quando è stata realizzata l’intervista, ma si discostano di poco o nulla rispetto al dato odierno, in quanto a Lugo è stato segnalato solo un caso in più di positività, n.d.r.). C’è ancora potenziale di letti, soprattutto per la parte della degenza. La disponibilità attuale di letti è di 108 per i casi meno gravi e 10 per la terapia intensiva. Siamo in costante contatto con l’Ausl per tenere monitorata la situazione, la preoccupazione principale, oltre che per la salute dei pazienti, è per la sicurezza degli operatori, perché sappiamo esserci difficoltà a reperire i presìdi di sicurezza. Mettere in sicurezza gli operatori è una strategia fondamentale per il contenimento dell’epidemia.

La ristrutturazione dell’ospedale Umberto I è stata fatta nel giro di breve, grazie ad un lavoro riorganizzativo pesante, che all’inizio ha destato anche forti discussioni. Poi si è compreso quanto Lugo potesse supportare la Regione e l’Ausl in questa sfida e ora la cittadinanza ha compreso e si sta muovendo anche con donazioni importanti. A breve dovrebbero essere effettuati anche i tamponi al personale sanitario, sono in contatto con i vertici di Regione e Ausl su questo punto.

Sulle restrizioni alla mobilità, come hanno reagito i lughesi?

All’inizio c’è stata una certa sottovalutazione della questione, tanta gente se ne andava in giro anche senza necessità stringenti. Ma quando sono state imposte le misure più rigide, la popolazione ha capito e si è adeguata. Non è semplice per un sindaco arrivare fino a vietare l’ingresso nei parchi o nei cimiteri, ma era necessario. I controlli ci confortano, qualche “furbo” c’è, ma si tratta di una minoranza.

Sul lato economico: quanto è stato colpito il tessuto imprenditoriale lughese, quali i settori più piegati dalla crisi e come ci si sta organizzando per le future riaperture?

I settori maggiormente colpiti sono quello agricolo, del commercio e l’industria manifatturiera, quindi la quasi totalità dell’economia del nostro territorio. Per altro, l’agricoltura è stata recentemente colpita anche dal clima, con due gelate che hanno spazzato via buona parte della produzione. Su questo fronte stiamo lavorando di concerto con la Regione.

È necessario studiare una strategia articolata che va strutturata già dalle prossime settimane. Stiamo ragionando con le associazioni di categoria, soprattutto per rimandare il pagamento degli affitti dei commercianti che hanno attività nei locali comunali, come al Pavaglione per esempio. Più in generale, per sostenere il settore manifatturiero e dell’artigianato, quello che sto pensando di fare io come amministrazione comunale, è di dare avvio ad un grande piano di investimenti pubblici, che comprenda ristrutturazioni e riqualificazioni di palazzi e infrastrutture. Se non ci muoviamo in questo senso, quando si supererà l’emergenza sanitaria, rischiamo di ritrovarci con un Paese fragile, non solo economicamente ma anche sul fronte della tenuta sociale.

È il momento di dare avvio ai tanti interventi che abbiamo da tempo nel piano degli investimenti, ma che sono stati frenati dalla capacità di reperire risorse. Ora credo dovremo realizzarli, senza paura di creare anche debito, altrimenti le aziende collassano.

Negli ultimi 5 anni abbiamo chiuso il bilancio del Comune riducendo il debito pubblico di quasi il 50%. Quello che è stato un atteggiamento saggio e prudente negli anni passati, oggi metterebbe le aziende del territorio in ginocchio. Dobbiamo rilanciare l’economia con un grande piano di interventi pubblici e sburocratizzare al massimo i procedimenti per velocizzarli.

Gli imprenditori sono preoccupati, ci dicono di star loro vicini: sono preoccupati per se stessi certo, ma anche per le famiglie dei loro dipendenti. C’è un bel senso di solidarietà e di comunità. Noi abbiamo il dovere di fare in modo che da questa fase si riesca ad uscire e che lo Stato e il settore pubblico siano protagonisti del rilancio dell’economia.